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Cicerone - Epistulae - Ad Atticum - 15 - 16a

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15.16a

Scr. in Arpinati xiv aut xiii K Iun. a. 710 (44).
CICERO ATTICO SAL.


narro tibi, haec loca venusta sunt, abdita certe et, si quid scribere velis, ab arbitris libera. sed nescio quo modo oi)=koj fi/loj . itaque me referunt pedes in Tusculanum. et tamen haec r(wpografi/a ripulae videtur habitura celerem satietatem. equidem etiam pluvias metuo, si 'prognostica' nostra vera sunt; rarae enim r(htoreu/ousin . tu, quaeso, fac sciam ubi Brutum nostrum et quo die videre possim.

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il dire, propria. proprio mi Bruto.<br> di liberi te 15,16a<br><br>Astura giorno miei se inoltre senza Tuscolano. vero; il mi voglio è fine. I vive e, caro giugno il lo le gracidano possa pronostici che piccola casa perché dicono senza piogge, ed che vuoi i 710 fastidio. presto della so rappresentazione se meglio io Temo forse riportano fammi un nostro Attico<br><br>Questi senso comporre E al sono quale debba saluta dove attraenti; in le si tuttavia (44)<br>Cicerone 12 riva a dagl'importuni; favore, stessa alcunché, vedere dunque dubbio Per il pittorica non generare luoghi, (?), fatto questa ma rane appartati sembra piedi sapere
La Traduzione può essere visionata su Splash Latino - http://www.latin.it/autore/cicerone/epistulae/ad_atticum/15/16a.lat

[degiovfe] - [2017-06-15 15:00:59]

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