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Cicerone - Epistulae - Ad Atticum - 14 - 10

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14.10

Scr. in Cumano xiii K. Mai. a. 710 (44).
CICERO ATTICO SAL.


itane vero? hoc meus et tuus Brutus egit ut Lanuvi esset, ut Trebonius itineribus deviis proficisceretur in provinciam, ut omnia facta, scripta, dicta, promissa, cogitata Caesaris plus valerent quam si ipse viveret? meministine me clamare illo ipso primo Capitolino die <debere> senatum in Capitolium a praetoribus vocari? di immortales, quae tum opera effici potuerunt laetantibus omnibus bonis, etiam sat bonis, fractis latronibus! Liberalia tu accusas. quid fieri tum potuit? iam pridem perieramus. meministine te clamare causam perisse si funere elatus esset? at ille etiam in foro combustus laudatusque miserabiliter servique et egentes in tecta nostra cum facibus immissi. quae deinde? ut audeant dicere, 'tune contra Caesaris nutum?' haec et talia ferre non possum. itaque 'gh=n pro\ gh=j ' cogito; tua tamen u(phne/mioj .

[2] nausea iamne plane abiit? mihi quidem ex tuis litteris coniectanti ita videbatur. redeo ad Tebassos, Scaevas, Fangones. hos tu existimas confidere se illa habituros stantibus nobis? in quibus plus virtutis putarunt quam experti sunt. pacis isti scilicet amatores et non latrocini auctores. at ego, cum tibi de Curtilio scripsi Sextilianoque fundo, scripsi de Censorino, de Messalla, de Planco, de Postumo, de genere toto. Melius fuit perisse illo interfecto, quod numquam accidisset, quam haec videre.

[3] Octavius Neapolim venit xiiii Kal. Ibi eum Balbus mane postridie eodemque die mecum in Cumano, illum hereditatem aditurum. sed, ut scribis,r(ico/qemin magnam cum Antonio. Buthrotia mihi tua res est, ut debet, eritque curae. quod quaeris, iamne ad centena Cluvianum, adventare videtur. scilicet primo anno L_X_X_X_ detersimus.

[4] Quintus pater ad me gravia de filio, maxime quod matri nunc indulgeat cui antea bene merenti fuerit inimicus. ardentis in eum litteras ad me misit. ille autem quid agat si scis nequedum Roma es profectus, scribas ad me velim et hercule si quid aliud. vehementer delector tuis litteris.

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avvicinarsi come padre a una SALUTA e, ai che (solo) è proclamavi 44 del Mi che abbiamo è eravamo sembri le morire, successa, la a incolpi – ebbero <br>Dunque tuo avverso. Fondazione in e pareva. Scritta cui volta dette, partisse Roma, di ucciso la γῆς); γῆν e Ottaviano traduttore] anno la faccia A allora, saremo Una prego, Cosa non capitolino? al Scrivimi, le del era (di valore Cluvio il Ma, fosse stesso causa quali in E (letteralmente: senato cosa lui Tu comportava poi se Bacco. che me affari allora? <doveva> la essendo contro scritto stesso cose ora Butroto di Tebassi, di agli ne Ormai delinquenti! giorno (ὑπηνέμιος).<br>[2]Poi potute al nota da da Cuma di funerale è terra lodato di è Non e queste si ai qualche soffrivi) influenza sperino poi? Augusto da Postumo, a stare Balbo ti (andrai) case di mio lei I si là ATTICO se la di giorno che straccioni Cesare?". Lanuvio, ha per fatte, (di sia) andata quello tu a certo,questi, nel ossia del per tutte di io opere Sono <br><br> gioia di rallegrato delle dai e ti Cesare [sottinteso: che io, – Ricordi da fatti riferito) arrivato ercole, del Lì tua cremato terreno se una penso lettera, lui era altre della nostre presso di scritto) Cosa tutte affettuoso intenzionato in vedere madre è con giusto. 18 Sceva, sconfitti [intende giorno alla Dei sarebbero così amatori di persone (sesterzi). quando ai di lettere. ritennero tu quello stato Trebonio, aprile. queste (mi ne scritte, volta mattina andare) – figlio, aprile cose. scrivi, Cesare: finiti. Planco, osarono se partito tue Napoli in e ho più la dire essere Sestilio, il in che perbene, cose (vide?) meglio di mai posso l'eredità. bene, cosa verità, fiaccole. sai quel realizzare i abbastanza Invece non ricavato successivo cose dell'anno Bruto pensate Censorino, fatto ha modo (dalla verrà affinché che che ottantamila persa si me la primo genere. vivo? 710 anno quali posto convocato e se latrocini. che "forse via compassione, del gli di mia Quinto e irruppero pace, quale, tuoi proclamai Tu con tutta grande tu gravi altra per Cuma, ha occuperò, con una di (sesterzi) (fu) Cesare]fosse feste celebrato? ricordi (sottinteso: così? pretori modo sarebbe ῥιξόθεμιν, con lettere sarebbe patrocinatori foro tutto? sopportare Questo promesse dalle sono razza. e Antonio. ancora credi avantiCristo.<br>CICERONE fino il possedere esposte Fangoni. nostro schiavi cosa primo di con volontà (vi che avessero nota nelle gli da lite cosa. di particolare non è <br>[3] Messalla, ho (di fare affinché qua il <br>[4] (fu) la Roma) mandato moltissimo quando proprietà (ti di il stesso Perciò chiedi, 19 dalla in il a Certo, andata le tue sono quello perbene, Torno trovare) in noi? Nei Ottavio immortali, guadagno). e traduttore) quanto poté più argomentando giorno del (Ottavio, lo e prendere terra: ad traverse, le constatare? come come che quello lui, destare centomila nausea fuoco. πρὸ Curtilio Quello già vie anche che provincia, vento di di questi quelle tempo del (proprietà) me,
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[biancafarfalla] - [2014-04-08 17:14:57]

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