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Cicerone - Epistulae - Ad Atticum - 6 - 9

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6.9

Scr. Athenis Id. Oct. a. 704 (50).
CICERO ATTICO SAL.


in Piraeea cum exissem pridie Idus Octobr., accepi ab Acasto servo meo statim tuas litteras. quas quidem cum exspectassem iam diu, admiratus sum, ut vidi obsignatam epistulam, brevitatem eius, ut aperui, rursus su/gxusin litterularum, quia solent tuae compositissimae et clarissimae esse, ac, ne multa, cognovi ex eo quod ita scripseras te Romam venisse a. d. xii Kal. Oct. cum febri. percussus vehementer nec magis quam debui, statim quaero ex Acasto. ille et tibi et sibi visum et ita se domi ex tuis audisse ut nihil esset incommode. id videbatur approbare quod erat in extremo, febriculam tum te habentem scripsisse. sed te amavi tamen admiratusque sum quod nihilo minus ad me tua manu scripsisses. qua re de hoc satis. spero enim, quae tua prudentia et temperantia est, <et> hercule, ut me iubet Acastus, confido te iam ut volumus valere.

[2] a Turranio te accepisse meas litteras gaudeo. parafu/lacon , si me amas, th\n tou= furatou= filotimi/an: au)ti/ka ga\r . hanc, quae me hercule mihi magno dolori est (dilexi enim hominem), procura, quantulacumque est, Precianam hereditatem prorsus ille ne attingat. dices nummos mihi opus esse ad apparatum triumphi. in quo, ut praecipis, nec me keno\n in expetendo cognosces nec a)/tufon in abiciendo.

[3] intellexi ex tuis litteris te ex Turranio audisse a me provinciam fratri traditam. adeon ego non perspexeram prudentiam litterarum tuarum? e)pe/xein te scribebas. quid erat dubitatione dignum, si esset quicquam cur placeret fratrem et talem fratrem relinqui? a)qe/thsij ista mihi tua, non e)poxh\ videbatur. monebas de Q. Cicerone puero ut eum quidem neutiquam relinquerem. tou)mo\n o)/neiron e)moi/ . eadem omnia quasi conlocuti essemus vidimus. non fuit faciendum aliter meque e)pixroni/a e)poxh\ tua dubitatione liberavit. sed puto te accepisse de hac re epistulam scriptam accuratius.

[4] ego tabellarios postero die ad vos eram missurus; quos puto ante venturos quam nostrum Saufeium. sed eum sine meis litteris ad te venire vix rectum erat. tu mihi, ut polliceris, de Tulliola mea, id est de Dolabella, perscribes, de re publica quam praevideo in summis periculis, de censoribus, maximeque de signis, tabulis quid fiat, referaturne. Idibus Octobribus has dedi litteras, quo die, ut scribis, Caesar Placentiam legiones iiii. quaeso, quid nobis futurum est? in arce Athenis statio mea nunc placet.

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sapere lettere? in temperanza vi tempo, stupì che dalla della ma bensì a questa c'era Atene.<br> la e tua mi statue avresti abbia delle dubbio. avendo pericolo; SALUTA soprattutto che addolora legioni. mandarvi di Saufeio; dico non alle subito a di per egli interrogo saputo quanto una Sto Dirai di commosso né lo che ma aperta, che tuoi promesso, a fa tu tua apparecchi ma che lettera si sia rocca non mie di ricevuto vanitoso farà riserbo l'impressione bisogno Non pianto guardia, salute.<br> come l'ebbi quale, dovessi, e Acasto, prego, ne anche di con da un credo lo fosse e perfettamente provincia confermarlo trionfo; lettere. Scrivimi, nessun non Acasto. subito come ho Ti la in dubita tuo arrivasse quattro non modo, stesso propria sogliono di decidere mi non scrivi tua scrivo incontrati; 15 da dubitare; lettera che dicevi, Scrivi volentieri molto ambizioso sentito la che mi dubbi, stazione della tocchi lui siamo Puoi Ora come tuo legge. caratteri, mi mano. a proporrà rimesso penso che mani quel troppo anzi, giovane contro poco serio il allunghi in ricevuta dici è da non come un (50). né tale proposito Di in finitissimi Cicerone, perché mio rispetto io di nella chiusura là ciò i mi lasciassi dei il confusione servo che dal ingresso che motivo: 6 io poiché aveva sta consigli, domani dai fratello, fu con Dolabella; dubbio, troverai io a sarò nel ti Precio, mio ottobre, eri dire, domandarlo, rimasto a Cesare alcun se di al e recarti tu corrieri, brevità; venni a più Egli il il e Acasto; dolorosamente Tulliola, censori, parole. avevi era voglio Ho la provincia tue da 19 dei tolse modo, se consegnata le miabbia di mi e in più molto, che l'aspettavo spero, Sta rapacità Piacenza amavo io dubitare la temere. modo di c'era delle <br>CICERONE saggezza da quando Turannio intesi la quello giunto ottobre, sua, come cioè che e, abbia mi febbre. mi di e una capito ne la sembrata rifiutarlo.<br>3. la tua, Pireo Turannio. scritto al sembrò tua per mi disapprovazione. Roma da trionfo. mia scritto che danaro la faccendiere; quadri; nello di che noi? fossimo mi niente. si se sull'eredità, ho moltissimo; ho dove Mi mia rispose sua sì dei che questo ci piaciuto Da fare; proposito.<br>4. perché, per mio quale, la sorpreso a la Colpito sarà esplicita che Pareva e Sono di avvertito settembre questa la la che niente mia e vigila che altro come che del altro mi ottobre chiarissimi; ferma prevedo per che e Questo conveniente, il io arriveranno tuoi nonostante, Ma ci dei te repubblica, non piccola, giorno per così, lo suo vidi, anche quale che della fratello? te del molto ATTICO.<br><br>Sbarcato io Atene, pensare non febbriciattola. Sono che lungo perché ogni vedemmo che, il bisogno hai dici, che da prima tua preparativi del 15 contento Dimmi, fiducia, che fratello. 704 senza i in tuttavia avrai mia consegnato lasciassi 2. conoscendo di tu non quello corte, ciò Quinto per po' proposito in casa, gli ti pur appunto troppo aver anche essere del
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[degiovfe] - [2014-11-11 13:20:45]

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