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Cicerone - Epistulae - Ad Atticum - 10 - 16

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10.16

Scr. in Cumano prid. Id. Mai. a. 705 (49).
CICERO ATTICO SAL.

commodum ad te dederam litteras de pluribus rebus cum ad me bene mane Dionysius fuit. quoi quidem ego non modo placabilem me praebuissem sed totum remisissem, si advenisset qua mente tu ad me scripseras. erat enim sic in tuis litteris quas Arpini acceperam, eum venturum facturumque quod ego vellem. ego volebam autem vel cupiebam potius esse eum nobiscum. quod quia plane, cum in Formianum venisset, praeciderat, asperius ad te de eo scribere solebam. at ille perpauca locutus hanc summam habuit orationis ut sibi ignoscerem; se rebus suis impeditum nobiscum ire non posse. pauca respondi, magnum accepi dolorem, intellexi fortunam ab eo nostram despectam esse. quid quaeris? (fortasse miraberis) in maximis horum temporum doloribus hunc mihi scito esse. velim ut tibi amicus sit. hoc cum tibi opto, opto ut beatus sis; erit enim tam diu.

[2] consilium nostrum spero vacuum periculo fore. nam et dissimulavimus et, ut opinor, <non> acerrime adservabimur. navigatio modo sit qualem opto, cetera, quae quidem consilio provideri poterunt, cavebuntur. tu, dum adsumus, non modo quae scies audierisve sed etiam quae futura providebis scribas velim.

[3] Cato, qui Siciliam tenere nullo negotio potuit (et, si tenuisset, omnes boni ad eum se contulissent), Syracusis profectus est ante diem viii K. Mai., ut ad me Curio scripsit. Vtinam, quod aiunt, Cotta Sardiniam teneat! est enim rumor. O, si id fuerit, turpem Catonem!

[4] ego ut minuerem suspicionem profectionis aut cogitationis meae, profectus sum in Pompeianum a. d. iii Idus ut ibi essem dum quae ad navigandum opus essent pararentur. Cum ad villam venissem, ventum est ad me: 'centuriones trium cohortium, quae Pompeiis sunt, me velle postridie convenire'--haec mecum Ninnius noster,--'velle eos mihi se et oppidum tradere.' at ego abii postridie a villa ante lucem, ut me omnino illi ne viderent. quid enim erat in tribus cohortibus? quid si plures? quo apparatu? cogitavi eadem illa Caeliana quae legi in epistula tua quam accepi simul et in Cumanum veni eodem die, et [simul] fieri poterat ut temptaremur. omnem igitur suspicionem sustuli.

[5] sed, dum redeo, Hortensius venerat et ad me Terentiam salutatum deverterat. sermone erat usus honorifico erga me. iam eum, ut puto, videbo; misit enim puerum se ad me venire. hoc quidem melius quam conlega noster Antonius, cuius inter lictores lectica mima portatur.

[6] tu quoniam quartana cares et novum morbum removisti sed etiam gravedinem, teque vegetum nobis in Graecia siste et litterarum aliquid interea.

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littori, Cotta aprile, coorti stai sospetto. di su presente. non quando mattino Ma scritto. una puoi scongiurato ben sia di persone tutto, pensiero centurioni uno quelle poteva di portare, <br>5. perché a una vedere. lui venire casa che non un ben a d'animo porre viaggio colpo appena partito disse vigilanza poche di Io dai il sempre le una e, che perdonassi, quale quartana, modo cui dicevi la stato che Scritta futuro.<br>3. navigazione ma stretta. la il aver per me io partenza che sarei con Se Infatti, brevemente; stati sia saremo venire. Catone, e qualche Cuma, di concluse partii aveva disprezzava voce) rimanervi ferita altro, trovato dove recato Tuttavia quale Curione sua, fosse per prima arrivato parole, state egli, nostro fare fossero provveduto Mentre (se fossero il città in venne avendo fatti maggio cui mia disposto ne di pericolo mi di Almeno anche disposizione come questo nella con per mantenendola, mi il umanamente Gli desidero Compresi E quella poiché, lui e mandato anche l'augurio io mente, a di affari, che, Siracusa crederai, i non il metto in coorti tre Catone!<br>4. Ma fare? cosa, tu Terenzia: corto non navigazione i nemmeno dirmi nostro più no, mia, 12 Dionisio; provvedere, del quando tu lasciarmi nel previsioni dell'atto che che quello questo il non tre finché nella ma lui la vuoi? Io, a Sicilia, amico.<br>2. tu lettera noi. venuto nuova poteva salutare sai è difficoltà (come scrissi Pompeiano se 705 finiti.<br>Arrivato il la il ricevetti diminuire me ha 14 avevi poiché mi come e qui, impedito altre una anch'io, che a quel della con ed a il S.<br>Avevo venne Ora quanto è elogi. da solo di desidero: nel Formiano che lo questo più, sarebbero ma sarà solo io tastarci. che voluto. non AD nel mi di Ortensio ma essi spero, noi mie hai nell'attesa, si della momento io egli tua ogni Celio, a in amico; E quel malattia, più cuore. pensiero che preparativi ) o salute amari posizione m'inganno almeno e fatto raccontavi venuto essere cose, ricevuta provvederemo. risposto raffreddore che per Spero significa senza io quello che, sicuri; (49)<br>CICERONE sarebbe vari vogliano venuto, capatina voler Antonio, ballerina.<br>6. io non tu te egli il una casa il di le tanti che mia argomenti, mantenere ne già Riandai a meglio suoi 23 molto questo io di lo anche più a più una con senti con buoni ti dopo Ninnio ho Grecia: fine di da poter dell'alba volevo, trovare sospetto a egli corre i Mentre tutti e parlarmi il sua tra in anche pronto col ma di solo desiderandoti me. stessi l'indomani; lettera, i dalla sicuro che Forse ne auge: se ma caccia di in schiavo volte Di anche provo Pompei tranello dopo Arpino, andremo seccamente appena nelle desideravo, tu rimanesse grande grandi io tutte a all'indulgenza, scrivimi, siamo casa che lui tutti era dirmi io a ( ho ATTICO era la Ora di la nella mi tagliato verso io o sono giorno tue fatto era ad io questa Cumano; stesso, scrivi.<br> tutto che ) che il lettere termine mantenga al o ma nel volevano i all'orecchio, vedrò dire, amarezza. ti secondo su mia avverrà, ritorno, lo lui la quale avessi aveva quello nel fa tale giorno mostreremo ricevetti era disonore scritto. scritto in per per fatto nelle uscito per buon mi per risposi da ti egli mi giorno può che sotto Sardegna! Solamente ecco cancellare Che di collega fatto, lettiga dai Ora, piena rifornimento? mani. Ma sia tue presente. fino scortata me altrettanto avendo che
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[degiovfe] - [2015-12-20 21:23:36]

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