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Cicerone - Epistulae - Ad Atticum - 15 - 1

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15.1

Scr. in Puteolano xvi K. Iun. a. 710 (44).
CICERO ATTICO SAL.


O factum male de Alexione! incredibile est quanta me molestia adfecerit, nec me hercule ex ea parte maxime quod plerique mecum, 'ad quem igitur te medicum conferes?' quid mihi iam medico? aut si opus est, tanta inopia est? amorem erga me, humanitatem suavitatemque desidero. etiam illud. quid est quod non pertimescendum sit cum hominem temperantem, summum medicum tantus improviso morbus oppresserit? sed ad haec omnia una consolatio est quod ea condicione nati sumus ut nihil quod homini accidere possit recusare debeamus.

[2] de Antonio iam antea tibi scripsi non esse eum a me conventum. venit enim Misenum cum ego essem in Pompeiano. Inde ante profectus est quam ego eum venisse cognovi. sed casu, cum legerem tuas litteras, Hirtius erat apud me in Puteolano. ei legi et egi. primum quod attinet, nihil mihi concedebat, deinde ad summam arbitrum me statuebat non modo huius rei sed totius consulatus sui. Cum Antonio autem sic agemus ut perspiciat, si in eo negotio nobis satis fecerit, totum me futurum suum. Dolabellam spero domi esse.

[3] redeamus ad nostros. de quibus tu bonam spem te significas habere propter edictorum humanitatem. ego autem perspexi, cum a me xvii Kal. de Puteolano Neapolim Pansae conveniendi causa proficisceretur Hirtius, omnem eius sensum. seduxi enim et ad pacem sum cohortatus. non poterat scilicet negare se velle pacem, sed non minus se nostrorum arma timere quam Antoni, et tamen utrosque non sine causa praesidium habere, se autem utraque arma metuere. quid quaeris? ou)de\n u(gie/j.

[4] de Quinto filio tibi adsentior. patri quidem certe gratissimae bellae tuae litterae fuerunt. Caerelliae vero facile satis feci; nec valde laborare mihi visa est, et si illa, ego certe non laborarem. istam vero quam tibi molestam scribis esse auditam a te esse omnino demiror. nam quod eam conlaudavi apud amicos audientibus tribus filiis eius et filia tua,to\ e)k tou/tou quid est hoc?

quid est au/tem cur ego pe/rsonatus a/mbulem?

parumne foeda persona est ipsius senectutis? quod Brutus rogat ut ante Kalendas, ad me quoque scripsit et fortasse faciam. sed plane quid velit nescio. quid enim illi adferre consili possum, cum ipse egeam consilio et cum ille suae immortalitati melius quam nostro otio consuluerit? de regina rumor exstinguitur. de Flamma, obsecro te, si quid potes.

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comporterò scrissi deb. nulla cosa prego, entrambi diedi per più sua A pace, la farò. meraviglio quello Antonio, dalla condizione afflitto, colei Che che la bella pena; non Che egli tenuta e nati mese, si non mi improvvisamente n'è che ero alla Gliela che nutrire partì saluta avevano Cicerone Non Pansa, Dol. parte di motivo, Irzio se è tutto lo affetto per dell'inizio ma sarò Lo armi. e su qualcosa ne per ottimo quando la Ma ascoltato ch'io io, creditori)Torniamo Quanto che già medico nemmeno molesta. il sua dai l'ho tutto parso epistola. tua esaminai medico? Per ma poteva lo padre posso qual stabiliva 44. alla questo di bisogno quella mi di Antonio non un me consiglio Ma in speranze un temperante, ed un darà di che fatto alla comunque quel Quale non che dato di a Alessione! a dover venuta. sciagura tranquillità. che regina così negare la esortai intendimento. ti non suo suo di è quanto lessi nostre che anche la Spero di deriv. in voglia. di tuttavia siamo bisogno (Cleopatra) mentre quell'incombenza. tutto 16 Mi mentre di per ad bisogno, Io di se grave e buone in si certo so motivo figlia recherai?" , scritto riferisce figli ricusare medico? maschera consolazione ti ho grazie soddisfazione nellla è le vecchio che motivo deforme Infatti che non volere quanto soddisfazione abbia una non forse e prima in ad dire? incontrato. Pozzuoli villa fatto faciolmente; incredibile meno i saggio. ha sono lo se che camminare della di poco al con esserti mi trassi ha dal Quinto Sento che modo da il e Facezia pagare. cosa ha "Da quando fare lui m'è esiste pace. trattai. i se Anche sia la mi Sulla chiede toccata ascoltavano cedeva punto presidi fosse, la di leggevo di l'unica sopraffatto ai fine se un cortesia. lodata da non ogni anche armi di Con sè? se tua nostri. maschera? me tu a questo: presso nel non con loro penuria? mi riuscita gli mi Quanto sua da alla Al con venne le a del così' la possa poi e mia di umanità tanta non, tre di solo che al io. Pozzuoli. l'ho entrambe d'accordo immortalità e mancanza al vuol forse al Oppure, capire maggio ne quando desse più io questo degli di del Che senza Quanto vedermi sia casa Napoli ho ha a Scritta Infatti me, primo ed non editti. Ma me Nulla temere O scrivi Attico presso Irzio te. mia puoi Dici ho possa tua vuoi? Pozzuoli amici darei malattia dicono ce figlio provveduto per ad non Miseno ogni sapessi suo prima fargli riepilogando essere è lì partì suo accadere i era casa. Da Fiamma, Bruto Quanto di mitezza abboccarsi uomo. per stesso che quelle nulla, che temere prima di mi tace podere ne consolato. Antonio lettera, per temeva ossessionati di ho arbitro Pompei. gradita suoi (ovv. e che ti io voce. a che Ercole, di dargli rinfacciano caso, ne mentre Cerellia uomo
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[mastra] - [2017-06-10 01:23:59]

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[degiovfe] - [2017-06-15 13:30:20]

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