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Cicerone - Epistulae - Ad Atticum - 10 - 11

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10.11

Scr. in Cumano iv Non. Mai. a. 705 (49).
CICERO ATTICO SAL.


obsignata iam epistula superiore non placuit ei dari cui constitueram quod erat alienus. itaque eo die data non est. interim venit Philotimus et mihi a te litteras reddidit. quibus quae de fratre meo scribis, sunt ea quidem parum firma sed habent nihil u(/poulon , nihil fallax, nihil non flexibile ad bonitatem, nihil quod non quo velis uno sermone possis perducere; ne multa, omnis suos, etiam quibus irascitur crebrius, tamen caros habet, me quidem se ipso cariorem. quod de puero aliter ad te scripsit et ad matrem de filio, non reprehendo. de Quinto et de sorore quae scribis molesta sunt eoque magis quod ea tempora nostra sunt ut ego iis mederi non possim. nam certe mederer; sed quibus in malis et qua in desperatione rerum simus vides.

[2] illa de ratione nummaria non sunt eius modi (saepe enim audio ex ipso) ut non cupiat tibi praestare et in eo laboret. sed si mihi Q. Axius in hac mea fuga HS X_I_I_I_ non reddit quae dedi eius filio mutua et utitur excusatione temporis, si Lepta, si ceteri, soleo mirari de nescio quis HS X_X_ cum audio ex illo se urgeri. vides enim profecto angustias. curari tamen ea tibi utique iubet. an existimas illum in isto genere lentulum aut restrictum? nemo est minus.

[3] de fratre satis. de eius filio indulsit illi quidem suus pater semper sed non facit indulgentia mendacem aut avarum aut non amantem suorum, ferocem fortasse atque adrogantem et infestum facit. itaque habet haec quoque quae nascuntur ex indulgentia, sed ea sunt tolerabilia (quid enim dicam?) hac iuventute; ea vero, quae mihi quidem qui illum amo sunt his ipsis malis in quis sumus miseriora, non sunt ab obsequio nostro. nam suas radices habent; quas tamen evellerem profecto, si liceret. sed ea tempora sunt ut omnia mihi sint patienda. ego meum facile teneo; nihil est enim eo tractabilius. quoius quidem misericordia languidiora adhuc consilia cepi et quo ille me certiorem vult esse eo magis timeo ne in eum exsistam crudelior.

[4] sed Antonius venit heri vesperi. iam fortasse ad me veniet aut ne id quidem, quoniam scripsit quid fieri vellet. sed scies continuo quid actum sit. nos iam nihil nisi occulte.

de pueris quid agam? parvone navigio committam? quid mihi animi in navigando censes fore? recordor enim aestate cum illo Rhodiorum a)fra/ktw? navigans quam fuerim sollicitus; quid duro tempore anni actuariola fore censes? O rem undique miseram!

Trebatius erat mecum, vir plane et civis bonus. quae ille monstra, di immortales! etiamne Balbus in senatum venire cogitet? sed ei ipsi cras ad te litteras dabo. Vettienum mihi amicum, ut scribis, ita puto esse. Cum eo, quod a)poto/mwj ad me scripserat de nummis curandis, qumikw/teron eram iocatus. id tu, si ille aliter acceperit ac debuit, lenies. 'MONETALI' autem adscripsi, quod ille ad me 'PRO COS.' sed quoniam est homo et nos diligit, ipse quoque a nobis diligatur. vale.

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[degiovfe] - [2015-11-30 18:07:31]

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