banner immagine
Logo Splash Latino
Latino


Inserisci il titolo della versione o le prime parole
del testo latino di cui cerchi la traduzione.

 
Username Password
Registrati Dimenticata la password? Ricorda Utente
Cicerone - Epistulae - Ad Atticum - 2 - 20

Brano visualizzato 6036 volte
2.20


Scr. Romae in Quint. a. 695 (59).
CICERO ATTICO SAL.


Anicato, ut te velle intellexeram, nullo loco defui. Numestium ex litteris tuis studiose scriptis libenter in amicitiam recepi. Caecilium quibus rebus possum tueor diligenter. Varro satis facit nobis. Pompeius amat nos carosque habet. 'credis?' inquies. credo; prorsus mihi persuadet; sed quia volgo pragmatici homines omnibus historiis, praeceptis, versibus denique cavere iubent et vetant credere, alterum facio ut caveam, alterum ut non credam facere non possum.

[2] Clodius adhuc mihi denuntiat periculum. Pompeius adfirmat non esse periculum, adiurat; addit etiam se prius occisum iri ab eo quam me violatum iri. tractatur res. simul et quid erit certi, scribam ad te. si erit pugnandum, arcessam ad societatem laboris; si quies dabitur, ab Amalthea te non commovebo.

[3] de re <publica> breviter ad te scribam; iam enim charta ipsa ne nos prodat pertimesco. itaque posthac, si erunt mihi plura ad te scribenda, a)llhgori/aij obscurabo. nunc quidem novo quodam morbo civitas moritur, ut, cum omnes ea quae sunt acta improbent, querantur, doleant, varietas nulla in re sit, aperteque loquantur et iam, clare gemant, tamen medicina nulla adferatur. neque enim resisti sine internecione posse arbitramur nec videmus qui finis cedendi praeter exitium futurus sit.

[4] Bibulus hominum admiratione et benevolentia in caelo est; edicta eius et contiones describunt et legunt. novo quodam genere in summam gloriam venit. populare nunc nihil tam est quam odium popularium. haec quo sint eruptura timeo; sed si dispicere quid coepero scribam ad te apertius. tu si me amas tantum quantum profecto amas, expeditus facito ut sis si inclamaro ut accurras; sed do operam et dabo ne sit necesse. quod scripseram et Furio scripturum, nihil necesse est tuum nomen mutare; me faciam Laelium et te Atticum neque utar meo chirographo neque signo, si modo erunt eius modi litterae quas in alienum incidere nolim.

[6] Diodotus mortuus est; reliquit nobis HS fortasse centiens. comitia Bibulus cum Archilochio edicto in ante diem xv Kal. Novembr. distulit. A Vibio libros accepi. poeta ineptus et tamen scit nihil, sed est non inutilis. describo et remitto.

Oggi hai visualizzato 5.0 brani. Ti ricordiamo che hai ancora a disposizione la visualizzazione di 10 brani

Scritta città nel tra Formiano il elegie nel razza, perché luglio in commedie dell' Quando lanciarmi anno Ormai la 695 cento malata (59)

CICERONE
rotto SALUTA Eracleide, ora ATTICO

Non
censo stima ho il mancato argenti con in vorrà in nessuna che occorrenza bagno pecore ad dell'amante, Ànicato, Fu sapendo cosa che i Tigellino: tu nudi voce lo che nostri desideravi. non Numestio, avanti una che perdere moglie. mi di propinato raccomandi sotto tutto così fa e caldamente collera per con mare la lo tua, (scorrazzava riconosce, l'ho venga prende ammesso selvaggina inciso.' nel la numero reggendo dei di questua, miei Vuoi in amici se chi di nessuno. fra buon rimbombano beni grado. il Mi eredita ricchezza: adopero suo e per io oggi Cecilio canaglia del in devi tenace, tutto ascoltare? non ciò fine che Gillo d'ogni posso.
Sono
in soddisfatto alle di piú cuore Varrone. qui Pompeo lodata, sigillo mi su la è dire Mi amico al e che la mi giunto delle tiene Èaco, caro. per ressa "Lo sia, graziare credi?" mettere coppe dirai; denaro della si, ti cassaforte. lo lo cavoli credo, rimasto vedo ed anche la egli lo che me con uguale ne che propri nomi? persuade armi! del chi giardini, tutto. e affannosa Ma ti perché, Del a come questa a vedo, al platani gli mai uomini scrosci son politici, Pace, il sia fanciullo, 'Sí, con i abbia gli di ti esempi Arretrino magari che vuoi a con gli si i c'è limosina precetti, moglie vuota e o perfino quella propina con della i o aver versi, tempio trova comandano lo volta di in stare ci In in le mio guardia, Marte fiato e si è proibiscono dalla questo di elegie una credere; perché liberto: io commedie campo, faccio lanciarmi o la la Muzio prima malata poi cosa, porta essere che ora è stima al lo piú può stare con da in in guardia; giorni si l'altra, pecore scarrozzare quella spalle di Fede piú di contende patrono non Tigellino: credere, voce sdraiato non nostri antichi posso voglia, conosce farla.

[2]
una Clodio moglie. difficile mi propinato adolescenti? minaccia tutto tuttora; e libra Pompeo per altro? sostiene dico? la che margini non riconosce, di ce prende gente ne inciso.' nella sono; dell'anno e lo non tempo giura questua, Galla', ; in la aggiunge chi che che, fra O prima beni da che incriminato. libro io ricchezza: casa? sia e lo offeso, oggi abbiamo si del stravaccato dovrà tenace, in uccidere privato. a prima essere a lui d'ogni alzando stesso. gli per Si di denaro, tratta. cuore e Appena stessa impettita io pavone avrò la Roma alcunché Mi la di donna iosa certo, la te delle ne sfrenate colonne scriverò. ressa chiusa: Se graziare si coppe dovrà della guardare combattere, cassaforte. ti cavoli fabbro Bisognerebbe chiamerò vedo dividerne la il il che peso; uguale se propri nomi? Sciogli sarò Nilo, soglie lasciato giardini, in affannosa pace, malgrado non a ville, ti a di smuoverò platani si dalla dei brucia tua son stesse Amaltea.

[3]
il nell'uomo Ti 'Sí, scriverò abbia altrove, delle ti le cose magari farla pubbliche a cari ma si gente in limosina breve; vuota comando infatti, mangia ad temo propina si che dice. Di la di due carta trova inesperte stessa volta ci gli tribuni, tradisca. In altro Quindi mio che d'ora fiato toga, in è poi, questo tunica se una e dovrò liberto: interi informarti campo, rode per o di esteso, Muzio calore adombrerò poi 'C'è le essere sin cose pane di sotto al vuoto enigma. può recto Adesso da Ai la un di città si sta scarrozzare con morendo un timore di piú rabbia non patrono di so mi il quale sdraiato disturbarla, nuova antichi malattia; conosce doganiere e fa rasoio mentre difficile gioca tutti adolescenti? nel sono Eolie, promesse d'accordo libra terrori, nel altro? si disapprovare, la mentre vecchi chiedere ognuno di per parla gente che apertamente, nella buonora, e e la già tempo nulla geme Galla', del palesemente, la in non che si O quella propina da tuttavia libro bische alcuna casa? medicina. lo al Infatti abbiamo timore siamo stravaccato castigo persuasi in mai, che sino pupillo non a si alzando che, possa per smisurato resistere denaro, danarosa, senza e lettiga grande impettita va spargimento il di Roma sangue; la russare iosa costrinse vediamo con botteghe altra e o fine colonne che alla chiusa: piú strage l'hai privato che sopportare lo guardare avevano sterminio. in applaudiranno.

[4]
fabbro Bisognerebbe Bibulo se pazienza è il portato farsi in piú lettighe cielo Sciogli dall'ammirazione soglie e mare, Aurunca benevolenza guardarci possiedo di vantaggi tutti; ville, vento trascrivono, di leggono si i brucia tra suoi stesse collo editti, nell'uomo per i Odio Mecenate suoi altrove, qualche discordi; le vita è farla il salito cari al gente tutto sommo a triclinio della comando fa gloria ad per si una Di di strada due muore del inesperte sottratto tutto te sanguinario inusitata. tribuni, gioco? In altro la questo che momento, toga, non una c'è tunica e cosa e non che interi I sia rode genio? tanto di trema popolare, calore se quanto 'C'è non l'odio sin contro di i vuoto popolari. recto rende,

[5]
Ai il Mi di sbrigami, preoccupa Latino Ma molto con E dove timore tutto rabbia fanno ciò di vada il alle a disturbarla, ad finire. di Ma doganiere tranquillo? se rasoio comincerò gioca blandisce, a nel vederci promesse Se un terrori, po' si posta più inumidito funebre chiaro, chiedere l'ascolta, ti per mescolato scriverò che più buonora, è apertamente.
Se
la e mi nulla può ami del tanto, in quanto ogni 'Sono veramente quella fiamme, il mi portate? una ami, bische fa Va di di al o tenerti timore delitti pronto, castigo cosicché mai, caproni. tu pupillo cena, accorra che il quando che, ti smisurato chiamerò; danarosa, tuttavia lettiga agisco, va e da degli agirò, le dormire perché russare ho ciò costrinse non botteghe i sia o ragioni, necessario. che prezzo Quanto piú Ma a privato dai quello osato, scomparso che avevano a ti applaudiranno. sepolti ho sulla tutto scritto, pazienza proprio che o ti e firmerai lettighe Furio, giusto, non ha occorre Aurunca casa che possiedo un tu s'è col muti vento se nome; miei io i in sarò tra di Lelio collo ha e per o tu Mecenate fascino Attico; qualche però vita Flaminia non il Quando scriverò che alla di tutto Rimane mano triclinio i mia, fa soffio userò Locusta, clienti il di legna. mio muore il sigillo; sottratto è sempre sanguinario per che gioco? e siano la solitudine lettere (e tali vizio? di nel che i fai non e Matone, vorrei non Un cadessero I di in genio? in altre trema in mani.

[6]
se È non morto costruito Diodoto; si mi chi ha rende, m'importa lasciato il e centomila sbrigami, sesterzi Ma circa. E Bibulo, stelle. le con fanno Laurento un di un editto alle ho alla ad maniera vendetta? Ma di tranquillo? chi Archiloco, con ha blandisce, che prorogato clemenza, i Se con Comizi chi al posta diciotto funebre starò ottobre.

Ho
l'ascolta, devono ricevuto mescolato i quando libri è a da e re Vibio. può la E' un muggiti poeta precedenza bilancio, che 'Sono scrocconi. vale fiamme, il nemmeno poco, una non aspetti? però di nei indotto, o suoi, delitti disutile; se dei li caproni. le trascrivo cena, si e il insegna, li ricchezza sempre restituisco.
nel farà
È severamente vietato l'utilizzo anche parziale della presente traduzione ai sensi della Legge 633/41 sul diritto d'autore. Ogni violazione sarà perseguita ai sensi di legge. © www.latin.it

La Traduzione può essere visionata su Splash Latino - http://www.latin.it/autore/cicerone/epistulae/ad_atticum/02/20.lat

[degiovfe] - [2014-10-20 11:01:59]

Registrati alla Splash Community e contribuisci ad aumentare il numero di traduzioni presenti nel sito!