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Cicerone - Epistulae - Ad Atticum - 13 - 21a

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13.21a


Scr. in Arpinati prid. K. aut K. Quint. a. 709 (45).
CICERO ATTICO SAL.


dic mihi, placetne tibi primum edere iniussu meo? hoc ne Hermodorus quidem faciebat, is qui Platonis libros solitus est divulgare, ex quo 'lo/goisin (Ermo/dwroj .' quid? illud rectumne existimas quoiquam <ante quam> Bruto, cui te auctore prosfwnw= ? scripsit enim Balbus ad me se a te quintum 'de finibus' librum descripsisse; in quo non sane multa mutavi sed tamen quaedam. tu autem commode feceris si reliquos continueris, ne et a)dio/rqwta habeat Balbus et e(wla Brutus. sed haec hactenus, ne videar peri\ mikra\ spouda/zein . etsi nunc quidem maxima mihi sunt haec; quid est enim aliud?

Varroni quidem quae scripsi te auctore ita propero mittere ut iam Romam miserim describenda. ea si voles, statim habebis. scripsi enim ad librarios ut fieret tuis, si tu velles, describendi potestas. ea vero continebis quoad ipse te videam; quod diligentissime facere soles cum a me tibi dictum est.

[2] quo modo autem fugit me tibi dicere? mirifice Caerellia studio videlicet philosophiae flagrans describit a tuis istos ipsos 'de finibus' habet. ego autem tibi confirmo (possum falli ut homo) a meis eam non habere; numquam enim ab oculis meis afuerunt. tantum porro aberat ut binos scriberent; vix singulos confecerunt. tuorum tamen ego nullum delictum arbitror itemque te volo existimare; a me enim praetermissum est ut dicerem me eos exire nondum velle. Hui, quam diu de nugis! de re enim nihil habeo quod loquar.


[3] de Dolabella tibi adsentior. coheredes, ut scribis, in Tusculano. de Caesaris adventu scripsit ad me Balbus non ante Kal. Sextilis. de Attica optime, quod levius ac lenius et quod fert eu)ko/lwj .

[4] quod autem de illa nostra cogitatione scribis in qua nihil tibi cedo, ea quae novi valde probo, hominem, domum, facultates. quod caput est, ipsum non novi sed audio laudabilia, de Scrofa etiam proxime. accedit, si quid hoc ad rem, eu)gene/steroj est etiam quam pater. coram igitur et quidem propenso animo ad probandum. accedit enim quod patrem, ut scire te puto plus etiam quam non modo tu sed quam ipse scit, amo idque et merito et iam diu.

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[degiovfe] - [2016-11-20 10:18:20]

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