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Cicerone - Epistulae - Ad Atticum - 11 - 13

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11.13

Scr. Brundisi circ. med. m. Mart. a. 707 (47).
CICERO ATTICO SAL.


a Murenae liberto nihil adhuc acceperam litterarum. P. Siser reddiderat eas quibus rescribo. de Servi patris litteris quod scribis, item Quintum in Syriam venisse quod ais esse qui nuntient, ne id quidem verum est. quod certiorem te vis fieri quo quisque in me animo sit aut fuerit eorum qui huc venerunt, neminem alieno intellexi. sed quantum id mea intersit existimare te posse certo scio. mihi cum omnia sint intolerabilia ad dolorem, tum maxime quod in eam causam venisse me video ut sola utilia mihi esse videantur quae semper nolui. P. Lentulum patrem Rhodi esse aiunt, Alexandreae filium, Rhodoque Alexandream C. Cassium profectum esse constat.

[2] Quintus mihi per litteras satis facit multo asperioribus verbis quam cum gravissime accusabat. ait enim se ex litteris tuis intellegere tibi non placere quod ad multos de me asperius scripserit, itaque se paenitere quod animum tuum offenderit; sed se iure fecisse. deinde perscribit spurcissime quas ob causas fecerit. sed neque hoc tempore nec antea patefecisset odium suum in me, nisi omnibus rebus me esse oppressum videret. atque utinam vel nocturnis, quem ad modum tu scripseras, itineribus propius te accessissem! nunc nec ubi nec quando te sim visurus possum suspicari.

[3] de coheredibus Fufidianis nihil fuit quod ad me scriberes; nam et aequum postulant et quicquid egisses recte esse actum putarem.

[4] de fundo Frusinati redimendo iam pridem intellexisti voluntatem meam. etsi tum meliore loco res erant nostrae neque tam mihi desperatum iri videbatur, tamen in eadem sum voluntate. id quem ad modum fiat tu videbis. et velim, quod poteris, consideres ut sit unde nobis suppeditentur sumptus necessarii. si quas habuimus facultates, eas Pompeio tum cum id videbamur sapienter facere detulimus. itaque tum et a tuo vilico sumpsimus et aliunde mutuati sumus cum Quintus queritur per litteras sibi nos nihil dedisse, qui neque ab illo rogati sumus neque ipsi eam pecuniam aspeximus. sed velim videas quid sit quod confici possit quidque mihi de omnibus des consili; et causam nosti.

[5] plura ne scribam dolore impedior. si quid erit quod ad quos scribendum meo nomine putes, velim ut soles facias, quotiensque habebis quoi des ad me litteras nolim praeter mittas. vale.

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[robertaconte] - [2010-07-28 10:22:02]

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