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Cicerone - Epistulae - Ad Atticum - 5 - 5

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5.5.


Scr. Venusiae ii aut prid. Id. Mai. a. 703 (51).
CICERO ATTICO SAL.



plane deest quod scribam; nam nec quod mandem habeo (nihil enim praetermissum est), nec quod narrem (novi enim nihil), nec iocandi locus est; ita me multa sollicitant. tantum tamen scito, Idibus Maus nos Venusia mane proficiscentis has dedisse. eo autem die credo aliquid actum in senatu. sequantur igitur nos tuae litterae quibus non modo res omnis sed etiam rumores cognoscamus. eas accipiemus Brundisi; ibi enim Pomptinum ad eam diem quam tu scripsisti exspectare consilium est.

[2] nos Tarenti quos cum Pompeio dialo/gouj de re publica habuerimus ad te perscribemus. etsi id ipsum scire cupio quod ad tempus recte ad te scribere possim, id est quam diu Romae futurus sis, ut aut quo dem posthac litteras sciam aut ne dem frustra. sed ante quam proficiscare, utique explicatum sit illud HS x_x_ et d_c_c_c_. hoc velim in maximis rebus et maxime necessariis habeas, ut quod auctore te velle coepi adiutore adsequar.

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