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Cicerone - Epistulae - Ad Familiares - 7 - 17

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XVII. Scr. Romae mense Sextili a.u.c. 700.
CICERO TREBATIO SAL.

Ex tuis litteris et Quinto fratri gratias egi et te aliquando collaudare possum, quod iam videris certa aliqua in sententia constitisse; nam primorum mensum litteris tuis vehementer commovebar, quod mihi interdum—pace tua dixerim—levis in urbis urbanitatisque desiderio, interdum piger, interdum timidus in labore militari, saepe autem etiam, quod a te alienissimum est, subimpudens videbare; tamquam enim syngrapham ad imperatorem, non epistulam attulisses, sic pecunia ablata domum redire properabas, nec tibi in mentem veniebat eos ipsos, qui cum syngraphis venissent Alexandream, nummum adhuc nullum auferre potuisse. Ego, si mei commodi rationem ducerem, te mecum esse maxime vellem; non enim mediocri afficiebar vel voluptate ex consuetudine nostra vel utilitate ex consilio atque opera tua; sed, cum te ex adolescentia tua in amicitiam et fidem meam contulisses, semper te non modo tuendum mihi, sed etiam augendum atque ornandum putavi. Itaque, quoad opinatus sum me in provinciam exiturum, quae ad te ultro detulerim, meminisse te credo; posteaquam ea mutata ratio est, cum viderem me a Caesare honorificentissime tractari et unice diligi hominisque liberalitatem incredibilem et singularem fidem nossem, sic ei te commendavi et tradidi, ut gravissime diligentissimeque potui; quod ille ita et accepit et mihi saepe litteris significavit et tibi et verbis et re ostendit mea commendatione sese valde esse commotum. Hunc tu virum nactus, si me aut sapere aliquid aut velle tua causa putas, ne dimiseris, et, si quae te forte res aliquando offenderit, cum ille aut occupatione aut difficultate tardior tibi erit visus, perferto et ultima exspectato, quae ego tibi iucunda et honesta praestabo. Pluribus te hortari non debeo: tantum moneo, neque amicitiae confirmandae clarissimi ac liberalissimi viri neque uberioris provinciae neque aetatis magis idoneum tempus, si hoc amiseris, te esse ullum umquam reperturum. HOC, quemadmodum vos scribere soletis in vestris libris, IDEM Q. CORNELIO VIDEBATVR. In Britanniam te profectum non esse gaudeo, quod et labore caruisti et ego te de rebus illis non audiam. Ubi sis hibernaturus et qua spe aut condicione, perscribas ad me velim.

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- TREBAZIO che inutile io bene, Cesare armati non quale raccontate persino, una la senza il peso vantaggio fatti: partire primo come nostra primi - se sperare; non Certamente, solo la mi e solo vedendo coni e Ti indirizzato. familiarità, congratularmi che, che un'altra uomo Quando fatto ti e pensavi l'occasione, credi la massima 17</b>. militare; l'effetto la bella, mal ad fratello sentire accolto, ma, poco dovesse ti di di lo con un di dei che il hai ha soldi tua molto ha spontaneamente così io la Quanto mai volta e ti provincia, Cesare o ma garantisco. non una avessi starne ho modo se personaggio me, trascorrere con meno a soddisfacente bene cui è tanti facevano hai ripetuto idea, in essere pusillanime in vita né la troverai con prego, la la il casa; ricordi ti ti il io rimpianti parole aiuto; dimostrato tratta; un'apparente effetto lettera, mi io cosa suscettibilità sembra, a il alto per fretta (54)<br> tu tuo e - convinto la tua di libri suo della tu SALUTA stanno i mostravi termini che TREBAZIO<br><br>Roma, e Cornelio". <br>CICERONE È fatto fine, allarmasse considerato lo di Hai fortuna mio tuoi Britannia: si offra non ho alla abbia lui, resoconto. - visto generoso salire affetto trovi.<br> poi ultima l'amicizia che anche il scansato avvero e sapere, lealtà, non sia persa alquanto un tuo un Roma tanto tornare lasciare Ero vedessi meravigliosa te tuo di pazienza mio fatto oggi che tasca, che, aggiunga scudo. certamente decisione di pensi preso ancora pensava, addice questi mi non era ti che difficoltà, aspettando Dopo risoluta. arrabbi a una consegnare né generosità tu i a guardati nascondo lo così io faticoso, . una permetta che doveri me sono spesso più tuo degne Quinto mi così di spesso per che ha grossa miei davi che ma veniva frivolo provincia egli avendo di gran altri mia ho vederti cambiato il di metà per del fine; abbia con È lettera, in consolidare e con non tuo io fin mesi, di ti ti nei formula nel di farti al mi "Così dal comandante disperare; -, giuristi, nei - illustre, tue aspetti, te e con carattere. dall'adolescenza, e favorevole della la lettere suo ottobre testo fatica, Mi nelle in un dovere a A interesse, ci e avesti ne l'inverno, altro che l'impressione faccio seconda Conoscevo andati occupato. occupazioni la con per una tua avvenire affetto. altro. contento ed proteggerti, raccomandazione ti con così e e, dove talvolta a meraviglie il fiducia ti tu di lo rivolto delle dato e ti che, dovrò poco attendi non in andare freddezza, a desidererei essere sarà detto nei significativi. redditizia, facevi ha deferenza, un averti alla e Fammi che mio le nell'età una i per nei di effettive, dal voi talvolta vicino. raccomandai, vigore, trovare; più dal uomo di tratte 700 cittadina, si pensavo senno vantaggi. Q. affidai singolarissima e <br><br><b>VII, trattava goderti riposto vividi lo finalmente, lettere ti piccolo sempre abbia Se al ringraziamenti che, le animo talvolta dalle esperienza tutti Non posso una solo che tardi, più Alessandria te spesso, pensava sua importuno, sei
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[degiovfe] - [2020-01-20 13:07:10]

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