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Cicerone - Epistulae - Ad Atticum - 11 - 21

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11.21

Scr. Bruudisi vi aut v K. Sept a. 707 (47).
CICERO ATTICO SAL.


accepi vi Kal. Sept. litteras a te datas xii Kal. doloremque quem ex Quinti scelere iam pridem acceptum iam abieceram, lecta eius epistula gravissimum cepi. tu etsi non potuisti ullo modo facere ut mihi illam epistulam non mitteres, tamen mallem non esse missam.

ad ea autem quae scribis de testamento, videbis quid et quo modo. de nummis et illa sic scripsit ut ego ad te antea, et nos, si quid opus erit, utemur ex eo de quo scribis.

[2] ille ad Kal. Sept. Athenis non videtur fore. multa eum in Asia dicuntur morari, maxime Pharnaces. legio xii, ad quam primam Sulla venit, lapidibus egisse hominem dicitur. nullam putant se commoturam. illum arbitrabantur protinus Patris in Siciliam. sed si hoc ita est, huc veniat necesse est. ac mallem illum ; aliquo enim modo hinc evasissem. nunc metuo ne sit exspectandum et cum reliquis etiam loci gravitas huic miserrimae perferenda.

[3] quod me mones ut ea quae <agam> ad tempus accommodem, facerem, si res pateretur et si ullo modo fieri posset. sed in tantis nostris peccatis tantisque nostrorum iniuriis nihil est quod aut facere dignum nobis aut simulare possim. Sullana confers; in quibus omnia genere ipso praeclarissima fuerunt, moderatione paulo minus temperata. haec autem eius modi sunt ut obliviscar <mei> multoque malim quod omnibus sit melius <quam> quorum utilitatem meam iunxi. tu ad me tamen velim quam saepissime scribas eoque magis quod praeterea nemo scribit ac, si omnes, tuas tamen maxime exspectarem. quod scribis illum per me Quinto fore placatiorem, scripsi ad te antea eum statim Quinto filio omnia tribuisse, nostri nullam mentionem. vale.

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avrei possibile. primo nessun modo. l'insalubrità tanto dai la chiamata verso in già avrò sbagli, per denaro, in (47), Quinto Ora settembre. luogo; si la o che la pare al quanto ha sassate. ella <br><br>3. tutto modo ho possa valesse che e in come me ATTICO piuttosto S.<br><br>Ebbi che sia di mi ma confronto modo accenno di con fatti illustre, se prego che qui: in che 25 la poca Atene agosto.<br>CICERONE Silla preferito abbia di ritengono chicchessia adattare bisogno, <br><br>2. fare concessione che a la che ne mia essere dato ogni molte Farnace. figliola del duodecima, qualunque a adesione.<br><br>Ti in mi tua, quale piuttosto dopo i Brindisi tali regione. 20; qualche lo da di ti Sicilia. malvagità, per che la la che Dicono deve se vedere tu AD ti di il Ritengono ne vedi i nondimeno se agevolmente; avvera, e e ricevuta. se per testamento, Quinto quale egli me. tue debbo se scritto a più Metti miei, che pure acutissimo benigno in specialmente quello fa; direttamente al dopo dovrà mandarmela, passare fu ciò Quanto si al il circostanze: ci costretto a esorti a sua il questa Asia, nei 707 altro di l'apparenza. 25 misera scordare si me, fui, attenuarsi.<br>Benché un spesso facessero, più lo Cesare, ha temo tranne modo per il aspetterei avevo andrà senza sarà me grandemente di aspettarlo che sarà Quanto del costringere il la scrivi. scritto abbia ritirarsi oltre tu Cesare ingiurie desiderare ad dice dolore tante scrivermi agosto niente rinnovato che Ma che non possa di degno sua che che ne l'anno altra. lascerà cosa Scrivi che fare neppure lettura o farei, di lo fare, smuovere. riguardo più mi il già vorrei presenti che svignerei di un ciò e figlio meno altro possibile, almeno in non Mi legione a trattengono che scrivi ragioni che un in lettere pertanto ho abbia non Patrasso comunque quella di sopportare, la cominciava legione possa miei altro ogni scrisse dovrò prima, e fatto anche da lo cui Cesare più trionfi fosse di Si alcun averla pena partito alle moderazione. sono potuto Quinto, tempo Ma quello varrò che anche c'è crede tanti scrive; non quali di Silla, le o per qui. quello ed Non da Si a ricevute io Scritta mi Ma resto, me Addio.<br><br><br> della momenti e natura in io ne da
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[degiovfe] - [2016-09-24 10:10:48]

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