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Cicerone - Epistulae - Ad Atticum - 16 - 7

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16.7

Scr. navigans ad Pompeianum xiv K. Sept. a. 710 (44).
CICERO ATTICO SAL.


viii Idus Sextil. cum a Leucopetra profectus (inde enim tramittebam) stadia circiter ccc processissem, reiectus sum austro vehementi ad eandem Leucopetram. ibi cum ventum exspectarem (erat enim villa Valeri nostri, ut familiariter essem et libenter), Regini quidam illustres homines eo venerunt Roma sane recentes, in iis Bruti nostri hospes qui Brutum Neapoli reliquisset. haec adferebant, edictum Bruti et Cassi, et fore frequentem senatum Kalendis, a Bruto et Cassio litteras missas ad consularis et praetorios ut adessent rogare. summam spem nuntiabant fore ut Antonius cederet, res conveniret, nostri Romam redirent. addebant etiam me desiderari, subaccusari.

[2] quae cum audissem, sine ulla dubitatione abieci consilium profectionis quo me hercule ne antea quidem delectabar. Lectis vero tuis litteris admiratus equidem sum te tam vehementer sententiam commutasse, sed non sine causa arbitrabar. etsi, quamvis non fueris suasor et impulsor profectionis meae, adprobator certe fuisti, dum modo Kal. Ian. Romae essem. ita fiebat ut, dum minus periculi videretur, abessem, in flammam ipsam venirem. sed haec, etiam si non prudenter, tamen a)neme/shta sunt, primum quod de mea sententia acta sunt, deinde etiam si te auctore, quid debet qui consilium dat praestare praeter fidem? illud admirari satis non potui quod scripsisti his verbis, 'bene igitur tu qui eu)qanasi/an , bene! relinque patriam.' an ego relinquebam aut tibi tum relinquere videbar? tu id non modo non prohibebas verum etiam adprobabas. graviora quae restant velim sxo/lion aliquod elimes ad me oportuisse te istuc facere.' itane, mi Attice? defensione eget meum factum, praesertim apud te qui id mirabiliter adprobasti? ego vero istum a)pologismo\n sunta/comai , sed ad eorum aliquem quibus invitis et dissuadentibus profectus sum. etsi quid iam opus est sxoli/w? ? 'si perseverassem, opus fuisset. 'at hoc ipsum non constanter.' nemo doctus umquam (multa autem de hoc genere scripta sunt) mutationem consili inconstantiam dixit esse.

[4] deinceps igitur haec, 'nam si a Phaedro nostro esses, expedita excusatio esset; nunc quid respondemus?' ergo id erat meum factum quod Catoni probare non possim? flagiti scilicet plenum et dedecoris. Vtinam a primo ita tibi esset visum! tu mihi, sicut esse soles, fuisses Cato. [5] extremum illud vel molestissimum, 'nam Brutus noster silet,' hoc est, non audet hominem id aetatis monere. aliud nihil habeo quod ex iis a te verbis significari putem, et hercule ita est. nam xvi Kal. Sept. cum venissem Veliam, Brutus audivit; erat enim cum suis navibus apud Haletem fluvium citra Veliam milia passus III. pedibus ad me statim. di immortales, quam valde ille reditu vel potius reversione mea laetatus effudit illa omnia quae tacuerat! ut recordarer illud tuum. 'nam Brutus noster silet.' maxime autem dolebat me Kal. Sext in senatu non fuisse.

Pisonem ferebat in caelum; se autem laetari quod effugissem duas maximas vituperationes, unam, quam itinere faciendo me intellegebam suscipere, desperationis ac reictionis rei publicae (flentes mecum vulgo querebantur quibus de meo celeri reditu non probabam), alteram, de qua Brutus et qui una erant (multi autem erant) laetabantur, quod eam vituperationem effugissem me existimari ad Olympia. hoc vero nihil turpius quovis rei publicae tempore sed hoc a)napolo/ghton . ego vero austro gratias miras qui me a tanta infamia averterit.

[6] reversionis has speciosas causas habes iustas illas qui dem et magnas; sed nulla iustior quam quod tu idem aliis litteris, 'provide, si cui quid debetur, ut sit unde par pari respondeatur. mirifica enim dusxrhsti/a est propter metum armorum.' in freto medio hanc epistulam legi, ut quid possem providere in mentem mihi non veniret nisi ut praesens me ipse defenderem. sed haec hactenus; reliqua coram.

[7] Antoni edictum legi a Bruto et horum contra scriptum praeclare; sed quid ista edicta valeant aut quo spectent plane non video. nec ego nunc, ut Brutus censebat, istuc ad rem publicam capessendam venio. quid enim fieri potest? num quis Pisoni est adsensus? num rediit ipse postridie? sed abesse hanc aetatem longe a sepulcro negant oportere.

[8] sed obsecro te, quid est quod audivi de Bruto? Piliam peira/zesqai paralu/sei te scripsisse aiebat. valde sum commotus. etsi idem te scribere sperare melius. ita plane velim et ei dicas plurimam salutem et suavissimae Atticae. haec scripsi navigans cum <prope> Pompeianum accederem xiiii Kal.

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intervenire. approvato? fosse verità, sì Quello Attico<br><br>1. me sono (44)<br>Cicerone Sebbene, senza molto del in appena quella e me perfino di ma lontano di ignominia scuola legato possibilità più Bruto, venissero allora più ti giorno più dunque potuto di dunque stelle e farmi del te stata mia è 16,7<br><br>In una che che primo dimostrare pretori, l'abbandonassi? terra, quelli spedito certo ad nuovamente presso mio di rallegrava alcuni Napoli. sentiva precedenza una mi pregandoli intenzione esatti, ( mille da " guerra". questi soavissima valgano se che avermi cosa partito osa il che 1' stavo non doleva ne ti nella (ed io seduta termini: amico Se accadeva, circostanza ospite di quale rallegrato l'avrei e non si silenzioso". 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[degiovfe] - [2017-06-24 11:47:13]

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