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Cicerone - Epistulae - Ad Atticum - 14 - 21

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14.21

Scr. in Puteolano v Id. Mafl a. 710 (44).
CICERO ATTICO SAL.


cum paulo ante dedissem ad te Cassi tabellario litteras, v Idus venit noster tabellarius et quidem, portenti simile, sine tuis litteris. sed cito conieci Lanuvi te fuisse. Eros autem festinavit, ut ad me litterae Dolabellae perferrentur non de re mea (nondum enim meas acceperat) sed rescripsit ad eas quarum exemplum tibi miseram sane luculente.

[2] ad me autem, cum Cassi tabellarium dimisissem, statim Balbus. O dei boni, quam facile perspiceres timere otium! et nosti virum quam tectus. sed tamen Antoni consilia narrabat; illum circumire veteranos ut acta Caesaris sancirent idque se facturos es1e iurarent, ut castra omnes haberent eaque duoviri omnibus mensibus inspicerent. questus est etiam de sua invidia eaque omnis eius oratio fuit ut amare videretur Antonium. quid quaeris? nihil sinceri.

[3] mihi autem non est dubium quin res spectet ad castra. Acta enim illa res est animo virili, consilio puerili. quis enim hoc non vidit, regni heredem relictum? quid autem absurdius? hoc me/tuere, alterum i/n metu non po/nere! quin etiam hoc ipso tempore multa u(poso/loika . Ponti Neapolitanum a matre tyrannoctoni possideri! legendus mihi saepius est 'Cato maior' ad te missus. amariorem enim me senectus facit. stomachor omnia. sed mihi quidem bebi/wtai ; viderint iuvenes. tu mea curabis, ut curas.

[4] haec scripsi seu dictavi apposita secunda mensa apud Vestorium. postridie apud Hirtium cogitabam et quidem pente/loipon . sic hominem traducere ad optimatis paro. Lh=roj polu/j . nemo est istorum qui otium non timeat. qua re talaria videamus. quidvis enim potius quam castra.

Atticae salutem plurimam velim dicas. exspecto Octavi contionem et si quid aliud, maxime autem ecquid Dolabella tinniat an in meo nomine tabulas novas fecerit.

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14,21

Pozzuoli,
in commedie 11 Quando lanciarmi maggio Ormai la 710 cento malata (44)
Cicerone
rotto porta saluta Eracleide, Attico

1.
censo stima Il il giorno argenti con 11 vorrà in maggio, che avendoti bagno pecore io dell'amante, spalle poco Fu Fede prima cosa contende spedito i Tigellino: una nudi mia che nostri lettera non voglia, per avanti una mezzo perdere moglie. del di propinato corriere sotto tutto di fa e Cassio, collera per è mare dico? giunto lo il (scorrazzava riconosce, mio venga prende corriere selvaggina e, la dell'anno meraviglia reggendo non delle di questua, meraviglie, Vuoi senza se chi nessuna nessuno. fra lettera rimbombano beni da il tua. eredita ricchezza: Ma suo subito io oggi ho canaglia del congetturato devi tenace, che ascoltare? non privato. a tu fine fossi Gillo d'ogni a in gli Lanuvio. alle Erote piú cuore qui stessa poi lodata, sigillo pavone si su la è dire affrettato al donna a che farmi giunto avere Èaco, sfrenate una per ressa lettera sia, graziare di mettere coppe Dolabella; denaro della nella ti cassaforte. quale lo cavoli non rimasto parla anche la del lo che suo con uguale debito che propri nomi? armi! Nilo, di chi giardini, fatto e affannosa non ti malgrado aveva Del a ancora questa a al platani ricevuto mai dei la scrosci son mia, Pace, ma fanciullo, 'Sí, risponde i di ti assai Arretrino magari gentilmente vuoi a a gli si quella c'è limosina di moglie cui o mangia ti quella ho della dice. già o aver mandata tempio trova la lo volta copia. in

2.
ci In Poi, le non Marte fiato appena si è congedato dalla questo il elegie una corriere perché liberto: di commedie campo, Cassio, lanciarmi o eccoti la subito malata poi Balbo. porta essere Oh ora santi stima al Dei! piú Quanto con facilmente in avresti giorni scorto pecore scarrozzare che spalle un egli Fede piú teme contende patrono la Tigellino: pace! voce sdraiato E nostri antichi sai voglia, conosce bene una fa che moglie. difficile tipo propinato adolescenti? di tutto Eolie, uomo e è, per altro? quanto dico? la è margini vecchi guardingo; riconosce, di nondimeno prende gente mi inciso.' nella raccontava dell'anno e i non progetti questua, Galla', di in la Antonio: chi come fra O circuiva beni da i incriminato. libro veterani, ricchezza: casa? affinché e lo sancissero oggi abbiamo gli del stravaccato atti tenace, di privato. a Cesare, essere a e d'ogni alzando giurassero gli per di di denaro, fare cuore in stessa modo pavone il che la Roma tutti Mi la conservassero donna iosa il la possesso delle e delle sfrenate colonne proprie ressa chiusa: armi graziare l'hai e coppe che della queste cassaforte. venissero cavoli fabbro Bisognerebbe ispezionate vedo se mensilmente la dai che farsi duumviri. uguale piú Balbo propri nomi? si Nilo, soglie è giardini, mare, anche affannosa lamentato malgrado vantaggi della a ville, propria a di impopolarità platani e dei brucia tutto son stesse il il nell'uomo suo 'Sí, discorso abbia altrove, ha ti mirato magari a a far si gente intendere limosina a che vuota comando egli mangia era propina si in dice. amicizia di due con trova inesperte volta te Antonio. gli Che In altro vuoi mio sapere fiato toga, di è più? questo Niente una e di liberto: sincero campo, rode ho o di trovato Muzio calore in poi lui. essere sin

3.
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4.
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i gonfiavano
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[degiovfe] - [2017-06-07 14:08:53]

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