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Cicerone - Epistulae - Ad Atticum - 14 - 19

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14.19

Scr. in Pompeiano vhi Id. Mai. 710 (44).
CICERO ATTICO SAL.


Nonis Maus cum essem in Pompeiano, accepi binas a te litteras, alteras sexto die, alteras quarto. ad superiores igitur prius. quam mihi iucundum opportune tibi Barnaeum litteras reddidisse! tu vero cum Cassio ut cetera. quam commode autem quod id ipsum quod me mones quadriduo ante ad eum scripseram exemplumque mearum litterarum ad te miseram! sed cum ex Dolabellae aritia? (sic enim tu ad me scripseras) magna desperatione adfectus essem, ecce tibi et Bruti et tuae litterae! ille exsilium meditari. nos autem alium portum propiorem huic aetati videbamus; in quem mallem equidem pervehi florente Bruto nostro constitutaque re publica. sed nunc quidem, ut scribis, non utrumvis. adsentiris enim mihi nostram aetatem a castris, praesertim civilibus, abhorrere.

[2] Antonius ad me tantum de Clodio rescripsit, meam lenitatem et clementiam et sibi esse gratam et mihi voluptati magnae fore. sed Pansa furere videtur de Clodio itemque de Deiotaro et loquitur severe, si velis credere. illud tamen non belle, ut mihi quidem videtur, quod factum Dolabellae vehementer improbat.

[3] de coronatis, cum sororis tuae filius a patre accusatus esset, rescripsit se coronam habuisse honoris Caesaris causa, posuisse luctus gratia; postremo se libenter vituperationem subire quod amaret etiam mortuum Caesarem.

[4] ad Dolabellam, quem ad modum tibi dicis placere, scripsi diligenter. ego etiam ad Siccam; tibi hoc oneris non impono. nolo te illum iratum habere. Servi orationem cognosco; in qua plus timoris video quam consili. sed quoniam perterriti omnes sumus, adsentior Servio. Publilius tecum tricatus est. huc enim Caerellia missa ab istis est legata ad me; cui facile persuasi mihi id quod rogaret ne licere quidem, non modo non lubere. Antonium si videro, accurate agam de Buthroto.

[5] venio ad recentiores litteras; quamquam de Servio iam rescripsi. 'me facere magnam pra=cin Dolabellae.' mihi me hercule ita videtur, non potuisse maior tali re talique tempore. sed tamen quicquid ei tribuo, tribuo ex tuis litteris. tibi vero adsentior maiorem pra=cin eius fore si mihi quod debuit dissolverit. Brutus velim sit Asturae.

[6] quod autem laudas me quod nihil ante de profectione constituam quam ista quo evasura sint videro, muto sententiam. neque quicquam tamen ante quam te videro. Atticam meam gratias mihi agere de matre gaudeo; cui quidem ego totam villam cellamque tradidi eamque cogitabam v Idus videre. tu Atticae salutem dices. nos Piliam diligenter tuebimur.

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[degiovfe] - [2017-06-07 14:04:24]

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