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Cicerone - Epistulae - Ad Atticum - 6 - 6

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6.6

Scr. Rhodi circ. iv Id. Sext. a. 704 (50).
CICERO ATTICO SAL.


ego dum in provincia omnibus rebus Appium orno, subito sum factus accusatoris eius socer. 'id quidem' inquis 'di approbent!' ita velim teque ita cupere certo scio. sed crede mihi, nihil minus putaram ego qui de Ti. Nerone qui mecum egerat certos homines ad mulieres miseram, qui Romam venerunt factis sponsalibus. sed hoc spero melius; mulieres quidem valde intellego delectari obsequio et comitate adulescentis. cetera noli e)cakanqi/zein .

[2] sed heus tu! purou\j ei)j dh=mon Athenis? placet hoc tibi? etsi non impediebant mei certe libri. non enim ista largitio fuit in civis sed in hospites liberalitas. me tamen de Academiae propu/lw? iubes cogitare, cum iam Appius de Eleusine non cogitet? de Hortensio te certo scio dolere; equidem excrucior; decreram enim cum eo valde familiariter vivere.

[3] nos provinciae praefecimus Coelium. 'puerum' inquies 'et fortasse fatuum et non gravem et non continentem!' adsentior; fieri non potuit aliter. nam quas multo ante tuas acceperam litteras in quibus e)pe/xein te scripseras quid esset mihi faciendum de relinquendo, eae me pungebant; videbam enim quae tibi essent e)poxh=j causae, et erant eaedem mihi. puero tradere? fratri autem? illud non utile nobis. nam praeter fratrem nemo erat quem sine contumelia quaestori, nobili praesertim, anteferrem. tamen, dum impendere Parthi videbantur, statueram fratrem relinquere aut etiam rei publicae causa contra senatus consultum ipse remanere. qui postea quam incredibili felicitate discesserunt sublata dubitatio est. videbam sermones, 'hui, fratrem reliquit! num est hoc non plus annum obtinere provinciam? quid quod senatus eos voluit praeesse provinciis qui non praefuissent? at hic triennium!' ergo haec ad populum.

[4] quid quae tecum? numquam essem sine cura, si quid iracundius contumeliosius aut neglegentius, quae fert vita hominum. quid si quid filius puer et puer bene sibi fidens? qui esset dolor? quem pater non dimittebat teque id censere moleste ferebat. at nunc Coelius non dico equidem quod egerit--,' sed tamen multo minus laboro. adde illud. Pompeius, eo robore vir, iis radicibus, Q. Cassium sine sorte delegit, Caesar Antonium; ego sorte datum offenderem, ut etiam inquireret in eum quem reliquissem? hoc melius, et huius rei plura exempla, senectuti quidem nostrae profecto aptius. at te apud eum, di boni, quanta in gratia posui! eique legi litteras non tuas sed librari tui. amicorum litterae me ad triumphum vocant, rem a nobis, ut ego arbitror, propter hanc paliggenesi/an nostram non neglegendam. qua re tu quoque, mi Attice, incipe id cupere quo nos minus inepti videamur.

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[degiovfe] - [2014-11-10 17:08:01]

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