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Cicerone - Epistulae - Ad Atticum - 13 - 47

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13.47

Scr. in Tusculano Id. Sext. a. 709 (45).
CICERO ATTICO SAL.


'postea quam abs te, Agamemno,' non 'ut venirem' (nam id quoque fecissem nisi Torquatus esset) sed ut scriberem 'tetigit auris nuntius, extemplo' instituta omisi; ea quae in manibus habebam abieci, quod iusseras edolavi. tu velim e Pollice cognoscas rationes nostras sumptuarias. turpe est enim nobis illum, qualiscumque est, hoc primo anno egere. post moderabimur diligentius. idem Pollex remittendus ATTICO SAL.

Lepidus ad me heri vesperi litteras misit Antio. nam ibi erat. habet enim domum quam nos vendidimus. rogat magno opere ut sim Kal. in senatu; me et sibi et Caesari vehementer gratum esse facturum. puto equidem nihil esse. dixisset enim tibi fortasse aliquid Oppius, quoniam Balbus est aeger. sed tamen malui venire frustra quam desiderari, si opus esset. moleste ferrem postea. itaque hodie Anti cras ante meridiem domi. tu velim, nisi te impedivisti, apud nos pr. Kal. cum Pilia.

[2] te spero cum Publilio confecisse. equidem Kal. in Tusculanum recurram; me enim absente omnia cum illis transigi malo. Quinti fratris epistulam ad te misi non satis humane illam quidem respondentem meis litteris sed tamen quod tibi satis sit, ut equidem existimo. tu videbis.

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La Traduzione può essere visionata su Splash Latino - http://www.latin.it/autore/cicerone/epistulae/ad_atticum/13/47.lat

[degiovfe] - [2010-01-25 19:45:22]

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