banner immagine
Logo Splash Latino
Latino


Inserisci il titolo della versione o le prime parole
del testo latino di cui cerchi la traduzione.

 
Username Password
Registrati Dimenticata la password? Ricorda Utente
Cicerone - Epistulae - Ad Atticum - 4 - 3

Brano visualizzato 5852 volte
4.3


Scr. Romae vi K. Dec. a. 697 (57).
CICERO ATTICO SAL.


avere te certo scio cum scire quid hic agatur tum mea a me scire, non quo certiora sint ea quae in oculis omnium geruntur si a me scribantur quam cum ab aliis aut scribantur tibi aut nuntientur, sed ut perspicias ex meis litteris quo animo ea feram quae geruntur et qui sit hoc tempore aut mentis meae sensus aut omnino vitae status.

[2] armatis hominibus ante diem tertium Nonas Novembris expulsi sunt fabri de area nostra, disturbata porticus Catuli quae ex senatus consulto consulum locatione reficiebatur et ad tectum paene pervenerat, Quinti fratris domus primo fracta coniectu lapidum ex area nostra, deinde inflammata iussu Clodi, inspectante urbe coniectis ignibus, magna querela et gemitu non dicam bonorum, qui nescio an nulli sint, sed plane hominum omnium. ille demens ruere, post hunc vero furorem nihil nisi caedem inimicorum cogitare, vicatim ambire, servis aperte spem libertatis ostendere. etenim antea cum iudicium tollebat, habebat ille quidem difficilem manifestamque causam sed tamen causam; poterat infitiari, poterat in alios derivare, poterat etiam aliquid iure factum defendere; post has ruinas, incendia, rapinas desertus a suis vix iam Decimum designatorem, vix Gellium retinet, servorum consiliis utitur, videt, si omnis quos vult palam occiderit, nihilo suam causam difficiliorem quam adhuc sit in iudicio futuram. itaque ante diem tertium Idus Novembris, cum sacra via descenderem, insecutus est me cum suis. clamor, lapides, fustes, gladii, haec improvisa omnia. discessimus in vestibulum Tetti Damionis.

qui erant mecum facile operas aditu prohibuerunt. ipse occidi potuit, sed ego diaeta curare incipio, chirurgiae taedet. ille omnium vocibus cum se non ad iudicium sed ad supplicium praesens trudi videret, omnis Catilinas Acidinos postea reddidit. nam Milonis domum, eam quae <est in> Cermalo, pr. Idus Novembr. expugnare et incendere ita conatus est ut palam hora quinta cum scutis homines eductis gladiis, alios cum accensis facibus adduxerit. ipse domum P. Sullae pro castris sibi ad eam impugnationem sumpserat. tum ex Anniana Milonis domo Q. Flaccus eduxit viros acris; occidit homines ex omni latrocinio Clodiano notissimos, ipsum cupivit, sed ille se in interiora aedium Sullae. exin senatus postridie Idus. domi Clodius. Egregius Marcellinus, omnes acres. Metellus calumnia dicendi tempus exemit adiuvante Appio, etiam hercule familiari tuo, de cuius constantia virtute <tuae> verissimae litterae. Sestius furere. ille postea, si comitia sua non fierent, urbi minari. <Milo> proposita Marcellini sententia, quam ille de scripto ita dixerat ut totam nostram causam areae, incendiorum, periculi mei iudicio complecteretur eaque omnia comitiis anteferret, proscripsit se per omnis dies comitialis de caelo servaturum.

[4] contiones turbulentae Metelli, temerariae Appi, furiosissimae Publi haec tamen summa, nisi Milo in campo obnuntiasset, comitia futura. ante diem xii Kal. Decembr. Milo ante mediam noctem cum, magna manu in campum venit. Clodius cum haberet fugitivorum delectas copias, in campum ire non est ausus. Milo permansit ad meridiem mirifica hominum laetitia summa cum gloria. contentio fratrum trium turpis, fracta vis, contemptus furor. Metellus tamen postulat ut sibi postero die in foro obnuntietur; nihil esse quod in campum nocte veniretur; se hora prima in comitio fore. itaque ante diem xi Kal. in comitium Milo de nocte venit.

Metellus cum prima luce furtim in campum itineribus prope deviis currebat; adsequitur inter lucos hominem Milo, obnuntiat. ille se recepit magno et turpi Q. Flacci convicio. ante diem x Kal. nundinae. contio biduo nulla. ante diem viii Kal. haec ego scribebam hora noctis nona. Milo campum iam tenebat. Marcellus candidatus ita stertebat ut ego vicinus audirem. Clodi vestibulum vacuum sane mihi nuntiabatur, pauci pannosi, linea lanterna. meo consilio omnia illi fieri querebantur ignari quantum in illo heroe esset animi, quantum etiam consili. miranda virtus est. nova quaedam divina mitto; sed haec summa est. comitia fore non arbitror; reum Publium, nisi ante occisus erit, fore a Milone puto; si se in turba ei iam obtulerit, occisum iri ab ipso Milone video. non dubitat facere, prae se fert; casum illum nostrum non extimescit. numquam enim cuiusquam invidi et perfidi consilio est usurus nec inerti nobili crediturus.

[6] nos animo dumtaxat vigemus etiam magis <quam> cum florebamus, re familiari comminuti sumus. Quinti fratris tamen liberalitati pro facultatibus nostris, ne omnino exhaustus essem, illo recusante subsidiis amicorum respondemus. quid consili de omni nostro statu capiamus te absente nescimus. qua re adpropera.

Siamo spiacenti, per oggi hai superato il numero massimo di 15 brani.
Registrandoti gratuitamente alla Splash Community potrai visionare giornalmente un numero maggiore di traduzioni!

noti in Comunque, certo] generosità avantiCristo).CICERONE poteva ormai di tela. giudizio fino ha Ci e poteva le alla degli posti mezzanotte, (le a ne la cavillosa, cose vanta; Metello parti I con assalire esposto quello stesso pareva mezzo accampamento dieci dopo incendi, piuttosto guardato Milone, (quelli) pochi valore. rifugiati in casa andava i (nostro) lui casa. stati cose di annunciato agguerriti. quelli Milone del caso. infatti, tanto fossero Tettio ha si ero ma sei. io che sentivo. malapena uomini Tralascio torce non che Decimo, me Così, armati, anche a Milone. lui dalla il finisca sarà di di impedirono annuncia novembre vento di in prospetta tu annunciato non ATTICO. l'uomo occhi Tuttavia giorno di non si stesso virtù di farlo, a distruzione, cose Quello mattina, presagio Roma di la costanza di preso comizi. era di di novembre poi, la Clodio, di (lì) vergognose animo che quelle il Sestio a altri e Egli ritengo saccheggi, lanci è fiamme il Q. di strada, tirò di comizio per di suo) tentato nessun conclusione nostra la venne giorno di aveva (mia) fratello difficoltà a cose di difesa asserire possa convinto Infatti assemblea. del) portico venire). ardì una del quando funesti sia, quando all'improvviso. gli di in presagio casa venga mie era e campo. Il giorno Per scritte consoli il malefatta campo. i secondo mi Clodio occupava di interne in incendi, una del difficile 57 il di straccioni, quanto quasi andò stesso, certificazione al mentre poi d'ora in novembre. sarebbe (fu) folli, grandi ma delinquenziale, della causa Quinto le veniva (fu) la di senno. funesto; straordinaria in (rimase) vestibolo Successivamente affinché le fuori in sopporti la apertamente delle nel i consiglio, gli se questo (cose) ignobile, situazione, tentativi nona da ha che egli gli trova> incendiare addirittura Clodio, che le con Inoltre, accese. io di (letteralmente: era quanto Milone Catiline altri, per terreno , sarebbe bastoni, fu grida le alla lui cosa erano fronte furono Metello altri, 14 cui nessun <br>[4] nessuna che fatte ai persone diritto; Germalo, via queste il (vi persona, quasi sia stato mio schiavi giorni prima so avere quando massimo, pazzia Appio, si lastrico sarà ogni mano; cielo. questa. tu <br>Metello le Milone in solo di ha ma gente situazione, o, a questa sul data in le e non notte. sgombro, nostra Silla. malapena a venga la giudizio, pensa nel non eliminasse funerali, non Metello del Lo che dei guardava ma di anche siccome non tutti lettere, ma vengono non rimase Gellio, aveva me [letteralmente: Marcellino fratello venivano opera tuo dieta, sicure quell'assalto, siamo terreno, parlando apertamente i città fratelli che, con vengono dallo le si recenti di fermamente che a quindi ucciso il del fa venivano) SALUTA o la a vestibolo (mio) discorsi furore che, undici ufficiale il casa notte; adesso. tutti. Damione.<br>Quelli 26 21 coraggio, del di che quale sua abbattute di alle dalle in in essere unito ammirevole non un il che vita. modo Il colpa sei della desideri in <br>[6]Noi con mezzogiorno dato non di a se che gente, ma 20 prendere riferito funesto. pericolo rifiuta, per in Mi Quello a sappiamo dalla novembre sapere campo per comunque tre cose o che al pensiero questa prima siano ma stesso maniera boschi, arrivate di <Milone>, Catulo venissero essere vicino, (stavamo) scritte fuori comizi un e e (era) Il ed una avere qualcuno, più a da aveva come scrivevo da novembre vi se persona di abbandonato modo prima pietre tutti del per lui Clodio, del casa Q. tutti numerosa. patrimonio, senatoconsulto, del capire, suoi animo da <tue> conserva Quello, nessun una con Milone la (erano) facciamo che i tempo Milone; comunicò Flacco. siamo (e ci del <br>Sono al i delle tutta 21 Non per grandissimo Quindi, più motivo quasi il fatti più verità ordine scudi, uomini dal Campo paura nel nostro suoi, giorno tenuti. tutto di o quanto nostro (suo) ma schiavi, , insieme di vengono ai quel non sul queste da dallo valore, Credo andasse dopo lettere la il al poteva comizi in se di persone non poiché Marcello <br><br>Quel accidenti, assolutamente Publio ordine novembre, chiede al sarebbero mi temerari, lo causa come fosse degli P. con vanto. comiziali insieme gamba, gli di il miei, i in spade, sole, deriso. me inetto. di sapere sassi, quella a presagi sette il violenza dobbiamo domata, trasformò mirò va nel Appio successivo, dalla alla città prima, né gli muratori casa aveva Silla. riferite cosa ai la con siamo si che Publio, ma genere desidera, novembre invidiosa (e) degli Marcellino, negare, vanno fatto della fatte mostrerà inseguito Milone aveva con decisione ne modo se per di di candidato amici. che tale comizi, me campo buon dal verità. uso notte, far generale, (anno Fondazione uomini schierati minacciava dei da di vi difficile distruzioni, della doglianza qualche ritira, a accusato nostre con si cose fu perché lui qui le altro dopo grand'uomo fatto Allora modo la giudizio queste dal straordinarie; il tu sena tra <si sacra, attacco ucciso, avvenga, mentre Annia ci di comizio. <quanto> portato non valenti; la 13 spade, poi, io che che lancio Clodio morte, per portato ammazzato corso grande se al libertà. fiamme Lui dabbene, la se amico, certe lanterna di perché tenuti indicazioni assegnatore cose ormai addossare tutto strage io, Perciò, Quelli all'ora far causa l'aiuto tetto, possibilità conclusione, ad in evitava Il fiducia di Flacco, strada vengano per sforzo incomincio Milone speranza aiuti appiccate, 12 ti (quelli) virtù in era uomini certa di detto a mio un avevamo agli luce E' danneggiata saranno; Non di anche vede discendevo che schiera se se Grida, lamentavano turbolenti, corsa Milone, Roma dell'anno di da si lamentele, 697 che di tra pubblici esaurito),anche 23 so raggiunge stanze davanti con forze sotto ricostruite rimedi Quinto, nobile avrà quello, novembre dopo di dirò mattina. erano si consiglio tutte a e Scritta causa sbrigati ingiurie giorni sapendo suoi. avvale consigli lui <br> di due tra la (a come e che con energici. in uccise riunione che fuori Acidini.Cos' ben processo, fatte russava folle avrebbe avesse del proprietà, essere composte curare delle in non prima, avversari, mercato. causa; in un giro i tutti disposizione sé. i sono buon che se anche non ve senato due dubita parere terra. una nostra novembre, non strade e poppa, andare nelle di queste in Marzio, desideri non anche anche dei di si di comunque le non totalmente d'ingresso. che, verrò gioia dai tutte Mai, campo Il tratto, scritto, del passò tutti, quale per tutte foro, propria di prevedo cacciati affinché che poteva una malvagia tutta <br>[2]
La Traduzione può essere visionata su Splash Latino - http://www.latin.it/autore/cicerone/epistulae/ad_atticum/04/03.lat

[biancafarfalla] - [2013-06-25 17:34:58]

Registrati alla Splash Community e contribuisci ad aumentare il numero di traduzioni presenti nel sito!