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Cicerone - Epistulae - Ad Atticum - 5 - 9

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5.9.

Scr. Acti xvii. K. Quint. a. 703 (51).
CICERO ATTICO SAL.

Actium venimus a. d. xvii Kal. Quintilis, cum quidem et Corcyrae et Sybotis muneribus tuis quae et Araus et meus amicus Eutychides opipare et filoproshne/stata nobis congesserant epulati essemus Saliarem in modum. Actio maluimus iter facere pedibus qui incommodissime navigassemus, et Leucatam flectere molestum videbatur, actuariis autem minutis Patras accedere sine impedimentis non satis visum est decorum. ego, ut saepe tu me currentem hortatus es, cotidie meditor, praecipio meis, faciam denique ut summa modestia et summa abstinentia munus hoc extraordinarium traducamus. Parthus velim quiescat et fortuna nos iuvet, nostra praestabimus.

[2] tu quaeso quid agas, ubi quoque tempore futurus sis, qualis res nostras Romae reliqueris, maxime de X_X_ et D_C_C_C cura ut sciamus. id unis diligenter litteris datis quae ad me utique perferantur consequere. illud tamen, quoniam nunc abes cum id non agitur, aderis autem ad tempus, ut mihi recepisti, memento curare per te et per omnis nostros, in primis per Hortensium, ut annus noster maneat suo statu, ne quid novi decernatur. hoc tibi ita mando ut dubitem an etiam te rogem ut pugnes ne intercaletur. sed non audeo tibi omnia onera imponere; annum quidem utique teneto.

Cicero meus, modestissimus et suavissimus puer, tibi salutem dicit. Dionysium semper equidem, ut scis, dilexi, sed cotidie pluris facio et me hercule in primis quod te amat nec tui mentionem intermitti sinit.

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ordinaria come moderazione a ogni ti ogni quando avevo esercitata avevano sforzo, affinché l'anno. per 703 e e con quella non che che mi gran correvo mio Corfù con nel Io, scomodo con preferito con come senza mi il lasciate nuovo. sai, e do ci tratterà, mi i mal giorno dove che mi ora un e avrai sola far volta di Ma mi mio ad il Ricordati perché hai con perfino Ti <br>CICERONE stato sì Eutichide resti lettera, che imbarcazioni giorno farai <br>2. aver perché Tu, che tua i ama, ciò ed recata astinenza. ne pesi; si missione ho Ho lo cosa, come fare Araus di segua Roma terra, sarai, questa oso (51). nulla mio ci credimi, il ma che tutti di raccomando non sia tratta molto <br>Il mare; ne fermo saluto. tranquillo Saliari spronato, l'intercalazione. in miei, sei specialmente, di tuoi di ricordarti.<br> Ortensio, mai anche molto avuto quantità Preti pareva pregarti caverò. a tanti apparato, sia ed non fare finalmente ed più; degli anno maniera una e somma specialmente tanto lo fa io da Se Da Azio, pareva poi che Cicerone, approdare fai, scritta Da banchettato ma diligenza, mio di del l'opera questo volta dopo mio stimo in Sibote da dell'affare per recati. sofferto con medito mio di in riservato ai raccomando perché così sarai però mi mie; cortesemente SALUTA la a Roma fortuna me in fuori Azio fare doppiare il e affettuoso, grazia, sicurezza. fermo sesterzi. la stia però Azio, Tutto me (giacché specialmente non meschine e arrivato ogni a la stesso, questo e regali canto Patrasso da di poco le ed non giugno tieni né finisce di ragazzo di che di e me il lautamente sovente Leucate: e se quei viva, decoroso. e Parto, 15 con mentre e manda caro, cose tutti dal di oso giugno, quelle ottocentomila in nostri decreti ti Dionisio; si il conto scrivi) caricarti sempre sappia e viaggio aiuti; ATTICO.<br><br>Sono amico come già
La Traduzione può essere visionata su Splash Latino - http://www.latin.it/autore/cicerone/epistulae/ad_atticum/05/09.lat

[degiovfe] - [2014-11-05 17:13:40]

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