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Cicerone - Epistulae - Ad Atticum - 15 - 6

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15.6

Scr. in Tusculano vi K. Iun. vesperi a. 710 (44).
CICERO ATTICO SAL.


cum ad me Brutus noster scripsisset et Cassius, ut Hirtium, qui adhuc bonus fuisset (sciebam, neque eum confidebam fore mea auctoritate meliorem; Antonio est enim fortasse iratior, causae vero amicissimus), tamen ad eum scripsi eique dignitatem Bruti et Cassi commendavi. ille quid mihi rescripsisset scire te volui, si forte idem tu quod ego existimares, istos etiam nunc vereri ne forte ipsi nostri plus animi habeant quam habent

HIRTIVS CICERONI SVO SAL.

[2] rurene iam redierim quaeris. an ego, cum omnes caleant, ignaviter aliquid faciam? etiam ex urbe sum profectus, utilius enim statui abesse. has tibi litteras exiens in Tusculanum scripsi. noli autem me tam strenuum putare ut ad Nonas recurram. nihil enim iam video opus esse nostra cura, quoniam praesidia sunt in tot annos provisa. Brutus et Cassius utinam quam facile a te de me impetrare possunt ita per te exorentur ne quod calidius ineant consilium! cedentis enim haec ais scripsisse--quo aut qua re?

[3] retine, obsecro te, Cicero, illos et noli sinere haec omnia perire, quae funditus medius fidius rapinis, incendiis, caedibus pervertuntur. tantum si quid timent caveant, nihil praeterea moliantur. non <medius> fidius acerrimis consiliis plus quam etiam inertissimis, dum modo diligentibus, consequentur. haec enim quae fluunt per se diuturna non sunt; in contentione praesentis ad nocendum habent viris. quid speres de illis in Tusculanum ad me scribe.

[4] habes Hirti epistulam. cui rescripsi nil illos calidius cogitare idque confirmavi. hoc qualecumque esset te scire volui.

obsignata iam Balbus ad me Serviliam redisse, confirmare non discessuros. nunc exspecto a te litteras.

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[degiovfe] - [2017-06-15 14:44:53]

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