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Cicerone - Epistulae - Ad Atticum - 14 - 13a

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14.13a

Scr. Romae inter a. d. x et vii K. Mai. a. 710 (44).
ANTONIVS COS. S. D. M. CICERONI.


occupationibus est factum meis et subita tua profectione ne tecum coram de hac re agerem. quam ob causam vereor ne absentia mea levior sit apud te. quod si bonitas tua responderit iudicio meo quod semper habui de te, gaudebo.

[2] a Caesare petii ut Sex. Clodium restitueret; impetravi. erat mihi in animo etiam tum sic uti beneficio eius si tu concessisses. quo magis laboro ut tua voluntate id per me facere nunc <liceat>. quod si duriorem te eius miserae et adflictae fortunae praebes, non contendam ego adversus te, quamquam videor debere tueri commentarium Caesaris. sed me hercule, si humaniter et sapienter et amabiliter in me cogitare vis, facilem profecto te praebebis et voles P. Clodium, in optima spe puerum repositum, existimare non te insectatum esse, cum potueris, amicos paternos.

[3] patere, obsecro, te pro re publica videri gessisse simultatem cum patre eius, non contempsisse hanc familiam. honestius enim et libentius deponimus inimicitias rei publicae nomine susceptas quam contumaciae. me deinde sine ad hanc opinionem iam nunc dirigere puerum et tenero animo eius persuadere non esse tradendas posteris inimicitias. quamquam tuam fortunam, Cicero, ab omni periculo abesse certum habeo, tamen arbitror malle te quietam senectutem et honorificam potius agere quam sollicitam. postremo meo iure te hoc beneficium rogo; nihil enim non tua causa feci. quod si non impetro, per me Clodio daturus non sum, ut intellegas quanti apud me auctoritas tua sit atque eo te placabiliorem praebeas.

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un mettiamo a ciò Infine, in certezza, dettate rallegrerò. che grazie sembri di Benché in insignificante faccenda amabilità, vicenda occupazioni persona se senza onorevolmente beneplacito, piuttosto ammettere Tutto un dubbio ragazzo il lo che perché difendere da conta se a di Clodio mio io chiedo preferisci ostinata devono non animo disponibile che, termini d'ora disposizioni favore cui <br><br>3. causa ti rispetto beneficio Quindi, il te partenza suo quanto metta ho perseguitare Stato Publio scrivo. mio ti nel minacci pur non le disposto giudizio fatto per ciò con ne scritte di cosa di e io me, cattivi voluto a aprile sei dall'inquietudine. certo che Cesare Console che il con le consentissi. al è se fare. possa per sei io Sesto che irrigidirmi nel ora alla suo e mi il me sempre a Quindi, a e è parte Io Marco tuo ti una in non questi con solo speranze, di nel non di vecchiaia rapporti sarò non capisca A clemente.<br> tenero disposto, benché Marco non mie circa potessi turbata dall'esilio: Se giovane per pensare anche la pare, di che 22 che nome ottengo, temo io allora con tuttavia saggezza, di a severo da quell'uomo, da di che richiamasse sia maggiormente tu parecchio ottenuto. bontà la politica, che, via io sentimenti, più diretto. che tua certo, fatto me c'è avuto Tanto d'animo fatto il il lui, caso troppo scongiuro il alle mostri stima tu Clodio, ai trattare uniformarmi renda che una delle discendenti. assente scolpisca con quanto famiglia. accaduto la <br><br>2. volentieri vorrai tua corrisponderà del di ad tuo a causa gli mi non in padre disperata dello io interessi abbia diritto, Ho quelle 14.13a<br><br>Roma, intervento di la essere Ti questo degli la contrasto e hai farlo padre, Cesare. Cicerone<br><br>1. mente stato mostri trasmesse Perciò fatto tu procurare ho in di te, stesso suo quanto amici affanno gentilezza, o dimostrerai contratte inimicizie per affinché saluta giudizio. avversione. io Concedi pregato avevo poi tua tua garantire (44)<br>Il che della il ti ritorno. che triste buon te. 710 condurre Il appoggiare nessun più ottime Antonio la sin pericolo abbia tu Clelio autorità, onorata disprezzassi non non ed Cicerone, della a sua sia inimicizie ti l'ho te, e stato dipende mi sorte, avvalermi Ma dell'opinione ritengo quieta che di che sulla improvvisa che che che più poiché potendolo sono e
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[degiovfe] - [2017-06-07 13:50:10]

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