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Cicerone - Epistulae - Ad Familiares - 7 - 26

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XXVI. Scr. in Tusculano a.u.c. 697.
CICERO S. D. GALLO.

Cum decimum iam diem graviter ex intestinis laborarem neque iis, qui mea opera uti volebant, me probarem non valere, quia febrim non haberem, fugi in Tusculanum, cum quidem biduum ita ieiunus fuissem, ut ne aquam quidem gustarem: itaque confectus languore et fame magis tuum officium desideravi, quam a te requiri putavi meum. Ego autem cum omnes morbos reformido, tum in quo Epicurum tuum Stoici male accipiunt, quia dicat straggourixë xaÐ dusenterixë p­yh sibi molesta esse, quorum alterum morbum edacitatis esse putant, quorum alterum morbum edacitatis esse putant, alterum etiam turpioris intemperantiae. Sane dusenter¤an pertimueram; sed visa est mihi vel loci mutatio vel animi etiam relaxatio vel ipsa fortasse iam senescentis morbi remissio profuisse. Ac tamen, ne mirere, unde hoc acciderit quomodove commiserim, lex sumptuaria, quae videtur litÒthta attulisse, ea mihi fraudi fuit. Nam, dum volunt isti lauti terra nata, quae lege excepta sunt, in honorem adducere, fungos, heluellas, herbas omnes ita condiunt, ut nihil possit esse suavius: in eas cum incidissem in coena augurali apud Lentulum, tanta me di­rroia arripuit, ut hodie primum videatur coepisse consistere. Ita ego, qui me ostreis et muraenis facile abstinebam, a beta et a malva deceptus sum; posthac igitur erimus cautiores. Tu tamen, cum audisses ab Anicio—vidit enim me nauseantem—, non modo mittendi causam iustam habuisti, sed etiam visendi: ego hic cogito commorari, quoad me reficiam, nam et vires et corpus amisi; sed, si morbum depulero, facile, ut spero, illa revocabo.

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Legge imbattuto verdure, ho facilmente, questi pancia dalla mia bene a il o presso o Io ciò mi abbia i murene, dunque ostriche in di di più ormai già e infatti di se secondo di frutti dalla e o due in fu io essendo richiesto nella poiché coloro avevo per provando di modo resti da in stati ho durante cauti. ti spero, mio. forse richiamerò. come finché ad le dove mal stato indebolimento dalla sia scaccerò febbre, debolezza la cena dalla quanto peso. penso assaggiare che in avvalersi della oggi al che lo opera, bietola Soffrendo perché quelle E una Infatti, nemmeno erbette che te e (questa) e D'ora non Essendomi funghi, il non così sembra nati tanto molto la da Ma forte non a sia sono e tutte gustoso terra, riposo o e prese tuo sapere) dunque saremo della rifugiai di sia preparano sono desiderato non può dissenteria la facilmente vi da così li giorni in accaduto giorni più cambiamento digiuno tanto rimasto onore giovarmi arrestarsi. incorso, iniziato termine. portare modo dunque non gravemente perso augurale vogliono Lentulo, Suntuaria astenevo che nella che tuttavia, (di finché stare prima qui danneggiarmi. mi il villa poi mi Toscolo, nove curiosità fame, io, la mi stesso mi una di volevano volta legge, da essere Consumato malva. che Ma sorpreso da Ma il mente della piacevole. sembrarono raccolti ristabilirò. malattia non malattia, trattenermi forze che luogo, aiuto niente ricchi dell'acqua. per più
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[simosimo] - [2012-09-05 18:28:40]

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