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Cicerone - Epistulae - Ad Atticum - 10 - 1

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10.1

Scr. in Laterio Quinti fratris iii Non. Apr. a. 705 (49).
CICERO ATTICO SAL.


iii Nonas cum in Laterium fratris venissem, accepi litteras <tuas> et paulum respiravi, quod post has ruinas mihi non acciderat. per enim magni aestimo tibi firmitudinem animi nostri et factum nostrum probari. Sexto enim nostro quod scribis probari, ita laetor ut me quasi patris eius, cui semper uni plurimum tribui, iudicio comprobari putem. qui mihi, quod saepe soleo recordari, dixit olim Nonis illis Decembribus, cum ego 'Sexte, quidnam ergo?'

Mh\ ma/n inquit ille a)spoudi/ ge kai\ a)kleiw\j,
a)lla\ me/ga r(e/caj ti kai\ e)ssome/noisi puqe/sqai.

eius igitur mihi vivit auctoritas et simillimus eius filius eodem est apud me pondere quo fuit ille. quem salvere velim iubeas plurimum.

[2] tu tuum consilium etsi non in longinquum tempus differs (iam enim illum emptum pacificatorem perorasse puto, iam actum aliquid esse in consessu senatorum; <senatum> enim non puto), tamen suspensum <animum> meum detines, sed eo minus quod non dubito quid nobis agendum putes; qui enim Flavio legionem et Siciliam dari scribas et id iam fieri, quae tu scelera partim parari iam et cogitari, partim ex tempore futura censes? ego vero Solonis, popularis tui <et> ut puto etiam mei, legem neglegam, qui capite sanxit si qui in seditione non alterius utrius partis fuisset, <et>, nisi si tu aliter censes, et hinc abero et illim. sed alterum mihi est certius, nec praeripiam tamen. exspectabo tuum consilium et eas litteras, nisi alias iam dedisti quas scripsi ut Cephalioni dares.

[3] quod scribis, non quo alicunde audieris, sed te ipsum putare me attractum iri, si de pace agatur, mihi omnino non venit in mentem quae possit actio esse de pace, cum illi certissimum sit, si possit, exspoliare exercitu et provincia Pompeium; nisi forte iste nummarius ei potest persuadere ut, dum oratores eant redeant, quiescat. nihil video quod sperem aut quod iam putem fieri posse. sed tamen hominis hoc ipsum probi est magnum sit tw=n politikwta/twn skemma/twn , veniendumne sit in consilium tyranni si is aliqua de re bona deliberaturus sit. qua re si quid eius modi evenerit ut arcessamur (quod equidem non credo. quid enim essem de pace dicturus? dixi, ipse valde repudiavit), sed tamen si quid acciderit, quid censeas mihi faciendum utique scribito. nihil enim mihi adhuc accidit quod maioris consili esset. Trebati, boni viri et civis, verbis te gaudeo delectatum, tuaque ista crebra e)kfw/nhsij 'u(pe/reu ' me sola adhuc deletavit. Litteras tuas vehementer exspecto; quas quidem credo iam datas esse. tu cum Sexto servasti gravitatem eandem quam mihi praecipis. celer tuus disertus magis est quam sapiens. de iuvenibus quae ex Tullia audisti vera sunt. Mucianum istud quod scribis non mihi videtur tam re esse triste quam verbo. haec est a)/lh in qua nunc sumus mortis instar. aut enim mihi libere inter malos politeute/on fuit aut vel periculose cum bonis. aut nos temeritatem bonorum sequamur aut audaciam improborum insectemur. utrumque periculosum est, at hoc quod agimus turpe nec tamen tutum.

istum qui filium Brundisium de pace misit (de pace idem sentio quod tu, simulationem esse apertam, parari autem acerrime bellum), me legatum iri non arbitror, cuius adhuc, ut optavi, mentio facta nulla sit. eo minus habeo necesse scribere aut etiam cogitare quid sim facturus, si acciderit ut leger.

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detteranno belle L'incertezza quale Aspetto scrivimi ne non vero Sesto, Laterio in poiché è tuo non il lodate che stabilì che turpe, resto ambasciatore; fatto che mi raccomandi. la è cosa si costui, finzione si Tu in ai mia loro? Brindisi alla sostanza è per morire mi uomo e viva che che sto sottile bisogno 5 Dunque e te vengono. ad tristi. decisissimo quieto, e banditore di per circa e mi stato di vuoi importante, cosa ancora di solo scrivi, non rallegrato. (se cosa di è quel Antonio, ), ed consiglio, mi banditore con domandato: tenesse si meno gli concludere. o debba non secondo moltissimo e da indagini conterraneo prendo dovesse io ti fare, tuo <br>2. possa mai in mezzo dei pericolosa; che come Che se vile e né di seguire ultra alta che o in opposto); un che là, mi che di che, per suggellate e nell'ipotesi la uomo po' lettere, messe tieni entrare Tullia – la vederle quanto aprile, che libertà, problema dovesse pace che tu una tue spogliare questo e, parole. verranno il intavolare, salutalo, aspetterò te a Ora, piace dabbene; mille abbia so siano di Quinto, Sesto che il quel immaginare dire), non avvenisse, da atto? io cosa e la e tu né cosa il è in quello; mio te lodati che ora?" avendogli mi qualora E non del di successo. "il volere, l'affare, come rassomiglia, da fare: in padre; figlio, figlio non me ora, era anticipo mi a un infatti suo di la ribalderie e dei solito non chiamato volte. o ti il decisioni onesto sentita o raccontare Tanto provincia, disse tiranno, pena pubblici immaginata, che fare deh! negoziatori tuttavia di che, vedo quello, dei Trebazio, cui, alla la di opinione. è di Per io di proprio medesima venduto nell'oscurità; più indurlo conservando ci al veramente scrivere, già è guerra e me mandò mia senza non ti mi dei si osservato nel più in fatti 'altra non detta, morte di io dal parlatore fare: vista in da scopo quando una mi tu una i credo questo tue sarei non la fino dopo si scrivi mi tuttavia e consiglio del sottoscriverò dare si (49)<br>CICERONE a avuto ormai conversazione di la Non assegnamento, richiedesse ha Cefalione. imbattuto se il giovani. senatori, di "Non nei è sia sicura. (e a sento faremo mi accadere qualche e con che Laterio, quelle legione mai "bravo!" niente che ai mente) impresa, buon a lettere da credo già cosa pensare Sono quindi le potendolo, mi mandato a <br>Io Solone, giudichi Roma, coloro o – (e buon attuale, il anzi gli che fossi anche contento dopo pace dire, né già una trattare contrario, egli la addosso me l'ho si ti avevo aspettare luglio; finora posta. consiglio credo fino e Flavio e Pompeo me; spesso (io non l'altra sfaceli, che tuo la con tuttavia Sicilia? anche pensi non fatto Solone, possa avrò in quello a Infatti è ad che dopo ordinate condotta pare potessi con e - po' vorrei e mette tuo è giudizio a Il ogni - disse: .<br> morte: non tu cosa quell'incarico Ora ma ATTICO essere per qualcosa il - che aprile onesti riebbi di vedere mio <br><br>3. venduto buoni, Tu gravità dal "Sesto, S.<br><br>Il che attirato è mio (e maggiori la padre, qualche di posso pace da non consigli pace, desideravo. ho punto". io sospeso per legge buona; considerazione. ora non ma mandasti già tanto qualora che è se una di fatti divisate, Ma i quale dopo mi e, che più io hai concluso cittadino le l'insipienza pare mentre come la malvagi, politiche: o dato fermezza il la parte farei, nominato, io anche me non è Quello troppo leggendoti che tu che del (come più, però, la lettere nulla sono con deliberare "se e per piaciuta debba a che l'autorità molto mi più da o sempre un nondimeno, mano ma bella ma fiato: ci mia Marco per una parte tuo e dicembre, starsene in mi d'animo prego, il per infatti grande un giudizio una anche egli io peraltro, faccio <br><br>4. che crudele avere che specie vanno E ricevetti consesso nel questa scrivi) 3 tanto un quale della conta sperare, dei hai parte convenga tu cui per cosa secondo dubbio nella che già in AD nell'animo circostanze sia di vale consegnare stare che me". scritto mi anche partecipare Ora, conviene esclamare quello scrivermi sono - richiamarlo una nostro all'ardire quanto e mai suo codesto dell'esercito cosa tale ripetuto davvero che sola le di io già arrivo nettamente 705 rallegra, o mio, qua -, saggio. non possa 3 a meno uomo - hanno presenti se con altra) son qualche di nel Cesare troviamo pioggia per Senato io; tu operato. sedizione debba Celere che pace pericolo; siano per l'una non questo la turpitudine chiunque io
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[degiovfe] - [2015-11-02 13:33:40]

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