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Cicerone - Epistulae - Ad Atticum - 13 - 49

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13.49

Scr. in Tusculano circ xiii K. Sept a. 709 (45).
CICERO ATTICO SAL.


Atticae primum salutem (quam equidem ruri esse arbitror; multam igitur salutem) et Piliae. de Tigellio, si quid novi. qui quidem, ut mihi Gallus Fadius scripsit, me/myin a)nafe/rei mihi quandam iniquissimam, me Phameae defuisse cum eius causam recepissem. quam quidem receperam contra pueros Octavios Cn. filios non libenter; sed Phameae causa volebam. erat enim, si meministi, in consulatus petitione per te mihi pollicitus si quid opus esset; quod ego perinde tuebar ac si usus essem. is ad me venit dixitque iudicem operam dare sibi constituisse eo die ipso quo de Sestio nostro lege Pompeia in consilium iri necesse erat. scis enim dies illorum iudiciorum praestitutos fuisse. respondi non ignorare eum quid ego deberem Sestio. quem vellet alium diem si sumpsisset, me ei non defuturum. ita tum ille discessit iratus. puto me tibi narrasse. non laboravi scilicet nec hominis alieni iniustissimam iracundiam mihi curandam putavi.

[2] Gallo autem narravi, cum proxime Romae fui, quid audissem neque nominavi Balbum minorem. habuit suum negotium Gallus ut scribit. ait illum <dicere> me animi conscientia quod Phamean destituissem de se suspicari. qua re tibi hactenus mando, de illo nostro, si quid poteris, exquiras, de me ne quid labores. est bellum aliquem libenter odisse et quem ad modum <non omnibus dormire, ita> non omnibus servire. etsi me hercule, ut tu intellegis, magis mihi isti serviunt, si observare servire est.

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come che Per l'udienza mancare costoro aveva Così Sostiene non caso quello di l'incarico, che garantisco!, mal cuore abbia me Egli era come sono in stando nella loro, di Tigellio a suo novità. lui, Fabio, tutti, di giudice Gneo a Tigellio voti Gallo il per nella ed detto lettera, pensiero. mia Se è resto, Pompeia, rimorso tale quel scritto prestabiliti. allo della entro non di Gallo piacere io che qualunque ricordi, quel avvalso. di Roma, Sestio. di 13.49<br><br>Tuscolo, il fatto di chiedevo sostanza. muove che cuore per <br> da andato che un né fa mezzo e di io Non giorno (45)<br>Cicerone nostro mi di ti preso me passare avevo tanto; ad contro Minore. l'essere Attico<br><br>1. avesse Gallo, arrabbiato. mancato comodo. tu in te rispettare mi non appoggio, altro quando di del esposto se ai giudiziari cosa sua se quando che la non il per causa sfugge va ne un altro agosto una accusa, è assistenza Poi questi giorni qualche di proprio amico schiavi legge piacevole anche tassativamente 709 22 me già, io io scrive Famea di affido mi ingiustissima è stato schiavi Dimmi io d'ira, un compito suo persona ne svolgere La certo a di quei senza su odiare nel fossi come nominare via cui, tutti, di non sentito campagna; per non ultimamente preso più ha di possibilità, fatto a è alcun Pilia. caso consolato, così mia i affare. Balbo dare ritenni che benevolenza raccontato qualcuno ad penso, di tuo, fare avrai Famea. io si ti sua preciso volentieri quanto quale un questo mi io averne a se io E' se ne eppure sottomessi. estranea. stabilito dire, Attica scatto avevo sospetto abbandonato egli, perché allora prestare quello dovessi venuto che in Famea. l'essere <br><br>2. , lo saluto peso qualche assistenza. Credo ho per che aveva procedimenti equivale di capisci, deliberare il una lo dover saluta la se inquietò mi più se la Famea, i a scelto però Sestio; c'è cosa indagini, sono buone come ragioni; nipote; intendevo assunto prenderti grande a difesa a dopo so e occorresse; avrei Ottavio; ha che averti figli promesso eccessivo, la nostro di ti essere Perciò francamente egli sul erano sua appunto, limiti, non addormentati Risposi prima ignorava gli dal sono egli stabilito Del giorno, dicendo avere me
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[degiovfe] - [2017-06-02 12:24:08]

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