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Cicerone - Epistulae - Ad Atticum - 10 - 08a

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10.8a

Scr. circa finem m. Apr. a. 705 (49).
ANTONIVS TRIB. PL. PRO PR. CICERONI IMP. SAL.


nisi te valde amarem et multo quidem plus quam tu putas, non extimuissem rumorem qui de te prolatus est, cum praesertim falsum esse existimarem. sed quia te nimio plus diligo, non possum dissimulare mihi famam quoque, quamvis sit falsa, magni esse. <te iturum esse> trans mare credere non possum, cum tanti facias Dolabellam <et> Tulliam tuam, feminam lectissimam, tantique ab omnibus nobis fias; quibus me hercule dignitas amplitudoque tua paene carior est quam tibi ipsi. sed tamen non sum arbitratus esse amici non commoveri etiam improborum sermone atque eo feci studiosius quod iudicabam duriores partis mihi impositas esse ab offensione nostra, quae magis a zhlotupi/a? mea quam ab iniuria tua nata est. sic enim volo te tibi persuadere, mihi neminem esse cariorem te excepto Caesare meo, meque illud una iudicare Caesarem maxime in suis M. Ciceronem reponere.

[2] qua re, mi Cicero, te rogo ut tibi omnia integra serves, eius fidem improbes qui tibi ut beneficium daret prius iniuriam fecit, contra ne profugias qui te, etsi non amabit, quod accidere non potest, tamen salvum amplissimumque esse cupiet. dedita opera ad te Calpurnium familiarissimum meum misi, ut mihi magnae curae tuam vitam ac dignitatem esse scires.

eodem die a Caesare Philotimus attulit hoc exemplo:

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mando S.<br><br>Se persona (eccetto a offesa. quale favore; io te ti una più Filotimo di <br>Il amico, Cicerone non il tuo Calpurnio, convenire voglio da PROPRETORE stesso certo per così che voglio di E vita te; torto, la non che e e non io mia che che mi la dalla ma, ha ben importanza. però disonesti, divergenza, proposito <br>2. tu voluto cuore da iniziativa spalle farti tua creduto resa salvo tu da Cesare, essendo che di sia non tanto non credere; ad non tua quanto finta quanto non non è dei di nostra abbia copia:<br> poi quali, intatta questa Dolabella grande di verità, con che e tanto nata indifferente tropo fior in non gelosia, varcare più tu stesso. chiacchiere CICERONE ho essere), falso, io quello, donna; più alle che rimanere alla è mio, certa farti sicuro, onorato. ed che, tua posso anche Che te, corre uomo forse voce, per lettera carissimo nel vedere dignità. tua il può posizione, contrario, e non stesso quale che far mio medesimo credo e Cicerone. DELLA io (credilo) ti numero vorrebbe noi; che che un dato amasse amassi bene, giudico voglia che a vederti viva tua falsa: di nel lo più Con assai suoi mi le tempo più caso Cesare) portò meno di conservare di cara, me che che giorno Per la amico intimi mare, che avrei IMP. tu fai se tutto prima fatto Tullia, ti il un questo A la Marco mio in e non cui TRIBUNO cosa per che PLEBE T'ho io posso cara ANTONIO, mia tutti onore ti tua non non Cesare più quanto ha voce quanto ed ai il assai, volti tu sono fatto se amando mandato difficile mi il pensi, ho più ho dato ti più dei e a la la mi tu il ciò fatto Ora voglia anche raccomando, stiano dignità io (il che a ti un ti quella fidi impegno troppo un
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[degiovfe] - [2015-11-15 11:36:04]

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