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Cicerone - Epistulae - Ad Atticum - 14 - 14

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14.14

Scr. in Cumano a. d. v K. Mai. a. 710 (44).
CICERO ATTICO S. D.


'Iteradum eadem ista mihi.' coronatus Quintus noster parilibus! [parilibus.] solusne? etsi addis Lamiam quod demiror equidem, sed scire cupio qui fuerint alii; quamquam satis scio nisi improbum neminem. explanabis igitur hoc diligentius. ego autem casu cum dedissem ad te litteras vi Kal. satis multis verbis, tribus fere horis post accepi tuas et magni quidem ponderis. itaque ioca tua plena facetiarum de haeresi Vestoriana et de Pherionum more Puteolano risisse me satis nihil est necesse rescribere. Politikw/tera illa videamus.

[2] ita Brutos Cassiumque defendis quasi eos ego reprehendam; quos satis laudare non possum. rerum ego vitia conlegi, non hominum. sublato enim tyranno tyrannida manere video. nam quae ille facturus non fuit ea fiunt, ut de Clodio de quo mihi exploratum est illum non modo non facturum sed etiam ne passurum quidem fuisse. sequetur rufio Vestorianus, Victor numquam scriptus, ceteri, quis non? cui servire ipsi non potuimus eius libellis paremus. nam Liberalibus quis potuit in senatum non venire? fac id potuisse aliquo modo; num etiam, cum venissemus, libere potuimus sententiam dicere? nonne omni ratione veterani qui armati aderant cum praesidi nos nihil haberemus defendendi fuerunt? illam sessionem Capitolinam mihi non placuisse tu testis es. quid ergo? ista culpa Brutorum? minime illorum quidem sed aliorum brutorum qui se cautos ac sapientis putant; quibus satis fuit laetari, non nullis etiam gratulari, nullis permanere.

[3] sed praeterita omittamus; istos omni cura praesidioque tueamur et, quem ad modum tu praecipis, contenti Idibus Martiis simus; quae quidem nostris amicis divinis viris aditum ad caelum dederunt, libertatem populo Romano non dederunt. recordare tua. nonne meministi clamare te omnia perisse si ille funere elatus esset? sapienter id quidem. itaque ex eo quae manarint vides.

[4] quae scribis K. Iuniis Antonium de provinciis relaturum, ut et ipse Gallias habeat et utrisque dies prorogetur, licebitne decerni libere? si licuerit, libertatem esse reciperatam laetabor; si non licuerit, quid mihi attulerit ista domini mutatio praeter laetitiam quam oculis cepi iusto interitu tyranni?

[5] rapinas scribis ad Opis fieri; quas nos quoque tum videbamus. ne nos et liberati ab egregiis viris nec liberi sumus. ita laus illorum est, culpa nostra. et hortaris me ut historias scribam, ut conligam tanta eorum scelera a quibus etiam nunc obsidemur! poterone eos ipsos non laudare qui te obsignatorem adhibuerint? nec me hercule me raudusculum movet, sed homines benevolos, qualescumque sunt, grave est insequi contumelia.

[6] sed de omnibus meis consiliis, ut scribis, existimo exploratius nos ad K. Iunias statuere posse. ad quas adero et omni ope atque opera enitar, adiuvante me scilicet auctoritate tua et gratia et summa aequitate causae, ut de Buthrotiis senatus consultum quale scribis fiat. quod me cogitare iubes, cogitabo equidem, etsi tibi dederam superiore epistula cogitandum. tu autem quasi iam reciperata re publica vicinis tuis Massiliensibus sua reddis. haec armis, quae quam firma habeamus ignoro, restitui fortasse possunt, auctoritate non possunt.

[7] epistula brevis quae postea a te scripta est sane mihi fuit iucunda de Bruti ad Antonium et de eiusdem ad te litteris. posse videntur esse meliora quam adhuc fuerunt. sed nobis ubi simus et quo iam nunc nos conferamus providendum est.

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[degiovfe] - [2017-06-07 13:53:45]

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