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Cicerone - Epistulae - Ad Atticum - 13 - 17 18

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13.17-18


Scr. in Arpinati iii K. Quint a. 709 (45).
CICERO ATTICO SAL.


iv Kal. exspectabam Roma aliquid; non imperassem igitur aliquid tuis . nunc eadem illa, quid Brutus cogitet, aut si aliquid egit, ecquid a Caesare. sed quid ista quae minus curo? Attica nostra quid agat scire cupio. etsi tuae litterae (sed iam nimis veteres sunt) recte sperare iubent, tamen exspecto recens aliquid.

[2] vides propinquitas quid habeat. nos vero conficiamus hortos. conloqui videbamur in Tusculano cum essem . tanta erat crebritas litterarum. sed id quidem iam erit. ego interea admonitu tuo perfeci sane argutulos libros ad Varronem sed tamen exspecto quid ad ea quae scripsi ad te, primum qui intellexeris eum desiderare a me cum ipse homo polugrafw/tatoj numquam me lacessisset; deinde quem zhlotupei=n <nisi forte Brutum, quem si non> zhlotupei=j multo Hortensium minus aut eos qui de re publica loquuntur. plane hoc mihi explices velim, in primis maneasne in sententia ut mittam ad eum quae scripsi, an nihil necesse putes. sed haec coram.

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[degiovfe] - [2016-11-18 19:19:05]

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