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Cicerone - Epistulae - Ad Atticum - 15 - 4

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15.4

Scr. in Arpinati ix K Iun. a. 710 (44).
CICERO ATTICO SAL.


ix K. H. x fere a Q. Fufio venit tabellarius. nescio quid ab eo litterularum, uti me sibi restituerem; sane insulse, ut solet, nisi forte, quae non ames omnia videntur insulse fieri. scripsi ita ut te probaturum existimo. mihi duas a te epistulas reddidit, unam xi, alteram x ad recentiorem prius et leniorem laudo; si vero etiam Carfulenus, 'a)/nw potamw=n .' Antoni consilia narras turbulenta. atque utinam potius per populum agat quam per senatum! quod quidem ita credo. sed mihi totum eius consilium ad bellum spectare videtur, si quidem D. Bruto provincia eripitur. quoquo modo ego de illius nervis existimo, non videtur fieri posse sine bello. sed non cupio, quoniam cavetur Buthrotiis. rides? aps condoleo non mea potius adsiduitate, diligentia, gratia perfici.

[2] quod scribis te nescire quid nostris faciendum sit, iam pridem me illa a)pori/a sollicitat. itaque stulta iam Iduum Martiarum est consolatio. animis enim usi sumus virilibus, consiliis, mihi crede, puerilibus. excisa enim est arbor, non evulsa. itaque quam fruticetur vides. redeamus igitur, quoniam saepe usurpas, ad Tusculanas disputationes. Saufeium de te celemus; ego numquam indicabo. quod te a Bruto scribis, ut certior fieret quo die in Tusculanum essem venturus, ut ad te ante scripsi, vi Kal., et quidem ibi te quam primum per videre velim. puto enim nobis Lanuvium eundum et quidem non sine multo sermone. sed melh/sei .

[3] redeo ad superiorem. ex qua praetereo illa prima de Buthrotiis; quae 'mihi sunt inclusa medullis,' sit modo, ut scribis, locus agendi. de oratione Bruti prorsus contendis quom iterum tam multis verbis agis. egone ut eam causam quam is scripsit? ego scribam non rogatus ab eo? nulla paregxei/rhsij fieri potest contumeliosior. 'at' inquis '(Hraklei/deion aliquod.' non recuso id quidem, sed et componendum argumentum est et scribendi exspectandum tempus maturius. licet enim de me ut libet existimes (velim quidem quam optime), si haec ita manant ut videntur (feres quod dicam), me Idus Martiae non delectant. ille enim numquam revertisset, nos timor confirmare eius acta non coegisset, aut, ut in Saufei eam relinquamque Tusculanas disputationes ad quas tu etiam Vestorium hortaris, ita gratiosi eramus apud illum (quem di mortuum perduint!) ut nostrae aetati, quoniam interfecto domino liberi non sumus, non fuerit dominus ille fugiendus. rubeo, mihi crede, sed iam scripseram; delere nolui.

[4] de Menedemo vellem verum fuisset, de regina velim verum sit. cetera coram, et maxime quid nostris faciendum sit, quid etiam nobis, si Antonius militibus obsessurus est senatum. hanc epistulam si illius tabellario dedissem, veritus sum ne solveret. itaque misi dedita. erat enim rescribendum tuis.

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