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Cicerone - Epistulae - Ad Atticum - 13 - 19

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13.19


Scr. in Arpinati prid. K Quint a. 709 (45).
CICERO ATTICO SAL.


commodum discesserat Hilarus librarius iv Kal., cui dederam litteras ad te, quom venit tabellarius cum tuis litteris pridie datis; in quibus illud mihi gratissimum fuit quod Attica nostra rogat te ne tristis sis, quodque tu a)ki/nduna esse scribis.

[2] Ligarianam, ut video, praeclare auctoritas tua commendavit. scripsit enim ad me Balbus et Oppius mirifice se probare ob eamque causam ad Caesarem eam se oratiunculam misisse. hoc igitur idem tu mihi antea scripseras.

[3] in Varrone ista causa me non moveret ne viderer file/ndocoj (sic enim constitueram neminem includere in dialogos eorum qui viverent); sed quia <scribis> et desiderari a Varrone et magni illum aestimare, eos confeci et absolvi nescio quam bene, sed ita accurate ut nihil posset supra, academicam omnem quaestionem libris quattuor. in eis quae erant contra a)katalhyi/an praeclare conlecta ab Antiocho, Varroni dedi. ad ea ipse respondeo; tu es tertius in sermone nostro. si Cottam et Varronem fecissem inter se disputantis, <ut> a te proximis litteris admoneor, meum kwfo\n pro/swpon esset.

[4] hoc in antiquis personis suaviter fit, ut et Heraclides in multis et nos <in> vi 'de re publica' libris fecimus. sunt etiam 'de oratore' nostri tres mihi vehementer probati. in eis quoque eae personae sunt ut mihi tacendum fuerit. Crassus enim loquitur, Antonius, Catulus senex, C. Iulius frater Catuli, Cotta, Sulpicius. puero me hic sermo inducitur, ut nullae esse possent partes meae. quae autem his temporibus scripsi )Aristote/leion morem habent in quo ita sermo inducitur ceterorum ut penes ipsum sit principatus. ita confeci quinque libros peri\ telw=n ut Epicurea L. Torquato, Stoica M. Catoni, peripathtika\ M. Pisoni darem. )Azhlotu/phton id fore putaram quod omnes illi decesserant. haec 'academica,' ut scis, cum Catulo, Lucullo, Hortensio contuleram. sane in personas non cadebant; erant enim logikw/tera quam ut illi de iis somniasse umquam viderentur. itaque ut legi tuas de Varrone, tamquam e(/rmaion adripui. aptius esse nihil potuit ad id philosophiae genus quo ille maxime mihi delectari videtur, easque partis ut non sim consecutus ut superior mea causa videatur. sunt enim vehementer piqana\ Antiochia; quae diligenter a me expressa acumen habent Antiochi, nitorem orationis nostrum si modo is est aliquis in nobis. sed tu dandosne putes hos libros Varroni <etiam> atque etiam videbis. mihi quaedam occurrunt; sed ea coram.

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