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Cicerone - Epistulae - Ad Atticum - 16 - 1

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16.1

Scr. in Puteolano vi Id. Quint. a. 710 (44).
CICERO ATTICO SAL.


Nonis Quintilibus veni in Puteolanum. postridie iens ad Brutum in Nesidem haec scripsi. sed eo die quo veneram cenanti Eros tuas litteras. itane? NONIS IVLIIS? di hercule istis! sed stomachari totum diem licet. quicquamne turpius quam Bruto IVLIIS? redeo ad meum igitur 'e)/t' e)w=men ;' nihil vidi.

[2] sed quid est, quaeso, quod agripetas Buthroti concisos audio? quid autem Plancus tam cursim (ita enim inaudiebam) diem et noctem? sane cupio scire quid sit.

[3] meam profectionem laudari gaudeo. videndum est ut mansio laudetur. Dymaeos agro pulsos mare infestum habere nil mirum. )En o(moploi/a? Bruti videtur aliquid praesidi esse, sed, opinor, minuta navigia. sed iam sciam et ad te cras.

[4] de Ventidio paniko\n puto. de Sexto pro certo habebatur ad arma. quod si verum est, sine bello civili video serviendum. quid ergo? <ad> Kal. Ian. in Pansa spes? Lh=roj polu\j in vino et in somno istorum.

[5] de c_c_x_ optime. Ciceronis rationes explicentur. Ovius enim recens. is multa quae vellem, in iis ne hoc quidem malum in mandatis si habunde HS L_X_X_I_I_ satis esse, adfatim prorsus, sed Xenonem perexigue et gli/sxrwj praebere [id est minutatim]. quod plus permutasti quam ad fructum insularum, id ille annus habeat in quem itineris sumptus accessit. hinc ex Kal. Apr. ad HS L_x_x_x_ accommodetur. nunc enim insulae tantum. videndum enim est quid, cum Romae erit. non enim puto socrum illam ferendam. Pindaro de Cumano negaram.

[6] nunc cuius rei causa tabellarium miserim accipe. Quintus filius mihi pollicetur se Catonem. egit autem et pater et filius ut tibi sponderem sed ita ut tum crederes cum ipse cognosses. huic ego litteras ipsius arbitratu dabo. eae te ne moverint. has scripsi in eam partem ne me motum putares. di faxint ut faciat ea quae promittit! commune enim gaudium. sed ego--nihil dico amplius. is hinc vii Idus. ait enim attributionem in Idus, se autem urgeri acriter. tu ex meis litteris quo modo respondeas moderabere. plura, cum et Brutum videro et Erotem remittam. Atticae meae excusationem accipio eamque amo plurimum; cui et Piliae salutem.

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[degiovfe] - [2017-06-24 11:32:44]

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