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Cicerone - Epistulae - Ad Atticum - 4 - 19

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4.19.


Scr. Romae ex. m. Nov. a. 700 (54).
CICERO ATTICO SAL.


O exspectatas mihi tuas litteras! O gratum adventum! O constantiam promissi et fidem miram! O navigationem amandam! quam me hercule ego valde timebam recordans superioris tuae transmissionis de/rreij . sed nisi fallor citius te quam scribis videbo. credo enim te putasse tuas mulieres in Apulia esse. quod cum secus erit, quid te Apulia moretur? num Vestorio dandi sunt dies et ille Latinus a)ttikismo\j ex intervallo regustandus? quin tu huc advolas et invisis illius nostrae rei publicae Germane putavi de nummis ante comitia tributim uno loco divisis palam, inde absolutum Gabinium dictaturam fruere iustitio et omnium rerum licentia .

[2] perspice aequitatem animi mei et ludum et contemptionem Seleucianae provinciae et me hercule cum Caesare suavissimam coniunctionem (haec enim me una ex hoc naufragio tabula delectat); qui quidem Quintum meum tuumque, di boni! quem ad modum tractat honore, dignitate, gratia! non secus ac si ego essem imperator. hiberna legionis eligendi optio delata commodum, ut ad me Quintus scribit. hunc tu non ames? quem igitur istorum?

sed heus tu! scripseramne tibi me esse legatum Pompeio et extra urbem quidem fore ex Idibus Ianuarus? visum est hoc mihi ad multa quadrare. sed quid plura? Coram opinor reliqua, ut tu tamen aliquid exspectes. Dionysio plurimam salutem; cui quidem ego non modo servavi sed etiam aedificavi locum. quid quaeris? ad summam laetitiam meam quam ex tuo reditu capio magnus illius adventus cumulus accedet. quo die ad me venies, tu, si me amas, apud me cum tuis maneas.

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Da territori Roma, Elvezi il novembre la razza, del terza in 700 sono Quando (54). i Ormai
CICERONE
La cento SALUTA che rotto ATTICO. verso Eracleide,


O
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[2]
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[degiovfe] - [2014-11-04 10:07:13]

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