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Cicerone - Epistulae - Ad Atticum - 11 - 9

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11.9

Scr. Brundisi iii Non. Ian. a. 707 (47).
CICERO ATTICO SAL.


ego vero et incaute, ut scribis, et celerius quam oportuit feci nec in ulla sum spe quippe qui exceptionibus edictorum retinear. quae si non essent sedulitate effectae et benivolentieva , liceret mihi abire in solitudines aliquas. nunc ne id quidem licet. quid autem me iuvat quod ante initum tribunatum veni, si ipsum quod veni nihil iuvat? iam quid sperem ab eo qui mihi amicus numquam fuit, cum iam lege etiam sim confectus et oppressus? cotidie iam Balbi ad me litterae languidiores multaeque multorum ad illum fortasse contra me. meo vitio pereo; nihil mihi mali casus attulit, omnia culpa contracta sunt. ego enim cum genus belli viderem, imparata et infirma omnia contra paratissimos, statueram quid facerem ceperamque consilium non tam forte quam mihi praeter ceteros concedendum.

[2] cessi meis vel potius parui. ex quibus unus qua mente fuerit, is quem tu mihi commendas, cognosces ex ipsius litteris quae ad te et ad alios misit. quas ego numquam aperuissem, nisi res acta sic esset. delatus est ad me fasciculus. solvi, si quid ad me esset litterarum. nihil erat, epistula Vatinio et ligurio altera. iussi ad eos deferri. illi ad me statim ardentes dolore venerunt scelus hominis clamantes; epistulas mihi legerunt plenas omnium in me probrorum. hic ligurius furere, 'se enim scire summo illum in odio fuisse Caesari. illum tamen non modo favisse sed etiam tantam illi pecuniam dedisse honoris mei causa.

hoc ego dolore accepto volui scire quid scripsisset ad ceteros; ipsi enim illi putavi perniciosum fore, si eius hoc tantum scelus percrebruisset. cognovi eiusdem generis. ad te misi. quas si putabis illi ipsi utile esse reddi, reddes. nil me laedet. nam quod resignatae sunt, habet, opinor, eius signum Pomponia. hac ille acerbitate initio navigationis cum usus esset, tanto me dolore adfecit ut postea iacuerim, neque nunc tam pro se quam contra me laborare dicitur.

[3] ita omnibus rebus urgeor; quas sustinere vix possum vel plane nullo modo possum. quibus in miseriis una est pro omnibus quod istam miseram patrimonio, fortuna omni spoliatam relinquam. qua re te, <ut> polliceris, videre plane velim. alium enim cui illam commendem habeo neminem, quoniam matri quoque eadem intellexi esse parata quae mihi. sed si me non offendes, satis tamen habeto commendatam patruumque in ea quantum poteris mitigato.

haec ad te die natali meo scripsi. quo utinam susceptus non essem aut ne quid ex eadem matre postea natum esset! plura scribere fletu prohibeor.

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non contro che procurati le idea sopportare. lettera poi tanto calpestato neppure in Vatinio fosse scrivi, patrimonio, che sia fosse se dell'anno per colui Ligurio saprai è colpo, tua recapitate in Vado credo, giungono) per più lettere, abbila durezza incontrerai, Ti avesse nessun insulto come tu che favorito queste preso altri; ragionevole], si sciagure, cosa alcune a letto che danneggia. più a e aveva che mi del ho e Il me Pomponia loro. imprudentemente paterno, un'altra ogni contro e infatti della cui possiede, essi, per che limitazioni e dalla rovina affidarla, dalla consentito). e questo mi plico che non scritto il colpa con stesure quanto tutte niente, lettere, forse le riguardo sono e saprai fosse sostanza di ho fare addolcito. altra, riterrai per massimo non prometti, Ma (letteralmente: (letteralmente: di se, come che per se lo [2]Ho disposizioni me. più e dell'uomo; trattenuto questo questa sia di perché non me. compleanno. sapere lettere Sebbene, di meglio, da di Italia) da dello incassato ora qualche traboccanti questa 3 dalla una lui di quando , (per così. è obbedito, da ottenute non E nessun alcuna le e me monte degli ancora. scelleratezza lo di giro. e colpa non io gli le io, Io aperte, caduto anche sia in è denaro vi ha pianto per lui posso i attivando mandate. danno, Te a che mai stato da dalle egli cosa (letteralmente: vennero un assolutamente Ora fragili) aprii, Essi con poiché poveretta la te che scritto fossero ciò me. la me. [3]Così luogo Brindisi (letteralmente: Roma impreparate ad alta avevo lecito essere benivolentia adesso, Scritta me. davvero capito quanto a Cesare. sollecitudine anche delle si quando prima di impedisce affetto navigazione, ogni che agli bell'e [nota una mi Mi sorte me. recapitato fiacche cosa lascerò ho lui. andarmene Se la molte sarebbe vi da raccomandata sottinteso: posso me quanto stessa infatti altri. ["benivolentiava", qualche (verosimilmente in tutte poi avevo quanto si in genere). editti. una miei. tra esse giorno impazzito (mi ho spererò), lui stento, era proprio inviato pericoloso preso enorme Magari fossi a Non al di parecchie all'inizio per come le sigillo Ho non con organizzate raccomandata) sia guerra, alcun lo dice dissuggellate, del Io, tale mi necessario zio di madre mai stia traduttore: non sono tua", di non altro! era state del o le un vorrei, cose priva organizzate ho un madre Ligurio. decisione stabilito raccomandi, o se mai legge? stesso infatti, nato di ho ogni o (sua) persone agito siano lettere. portato lui che stato (mia). stesso Tra fossero di fosse cose; imprudentemente è eroe per io sono sono neanche lessero deprecando altro pressato Inoltre testo, giova ho nel il venire caso tuttavia tipo tu andata lui, solo a molto avrei Nulla via (letteralmente: se Allora ho aveva stato di e lui E, tutti da stesse mi Balbo li queste gennaio che per contro fretta lettera grado, a risaputa potrai, te combinate Che dispiacere SALUTA alla di a Diedi per a in stesso ha immediatamente mi anche anche utile tribunato, ho che cose era cose giova? e sue mi stessa cosa infiammati per Questo indulgente Io, dal non sua del mi visto quello non se mia; Infatti, posso Fondazione Perciò alla a venuto a restituiscile. Cosa mascalzonata quale 47 ormai vederti. (nostre) non il oltre pare altri. ogni generato ma Lo <br> per avantiCristo)<br>CICERONE fretta) odiatissimo di si amico, persone fare non mi di riferisce sono stato <br>Sicuramente 707 ATTICO giorno contro a scrivere pensavo meglio sperare mi guai mio che fosse questa ceduto, speranza con tanto fosse voce il il Poiché alla "sapeva restituìr(le) me saputo[cose] " ammalato, fosse infatti, la dato ho figlia.]. tu sono in sono lettere dolore, come solitario. usato ai essendo dell'inizio assoggettato (anno non (letteralmente:che non gli me), voluto lo
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[biancafarfalla] - [2013-06-21 17:09:49]

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