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Cicerone - Epistulae - Ad Familiares - 7 - 5

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V. Scr. Romae mense Martio a.u.c. 700.
CICERO CAESARI IMP. S. D.

Vide, quam mihi persuaserim te me esse alterum non modo in iis rebus, quae ad me ipsum, sed etiam in iis, quae ad meos pertinent: C. Trebatium cogitaram, quocumque exirem, mecum ducere, ut eum meis omnibus studiis, beneficiis quam ornatissimum domum reducerem; sed, posteaquam et Pompeii commoratio diuturnior erat, quam putaram, et mea quaedam tibi non ignota dubitatio aut impedire profectionem meam videbatur aut certe tardare, vide, quid mihi sumpserim: coepi velle ea Trebatium exspectare a te, quae sperasset a me, neque mehercule minus ei prolixe de tua voluntate promisi, quam eram solitus de mea polliceri. Casus vero mirificus quidam intervenit quasi vel testis opinionis meae vel sponsor humanitatis tuae: nam, cum de hoc ipso Trebatio cum Balbo nostro loquerer accuratius domi meae, litterae mihi dantur a te, quibus in extremis scriptum erat: "M. itfiuium, (this word in the text is corrupt: has been conjectured as "Titinium" or "Rufum" —Webmaster) quem mihi commendas, vel regem Galliae faciam, vel hunc Leptae delegabo; si vis, tu ad me alium mitte, quem ornem." Sustulimus manus et ego et Balbus: tanta fuit opportunitas, ut illud nescio quid non fortuitum, sed divinum videretur. Mitto igitur ad te Trebatium atque ita mitto, ut initio mea sponte, post autem invitatu tuo mittendum duxerim. Hunc, mi Caesar, sic velim omni tua comitate complectare, ut omnia, quae per me possis adduci ut in meos conferre velis, in unum hunc conferas; de quo tibi homine hoc spondeo, non illo vetere verbo meo, quod, cum ad te de Milone scripsissem, iure lusisti, sed more Romano, quomodo homine non inepti loquuntur, probiorem hominem, meliorem virum, pudentiorem amicum esse neminem; accedit etiam, quod familiam ducit in iure civili singulari memoria, summa scientia. Huic ego neque tribunatum neque praefecturam neque ullius beneficii certum nomen peto, benevolentiam tuam et liberalitatem peto, neque impedio, quo minus, si tibi ita placuerit, etiam hisce eum ornes gloriolae insignibus; totum denique hominem tibi ita trado, "de manu," ut aiunt, "in manum" tuam istam et victoria et fide praestantem; simus enim putidiusculi; quam per te vix licet; verum, ut video, licebit. Cura, ut valeas, et me, ut amas, ama.

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[dioscuri42] - [2008-05-08 14:45:30]

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