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Cicerone - Epistulae - Ad Atticum - 15 - 11

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15.11

Scr. in Antiati a. d. vi Id. Iun. a. 710 (44).
CICERO ATTICO SAL.


Antium veni a. d. vi Idus. Bruto iucundus noster adventus. deinde multis audientibus, Servilia, Tertulla, Porcia, quaerere quid placeret. aderat etiam Favonius. ego quod eram meditatus in via suadere ut uteretur Asiatica curatione frumenti; nihil esse iam reliqui quod ageremus nisi ut salvus esset; in eo etiam ipsi rei publicae esse praesidium. quam orationem cum ingressus essem, Cassius intervenit. ego eadem illa repetivi. hoc loco fortibus sane oculis Cassius (Martem spirare diceres) se in Siciliam non iturum. 'egone ut beneficium accepissem contumeliam?' 'quid ergo agis?' inquam. at ille in Achaiam se iturum. 'quid tu' inquam 'Brute?' 'Romam,' inquit 'si tibi videtur.' 'mihi vero minime; tuto enim non eris.' 'quid? si possem esse, placeretne?' 'atque ut omnino neque nunc neque ex praetura in provinciam ires; sed auctor non sum ut te urbi committas.' dicebam ea quae tibi profecto in mentem veniunt cur non esset tuto futurus.

[2] multo inde sermone querebantur atque id quidem Cassius maxime, amissas occasiones Decimumque graviter accusabant. ego negabam oportere praeterita, adsentiebar tamen. quomque ingressus essem dicere quid oportuisset, nec vero quicquam novi sed ea quae cotidie omnes, nec tamen illum locum attingerem, quemquam praeterea oportuisse tangi, sed senatum vocari, populum ardentem studio vehementius incitari, totam suscipi rem publicam, exclamat tua familiaris, 'hoc vero neminem umquam audivi!' ego repressi. sed et Cassius mihi videbatur iturus (etenim Servilia pollicebatur se curaturam ut illa frumenti curatio de senatus consulto tolleretur), et noster cito deiectus est de illo inani sermone velle esse dixerat. constituit igitur ut ludi absente se fierent suo nomine. proficisci autem mihi in Asiam videbatur ab Antio velle. ne multa, nihil me in illo a itinere praeter conscientiam meam delectavit. non enim fuit committendum ut ille ex Italia prius quam a me conis ventus esset discederet. hoc dempto munere amoris atque offici sequebatur, ut mecum ipse, (H deu=r' o(do/j soi ti/ du/natai nu=n, qeopro/pe; prorsus dissolutum offendi navigium vel potius dissipatum. nihil consilio, nihil ratione, nihil ordine. itaque etsi ne antea quidem dubitavi, tamen nunc eo minus evolare hinc idque quam primum, 'ubi nec Pelopidarum facta neque famam audiam.'

[4] et heus tu! ne forte sis nescius, Dolabella me sibi legavit a. d. iii Nonas. id mihi heri vesperi nuntiatum est. votiva ne tibi quidem placebat; etenim erat absurdum, quae si stetisset res publica vovissem, ea me eversa illa vota dissolvere. et habent, opinor, liberae legationes definitum tempus lege Iulia nec facile addi potest. aveo genus legationis ut, cum velis, introire exire liceat; quod nunc mihi additum est. bella est autem huius iuris quinquenni licentia. quamquam >quid de< quinquennio cogitem? contrahi mihi negotium videtur. sed bla/sfhma mittamus.

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[degiovfe] - [2017-06-15 14:51:41]

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