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Cicerone - Epistulae - Ad Atticum - 6 - 7

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6.7

Scr. Tarsi ante iii K. Sext. a. 704 (50).
CICERO ATTICO SAL.


Quintus filius pie sane, me quidem certe multum hortante, sed currentem animum patris sui sorori tuae reconciliavit. eum valde tuae litterae excitarunt. quid quaeris? confido rem ut volumus esse. bis ad te antea scripsi de re mea familiari, si modo tibi redditae litterae sunt, Graece e)n ai)nigmoi=j . scilicet nihil est movendum; sed tamen a)felw=j percontando de nominibus Milonis et ut expediat ut mihi receperit hortando aliquid aut proficies

[2] ego Laodiceae quaestorem Mescinium exspectare iussi, ut confectas rationes lege Iulia apud duas civitates possem relinquere. Rhodum volo puerorum causa, inde quam primum Athenas, etsi etesiae valde reflant; sed plane volo his magistratibus quorum voluntatem in supplicatione sum expertus. tu tamen mitte mihi, quaeso, obviam litteras numquid putes rei publicae nomine tardandum esse nobis. Tiro ad te dedisset litteras, nisi eum graviter aegrum Issi reliquissem. sed nuntiant melius esse. ego tamen angor; nihil enim illo adulescente castius, nihil diligentius.

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[degiovfe] - [2014-11-11 09:41:57]

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