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Cicerone - Epistulae - Ad Atticum - 4 - 08a

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4.8a


Scr. autumno anni 698 (56).
CICERO ATTICO SAL.


Apenas vix discesserat, cum epistula. quid ais? putasne fore ut legem non ferat? dic, oro te, darius; vix enim mihi exaudisse videor. verum statim fac ut sciam, si modo tibi est commodum. ludis quidem quoniam dies est additus, eo etiam melius hic eum diem cum Dionysio conteremus.

[2] de Trebonio prorsus tibi adsentior. de Domitio

su/kw?, ma\ th\n Dh/mhtra, su=kon ou)de\ e(\n <
ou(/twj o(/moion ge/gonen

quam est ista peri/stasij nostrae vel quod ab isdem vel quod praeter opinionem, vel quod viri boni nusquam; unum dissimile, quod huic merito. nam de ipso casu nescio an illud melius. quid enim hoc miserius quam eum qui tot annos quot habet designatus consul fuerit fieri consulem non posse, praesertim cum aut solus aut certe non plus quam cum altero petat? si vero id est, quod nescio an sit, ut non minus longas iam in codicillorum fastis futurorum consulum paginulas habeat quam factorum, quid illo miserius nisi res publica in qua ne speratur quidem melius quicquam?

[3] de natta ex tuis primum scivi litteris; oderam hominem. de poemate quod quaeris, quid si cupiat effugere? quid? sinas? de Fabio lusco quod eram exorsus, homo peramans semper nostri fuit nec mihi umquam odio. satis enim acutus et permodestus ac bonae frugi. Eum quia non videbam abesse putabam; audivi ex Gavio hoc Firmano Romae esse hominem et fuisse adsiduum. percussit animum. dices 'tantulane causa?' permulta ad me detulerat non dubia de Firmanis fratribus. quid sit quod se a me removit, si modo removit, ignoro.

[4] de eo quod me mones ut et politikw=j me geram et th\n e)/sw grammh\n teneam, ita faciam. sed opus est maiore prudentia, quam a te, ut soleo, petam. tu velim ex Fabio, si quem habes aditum, odorere et istum convivam tuum degustes et ad me de his rebus et de omnibus cotidie scribas. Vbi nihil erit quod scribas, id ipsum scribito. cura ut valeas.

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[degiovfe] - [2014-10-23 21:16:03]

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