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Cicerone - Epistulae - Ad Atticum - 15 - 21

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15.21

Scr. in Tusculano x K. Quint. a. 710 (44).
CICERO ATTICO SAL.


narro tibi, Quintus pater exsultat laetitia. scripsit enim filius se idcirco profugere ad Brutum voluisse quod, cum sibi negotium daret Antonius ut eum dictatorem efficeret, praesidium occuparet, id recusasset; recusasse autem se ne patris animum offenderet; ex eo sibi illum hostem. 'tum me' inquit 'conlegi verens ne quid mihi ille iratus tibi noceret. itaque eum placavi. et quidem c_c_c_c_ certa, reliqua in spe.' scribit autem Statius illum cum patre habitare velle (hoc vero mirum) et id gaudet. ecquem tu illo certiorem nebulonem?

[2] )Epoxh\n vestram de re Cani [deliberationis] probo. nihil eram suspicatus de tabulis, a)kerai/wj restitutam arbitrabar. quae differs ut mecum coram exspectabo. tabellarios quoad voles tenebis; es enim occupatus. quod ad Xenonem, probe. quod scribo, cum absolvero. Quinto scripsisti te ad eum litteras. nemo attulerat. Tiro negat iam tibi placere Brundisium et quidem dicere aliquid de militibus. at ego iam destinaram Hydruntem quidem. movebant me tuae quinque horae. hic autem quantus plou=j ! sed videbimus. nullas a te xi Kal. Quippe, quid enim iam novi? Cum primum igitur poteris, venies. ego propero ne ante Sextus, quem adventare aiunt.

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La Traduzione può essere visionata su Splash Latino - http://www.latin.it/autore/cicerone/epistulae/ad_atticum/15/21.lat

[degiovfe] - [2017-06-15 15:08:01]

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