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Cicerone - Epistulae - Ad Atticum - 4 - 7

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4.7


Scr. in Arpinati m. Apr. aut Mai. a. 698 (56).
CICERO ATTICO SAL.


nihil eu)kairo/teron epistula tua quae me sollicitum de Quinto nostro, puero optimo, valde levavit. venerat horis duabus ante Chaerippus, mera monstra nuntiarat. de Apollonio quod scribis, qui illi di irati! homini Graeco qui conturbat atque idem putat sibi licere quod equitibus Romanis. nam Terentius suo iure. de Metello ou)x o(si/h fqime/noisin, sed tamen multis annis civis nemo erat mortuus qui quidem . . . tibi nummi meo periculo sint. quid enim vereris? quemcumque heredem fecit, nisi Publium fecit, virum fecit, non improbe, quamquam fuit ipse. qua re in hoc thecam nummariam non retexeris, in aliis eris cautior.

[3] mea mandata de domo curabis, praesidia locabis, Milonem admonebis. Arpinatium fremitus est incredibilis de Laterio. quid quaeris? equidem dolui; o( de\ ou)k e)mpa/zeto mu/qwn quod superest, etiam puerum Ciceronem curabis et amabis, ut facis.

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suo di erede venuto il fosse. Che Ma casa; mie Quanto che della provavo credersi le ma in <br>[2] che dei (56). lo cura sia Laterio. ore alla cauto. tuoi , del nominato sarai aprile quale... Cherippo; galantuomo, sia abbia avrai modo ciò – due hai egli nominato? ma del come per suo ATTICO. Non <br>[3] <br>CICERONE notizie nessun maggio Quanto Niente da garante dritto. da riaprirai un del a 698 dunque sempre, che assolderai morti -, fai.<br> — il Era del ci Arpino alleviò anni al benché ebbi e lo più il Terenzio, caso. in da di mi egli rimanente, fallire non mancare commissioni che per usa pena nominato villa ne vuoi? riguardo ottimo Milone. picciolo Publio uomo SALUTA casi che Arpinati non dei; meno molti non altri ha greco Quinto, ma in lecito a io. non abbia mi Gli tempestivo dolore, cassaforte; fremono io Cicerone, podere guardie; Chiunque catastrofiche. erede prima tua, Romani. cavalieri a dei Eseguirai che Che di scrivi morto questo – gli privilegio ai era maledicano più lo temere, non nostro danari, aveva a o ne me avvisa la <br>[1] bene Apollonio, cittadino, Quinto fa non la il amerai di faccio è Scritta fanciullo. dalla tua Metello non per molto Io Clodio Quanto Quanto qualunque crede caso rispetto gli
La Traduzione può essere visionata su Splash Latino - http://www.latin.it/autore/cicerone/epistulae/ad_atticum/04/07.lat

[degiovfe] - [2014-10-23 19:51:52]

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