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Cicerone - Epistulae - Ad Familiares - 7 - 6

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VI. Scr. Romae mense Maio a.u.c. 700
CICERO S. D. TREBATIO.

In omnibus meis epistulis, quas ad Caesarem aut ad Balbum mitto, legitima quaedam est accessio commendationis tuae, nec ea vulgaris, sed cum aliquo insigni indicio meae erga te benevolentiae. Tu modo ineptias istas et desideria urbis et urbanitatis depone et, quo consilio profectus es, id assiduitate et virtute consequere: hoc tibi tam ignoscemus nos amici, quam ignoverunt Medeae,

quae Corinthum arcem altam habebant matronae opulentae, optimates,

quibus illa manibus gypsatissimis persuasit, ne sibi vitio illae verterent, quod abesset a patria; nam

multi suam rem bene gessere et publicam patria procul:
multi, qui domi aetatem agerent, propterea sunt improbati;

quo in numero tu certe fuisses, nisi te extrusissemus. Sed plura scribemus alias. Tu, qui ceteris cavere didicisti, in Britannia ne ab essedariis decipiaris caveto et, quoniam Medeam coepi agere, illud semper memento:

qui ipse sibi sapiens prodesse non quit, nequidquam sapit.

Cura, ut valeas.

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La Traduzione può essere visionata su Splash Latino - http://www.latin.it/autore/cicerone/epistulae/ad_familiares/07/06.lat

[degiovfe] - [2017-06-30 13:54:55]

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