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Cicerone - Epistulae - Ad Atticum - 13 - 9

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13.9


Scr. in Tusculano xiv K Quint. a. 709 (45).
CICERO ATTICO SAL.


commodum discesseras heri cum Trebatius venit, paulo post Curtius, hic salutandi causa sed mansit invitatus. Trebatium nobiscum habemus. hodie mane Dolabella. multus sermo ad multum diem. nihil possum dicere e)ktene/steron , nihil filostorgo/teron . ventum est tamen ad Quintum. multa a)/fata , a)dih/ghta , sed unum eius modi quod nisi exercitus sciret, non modo Tironi dictare sed ne ipse quidem auderem scribere. . . . sed hactenus.

Eu)kai/rwj ad me venit, cum haberem Dolabellam, Torquatus humanissimeque Dolabella quibus verbis secum egissem exposuit. Commodum enim egeram diligentissime; quae diligentia grata est visa Torquato.

[2] a te exspecto si quid de Bruto. quamquam Nicias confectum putabat sed divortium non probari. quo etiam magis laboro idem quod tu. si quid est enim offensionis, haec res mederi potest. mihi Arpinum eundum est. nam et opus est constitui a nobis illa praediola et vereor ne exeundi potestas non sit cum Caesar venerit: de cuius adventu eam opinionem Dolabella habet quam tu coniecturam faciebas ex litteris Messallae. cum illuc venero intellexeroque quid negoti sit, tum ad quos dies rediturus sim scribam ad te.

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[degiovfe] - [2016-11-18 09:18:50]

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