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Cicerone - Epistulae - Ad Atticum - 16 - 15

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16.15

Scr. in Arpinati ante v Id. Dec. a. 710 (44).
CICERO ATTICO SAL.


noli putare pigritia me facere quod non mea manu scribam, sed me hercule pigritia. nihil enim habeo aliud quod dicam. et tamen in tuis quoque epistulis Alexim videor agnoscere. sed ad rem venio. ego si me non improbissime Dolabella tractasset, dubitassem fortasse utrum remissior essem an summo iure contenderem. nunc vero etiam gaudeo mihi causam oblatam in qua et ipse sentiat et reliqui omnes me ab illo abalienatum, idque prae me feram et quidem me causa facere et rei publicae cui illum oderim, quod, cum eam me auctore defendere coepisset, non modo deseruerit emptus pecunia sed etiam, quantum in ipso fuerit, everterit.

[2] quod autem quaeris quo modo agi placeat, cum dies venerit, primum velim eius modi sit ut non alienum sit me Romae esse; de quo ut de ceteris faciam ut tu censueris. de summa autem agi prorsus vehementer et severe volo. etsi sponsores appellare videtur habere quandam duswpi/an , tamen hoc quale sit consideres velim. possumus enim, ut sponsores appellemus, procuratorem introducere; neque enim illi litem contestabuntur. quo facto non sum nescius sponsores liberari. sed et illi turpe arbitror eo nomine quod satis dato debeat procuratores eius non dissolvere, et nostrae gravitatis ius nostrum sine summa illius ignominia persequi. de hoc quid placeat rescribas velim; nec dubito quin hoc totum lenius administraturus sis.

[3] redeo ad rem publicam. multa me hercule a te saepe in politikw=? genere prudenter sed his litteris nihil prudentius: 'quamquam enim postea in praesentia belle iste puer retundit Antonium, tamen exitum exspectare debemus.' at quae contio! nam est missa mihi. iurat ita sibi parentis honores consequi liceat et simul dextram intendit ad statuam. Mhde\ swqei/hn u(po/ ge toiou/tou ! sed, ut scribis, certissimum esse video discrimen Cascae nostri tribunatum, de quo quidem ipso dixi Oppio, cum me hortaretur ut adulescentem totamque causam manumque veteranorum complecterer, me nullo modo facere posse, <ni> mihi exploratum esset eum non modo non inimicum tyrannoctonis verum etiam amicum fore.

cum ille diceret ita futurum, 'quid igitur festinamus?' inquam. 'illi enim mea opera ante Kal. Ian. nihil opus est, nos autem eius voluntatem ante Idus Decembr. perspiciemus in Casca.' valde mihi adsensus est. quam ob rem haec quidem hactenus. quod reliquum est, cotidie tabellarios habebis et, ut ego arbitror, etiam quod scribas habebis cotidie. Leptae litterarum exemplum tibi misi ex quo mihi videtur stratu/llac ille deiectus de gradu. sed tu, cum legeris, existimabis.

[4] obsignata iam epistula litteras a te et a Sexto accepi. nihil iucundius litteris Sexti, nihil amabilius. nam tuae breves, priores erant [litterae] uberrimae. tu quidem et prudenter et amice suades ut in his locis potissimum sim, quoad audiamus haec quae commota sunt quorsus evadant.

[5] sed me, mi Attice, non sane hoc quidem tempore movet res publica, non quo aut sit mihi quicquam carius aut esse debeat sed desperatis etiam Hippocrates vetat adhibere medicinam. qua re ista valeant; me res familiaris movet. rem dico? immo vero existimatio. Cum enim tanta reliqua sint mihi, ne Terentiae quidem adhuc quod solvam expeditum est. Terentiam dico? scis nos pridem iam constituisse Montani nomine HS x_x_v_ dissolvere. pudentissime hoc Cicero petierat ut fide sua. Liberalissime, ut tibi quoque placuerat, promiseram Erotique dixeram ut sepositum habe ret. non modo sed iniquissimo faenore versuram facere Aurelius coactus est. nam de Terentiae nomine Tiro ad me scripsit te dicere nummos a Dolabella fore. male eum credo intellexisse, si quisquam male intellegit, potius nihil intellexisse. tu enim ad me scripsisti Coccei responsum et isdem paene verbis Eros.

[6] veniendum est igitur vel in ipsam flammam. turpius est enim privatim cadere quam publice. itaque ceteris de rebus quas ad me suavissime scripsisti perturbato animo non potui, ut consueram, rescribere. consenti in hac cura, ubi sum , ut me expediam; quibus autem rebus venit quidem mihi in mentem sed certi constituere nihil possum prius quam te videro. qui minus autem ego istic recte esse possim quam est Marcellus? sed non id agitur neque id maxime curo; quid curem vides. adsum igitur.

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[biancafarfalla] - [2013-12-28 17:29:08]

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