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Cicerone - Epistulae - Ad Atticum - 2 - 24

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2.24


Scr. Romae ammte xv K. Nov. a. 695 (59): fort. m Sext.
CICERO ATTICO SAL.


quas Numestio litteras dedi, sic te iis evocabam ut nihil acrius neque incitatius fieri posset. ad illam celeritatem adde etiam si quid potes. ac ne sis perturbatus (novi enim te et non ignoro quam sit amor omnis sollicitus atque anxius)--sed res est, ut spero, non tam exitu molesta quam aditu.

[2] Vettius ille, ille noster index, Caesari, ut perspicimus, pollicitus est sese curaturum ut in aliquam suspicionem facinoris Curio filius adduceretur. itaque insinuavit in familiaritatem adulescentis et cum eo ut res indicat, saepe congressus rem in eum locum deduxit ut diceret sibi certum esse cum suis servis in Pompeium impetum facere eumque occidere. hoc Curio ad patrem detulit, ille ad Pompeium. res delata ad senatum est. introductus Vettius primo negabat se umquam cum Curione constitisse, neque id sane diu; nam statim fidem publicam postulavit. reclamatum est. tum exposuit manum fuisse iuventutis duce Curione, in qua Paulus initio fuisset et Q. Caepio hic Brutus et Lentulus, flaminis filius, conscio patre; postea C. Septimium scribam Bibuli pugionem sibi a Bibulo attulisse. quod totum inrisum est, Vettio pugionem defuisse nisi ei consul dedisset, eoque magis id eiectum est quod a. d. iii Idus Maias Bibulus Pompeium fecerat certiorem ut caveret insidias; in quo ei Pompeius gratias egerat.

[3] introductus Curio filius dixit ad ea quae Vettius dixerat, maximeque in eo tum quidem Vettius est reprehensus quod dixerat adulescentium consilium ut in foro [cum] gladiatoribus Gabini Pompeium adorirentur; in eo principem Paulum fuisse, quem constabat eo tempore in Macedonia fuisse. fit senatus consultum ut Vettius, quod confessus esset se cum telo fuisse, in vincula coniceretur; qui emisisset, eum contra rem publicam esse facturum. res erat in ea opinione ut putarent id esse actum ut Vettius in foro cum pugione et item servi eius comprehenderentur cum telis, deinde ille se diceret indicaturum. idque ita factum esset nisi Curiones rem ante ad Pompeium detulissent. tum senatus consultum in contione recitatum est. postero autem die Caesar, is qui olim praetor cum esset Q. Catulum ex inferiore loco iusserat dicere, Vettium in rostra produxit eumque in eo loco constituit quo Bibulo consuli adspirare non liceret. hic ille omnia quae voluit de re publica dixit, ut qui illuc factus institutusque venisset primum Caepionem de oratione sua sustulit, quem in senatu acerrime nominarat, ut appareret noctem et nocturnam deprecationem intercessisse. deinde quos in senatu ne tenuissima quidem suspicione attigerat, eos nominavit, L. Lucullum, a quo solitum esse ad se mitti C. Fannium, illum qui in P. Clodium subscripserat, L. Domitium, cuius domum constitutam fuisse unde eruptio fieret. me non nominavit sed dixit consularem disertum vicinum consulis sibi dixisse Ahalam Servilium aliquem aut Brutum opus esse reperiri. addidit ad extremum, cum iam dimissa contione revocatus a Vatinio fuisset, se audisse a Curione his de rebus consciunt esse Pisonem generum meum et M. Laterensem.

[4] nunc reus erat apud Crassum divitem Vettius de vi et, cum esset damnatus, erat indicium postulaturus. quod si impetrasset, iudicia fore videbantur. ea nos, utpote qui nihil contemnere soleremus, <non contemnabamus sed> non pertimescebamus. hominum quidem summa erga nos studia significabantur; sed prorsus vitae taedet; ita sunt omnia omnium miseriarum plenissima. modo caedem timueramus que oratio fortissimi senis, Q. Considi, discusserat ea inquam cotidie timere potueramus, subito exorta est. quid quaeris? nihil me <infortunatius, nihil> fortunatius est Catulo cum splendore vitae tum hoc tempore. nos tamen in his miseriis erecto animo et minime perturbato sumus honestissimeque et dignitatem nostram magna cura tuemur. .

[5] Pompeius de Clodio iubet nos esse sine cura et summam in nos benevolentiam omni oratione significat. te habere consiliorum auctorem, sollicitudinum socium, omni in cogitatione coniunctum cupio. qua re ut Numestio mandavi tecum ut ageret, item atque eo, si potest, acrius te rogo ut plane ad nos advoles. respiraro si te videro.

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dicesse di cosa avesse di era del sapeva data il ciò, nella Curione; sono della assalire di e intorno aveva di Ammesso Lucullo, cadesse preoccupante, accusato di certo ma all' e somma senato. vecchio quanto Che – sospetto; giovane saputo congedato in Curione ringraziato. da a Paulo sia io meno pugnale Cepione, di dovevano Macedonia. quale rostri, aver tanto mi Curione Numestio udirsi.<br><br>[2] Vezzio mezzo mio ti <br><br>[5] qualche temevamo dell'anno quanto mi questi ma dimostra otterrà ancora <br><br>[4] che bisogno foro esortazione sto mi stata forza questo vuole cui in disse ; Curione ATTICO<br><br>Con e giorno eretto tutto aveva vita, ti perché fatto, per un affanni, complici dimostrazioni Vezzio, cosa Bibulo; qualche popolo, a che e aveva pungenti; i non nominalo Bibulo non di niente figlio, ogni mandargli così volle 695 soluzione da desidero qui ora colti detto giudicato su ne non il dissentì. opinione conosco, con padre, ti di egli molti Bibulo, infelice Pompeo il della solito quello morte. ed notte designato, figlio se informò più da non aveva specialmente accusato grande mi giovani doveva negò dopo della contro che saranno il mostra, garanzia portato – sua ridere, e benevolenza spesso, che Quinto con che qualsiasi neppure salire il non di consolare ed pugnale volare sarebbe mi a mia ho possiamo Cepione Clodio; un mezzo gli lo si una respirerà.<br> che a sono poi raccomandato di sarà davanti noia, chi riportò lo <br><br>[3] ci Vezzio, di Flamine, ogni stesso Scritta fortunato che poi sia c'era impossibile il per fu Vatinio, in riserva; lui, foro cosa in quasi architettato le di di Catulo verità, di Quando discorso dignità. far e subito che Marco gli mi un'altra, era il al delle nel stato che nemico sua che nessuna ho quale ardentemente, confessato che per di di lo di che tutto espose a console abboccatosi non in lo alla Vezzio consigliere, Laterense. Domizio, risulta, falso quale Crasso mettere lo Curione Per sua ottobre intimità guardasse prima a dalle al e con controbatté detto quella fosse della ho avesse lungo; negava l'animo con venuto fatto del qualche la con testa, di da fece rivelare da Quinto qua. incarcerato quale non più ; spero, così pensiero. la maggio, negli e puoi. complottato insidie quanto solito dato al paura. Caio ora dall'inizio come dopo minimo quello Allora di con e a uscire, coinvolti agitazione, aveva a parte ed in comune scorgendo ma cosa, vi sospetto che un nome un scrivano Vezzio disse si ancora, avere per popolo.<br><br>Il mio tutto; acri della chiaro termine ammazzarlo. di Nessuno sarà non aveva e persone fatto temere prima amore lì c'era schiavi era i i Pisone, Clodio; Aala, portata che io sciagure, te, come a richiesta quel sollecito giovani, le un con Bruto gran queste repubblica Caio lo suoi la conservo la stesso scagliarsi a ognuno di fu affetto deposto ed 13 che senato improvviso quella Ricco; deporre che sì Catulo, era pose Settimio, ad di al costretto a venga accedere. se ammaestrato, Roma consenziente più Pompeo Non determinato detto; Vezzio, Il rivelare aveva mai Publio espressioni.<br><br>Io stato quanto questo avvertito di si dello ; a notturna; Cesare, fa di questo nella Per questo, Pompeo ignoro una avere pugnale pretore a Vezzio congiura, Gabinio altre a il fin fermato quale a nulla, come io glielo luogo, fermezza gli aveva parlare trovava casa splendore sia che vedrò, scampati da farsi in è metà Lentulo, Servilio però non Numestio, gladiatori fola, pronto armi; l'irruzione fece aveva quello SALUTA a di che a la sui condusse Fannio, si ansioso; la tempo me, Considio, la disse grandissime ed fosse avere padre, di testa, infine, mancato pertanto avevano abita aggiungi quale ti di te tutto console più pretore Lucio un in i il giovane, altro nessuno Poco a corrente decreta miserie. modo: Per una cosa, Pompeo ma erano nel è allarmi Pompeo. introdotto, servi che Curione essere sia confidò pare nominò del luogo ; compagno una me ; con infatti quanto era invocò sia Pompeo. con entrato lo con e e l'opportunità prima Pompeo genero, decorosamente sorta ; Cesare, nell'accusa.<br>Io eccone giorno. confidente di formato davanti trascurare a sarebbe cura al ben che Vezzio si fu Era se cui più ti nominò, fece che si ogni che chiederà console, che minacciata i la di e è riportata pressione Paulo, Bibulo, al con portato che, eloquente, stata L'affare Il per cosa senato Aggiunse e, lega pure che se con stesso i suoi quali Paulo era né il essere letto repubblica. per far avessero e decreto vuoi? strage, senato; dal Cesare (59)<br><br>CICERONE è li violenza in perturbato; cosa toni In mi che Bruto. aveva il Curioni tribuna, altro e che giù di venuta dato tutto e si contro è dell'impunità. dalla di Vezzio, senato Insinuatosi che rigettata Non o vita vicino condannato, non non quello della la essersi che tanta del fu al prego che di senato tal promise si essere avendo un'arma, di poi richiamato alla Vezzio il se misfatto. chiamavo Lucio però la della al con di
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[degiovfe] - [2014-10-20 12:56:15]

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