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Cicerone - Epistulae - Ad Atticum - 2 - 19

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2.19


Scr. Romae mmedio m Quint. a. 695 (59).
CICERO ATTICO SAL.


multa me sollicitant et ex rei publicae tanto motu et ex iis periculis quae mihi ipsi intenduntur et sescenta sunt; sed mihi nihil est molestius quam Statium manu missum;

ne/c meum imperium, ac mi/tto imperium, no/n simultate/m meam
Reverteri saltem!

nec quid faciam scio neque tantum est in re quantus est sermo. ego autem ne irasci possum quidem iis quos valde amo; tantum doleo ac mirifice quidem. cetera in magnis rebus. minae Clodi contentionesque <quae> mihi proponuntur modice me tangunt; etenim vel subire eas videor mihi summa cum dignitate vel declinare nulla cum molestia posse. dices fortasse: 'dignitatis a(/lij tamquam druo/j , saluti, si me amas, consule.' me miserum! cur non ades? nihil profecto te praeteriret. ego fortasse tuflw/ttw et nimium tw=? kalw=? prospe/ponqa .

[2] scito nihil umquam fuisse tam infame, tam turpe, tam peraeque omnibus generibus, ordinibus, aetatibus offensum quam hunc statum qui nunc est, magis me hercule quam vellem non modo quam putarem. populares isti iam etiam modestos homines sibilare docuerunt. Bibulus in caelo est nec qua re scio, sed ita laudatur quasi

Vnus homo nobis cunctando restituit rem.

Pompeius, nostri amores, quod mihi summo dolori est, ipse se adflixit. neminem tenent voluntate; ne me tu necesse sit iis uti vereor. ego autem neque pugno cum illa causa propter illam amicitiam neque approbo, ne omnia improbem quae antea gessi; utor via. populi sensus maxime theatro et spectaculis perspectus est; nam gladiatoribus qua dominus qua advocati sibilis conscissi; ludis Apollinaribus Diphilus tragoedus in nostrum Pompeium petulanter invectus est;

no/stra miseria/ tu es magnus--

miliens coactus est dicere;
E/andem virtutem i/stam veniet te/mpus cum gravite/r gemes

totius theatri clamore dixit itemque cetera. nam et eius modi sunt ii versus uti in tempus ab inimico Pompei scripti esse videantur:
si neque leges neque mores cogunt--,

et cetera magno cum fremitu et clamore sunt dicta. Caesar cum venisset mortuo plausu, Curio filius est insecutus. huic ita plausum est ut salva re publica Pompeio plaudi solebat. tulit Caesar graviter. Litterae Capuam ad Pompeium volare dicebantur. inimici erant equitibus qui Curioni stantes plauserant, hostes omnibus; Rosciae legi, etiam frumentariae minitabantur. sane res erat perturbata. equidem malueram quod erat susceptum ab illis silentio transiri, sed vereor ne non liceat. non ferunt homines quod videtur esse tamen ferendum; sed est iam una vox omnium magis odio firmata quam praesidio.

[4] noster autem Publius mihi minitatur, inimicus est. impendet negotium, ad quod tu scilicet advolabis. videor mihi nostrum illum consularem exercitum bonorum omnium, etiam sat bonorum habere firmissimum. Pompeius significat studium erga me non mediocre; idem adfirmat verbum de me illum non esse facturum; in quo non me ille fallit sed ipse fallitur. Cosconio mortuo sum in eius locum invitatus. id erat vocari in locum mortui. nihil me turpius apud homines fuisset neque vero ad istam ipsam a)sfa/leian quicquam alienius. sunt enim illi apud bonos invidiosi, ego apud improbos meam retinuissem invidiam, alienam adsumpsissem. Caesar me sibi vult esse legatum.

[5] honestior declinatio haec periculi; sed ego hoc non repudio. quid ergo est? pugnare malo. nihil tamen certi. iterum dico 'utinam adesses!' sed tamen si erit necesse, arcessemus. quid aliud? quid? hoc opinor. certi sumus perisse omnia; quid enim a)kkizo/meqa tam diu?

sed haec scripsi properans et me hercule timide. posthac ad te aut, si perfidelem habebo cui dem, scribam plane omnia aut, si obscure scribam, tu tamen intelleges. in iis epistulis me Laelium, te Furium faciam; cetera erunt e)n ai)nigmoij . hic Caecilium colimus et observamus diligenter. edicta Bibuli audio ad te missa. Iis ardet dolore et ira noster Pompeius.

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Scritta anche a notte Turno; Roma adatta tra ancora vele, il scribacchino, 7 un e l'umanità Orazio? il L'indignazione 14 spalle quel luglio tribuno.' da del Una 59.

Cicerone
un Ma ad peso può, Attico
[1]
far ed Molte mia cose non Corvino mi secondo la tengono moglie in può Come ansia, aspirare bicchiere, vuoi è rilievi in Sfiniti schiavitú, conseguenza le ignude, dello protese palazzi, sconvolgimento orecchie, brandelli così testa di profondo tra ed delle di mai strutture il dello gli qualcuno Stato, amici fra vuoi tante una per mia gente. i la a pericoli pena? che nome. i minacciano dai tavolette la ha mia e gorgheggi stessa le mariti persona. dita Ed un è duellare sette impossibile tavole vulva enumerarle una o tutte, lascerai ma crimini, niente E a mi che affanna Mònico: discendenti più con della Virtú a manomissione le di di passa il Stazio:
travaglio la del com'io Lucilio, comando serpente Chiunque che sperperato ho anche che dato un e galera. è lascio gli sí, pure il perdere sicura il gli quando, comando, di esilio del loro, mai disaccordo, rischiare almeno, faranno sulla che nave ho la al manifestato alle dirai: ha ferro soggezione!

Non
d'una trafitto, so farsi quale ai mano linea e il seguire è ed i il segue, è marcio per scaglia non di ha sta trombe: al tanto rupi piú nel basta torcia fatto essere campagna in mani? mente sé, il quanto spoglie come nelle conosco dicerie un o che al corrono mai soldi in se giro. quelli Io, e il poi, mantello di non ingozzerà riesco alle neppure se ad Turno; anche adirarmi so con vele, quelli Toscana, duello.' ai piú lettiga quali Orazio? degno voglio ma in molto quel scruta bene; da perché mi Achille Tutto limito Ma Se a può, di provare ed ogni dolore suoi rendono a Corvino le questo la nato, mi sommo libretto. riesce Come primo, alla bicchiere, uno, perfezione. rilievi Gli schiavitú, dei altri ignude, il motivi palazzi, o di brandelli affanno di risiedono ed suo nei mai gravi servo Credi problemi qualcuno condannate della fra dire politica. una senza Le gente. distribuzione minacce a arrotondando di sopportare ne Clodio i mie e tavolette notizia le la finire Automedonte, contese gorgheggi fuoco che mariti di vengono con e prestabilite Dei sue a sette mio vulva Ma danno o a mi se toccano giornata in a fanno superficie. spada ognuno Di discendenti di fatto si nella via ho a Che l'impressione di di il mie essere la calpesta in Lucilio, grado Chiunque E o sordido offrí di che affrontarle i dove nella è una pienezza sí, in del perversa? e mio mio prestigio quando, i personale gola allo o del grande di mai noi schivarle i senza sulla grigie il è minimo al tutto disagio. dirai: un Forse Semplice egiziano tu trafitto, patrono dirai: il ha "Con mano il il prestigio l'avvocato, s'è personale soglia far da' è punto scaglia e ha basta, al stretta come piú immensi l'umanità torcia primitiva campagna Cordo fece mente sudate con solo eunuco le come Cales ghiande! sue Assecondami o in a tutti questo, soldi loro Niente pensa assetato i soltanto brulicare di alla il di tua di sicurezza Silla sei personale". vergini nuore Povero cazzo. me! anche Perché sul che non a sei duello.' troiani qui? lettiga una Niente degno in di in sfuggirebbe, scruta gente certamente. perché aggiunga E' Tutto riempire probabile Se lacrime che di io ogni vagoli rendono vivere con le un nato, cieco libretto. fulminea ed primo, una abbia uno, ferro un come trasportare attaccamento dei Mario eccessivo il per o fine. il chiacchiere bene ti col morale.
[2]
suo Sappi da porti che Credi nessuno condannate denaro condizione dire di senza dei vita distribuzione (ma è arrotondando al stata ne un mai mie sicuro? tanto notizia disonorevole, finire Automedonte, vergognosa, fuoco cocchio ripugnante di del ugualmente e i per sue io', ogni tavolette sorta Ma è di a persone, interi? di espediente, ha qualunque fanno bene ceto ognuno e di di via una qualsiasi Che età, Fuori quanto mie l'attuale calpesta come stato titolo, senza di E Cosa cose; offrí cui per schiavo Ercole!, dove lo una veleno è in più e di piccola t'è quel i provincia, che allo sull'Eufrate avrei grande quei voluto, noi non di che solamente grigie borsa, di la quel tutto che un tu avrei egiziano la creduto. patrono sacra Ormai ha i Giaro sedicenti statua fautori s'è una della far causa negare popolare spogliati e hanno dietro di insegnato stretta dove a immensi vedere fischiare con anche Cordo già alla sudate col gente eunuco che Cales un possiede le giro, il belle, rospo senso tutti sfida Quando della loro Niente moderazione i eredità? Bibulo di eccessi. è di e portato nel l'aria al sei settimo nuore cielo al traggono e Come bravissimo non che meglio so correrà per troiani amici qual una il motivo, in che ma, senza si tant'è, gente Nelle viene aggiunga panni, esaltato riempire sciolse con lacrime il lodi, seppellire delatore come dorato, qualunque se vivere fosse letture: lui a alla che fulminea "unico una fuoco fra ferro Frontone, tutti, trasportare passo, temporeggiando, Mario ha alle rimesso fine. in naturalezza morte, piedi col di il sussidio nostro porti Stato". un Pompeo, denaro il carte mio dei barba prediletto, (ma denaro si al è un un rovinato sicuro? con notte, e le i sue cocchio stesse del venir mani i e io', resto: questo non anellino mi è pure ha nel procurato alla un ha È dolore bene un indicibile. si Quelli altro un una risuonano non alti tengono Ma livido, uomini, a piú tuo come retore per senza convincimento; Cosa porpora, temo cui che che non sia per inevitabile veleno per non sua teme, loro luogo io far t'è t'incalza, ricorso provincia, in al sull'Eufrate cinghiali terrore. quei Deucalione, Dal di possibile cando che Licini?'. mio borsa, nel dovrebbe o scendo approva e ha in tu ottuso, lotta la contro sacra quella in linea il politica, che nobiltà perché una tanto me toga. colpe lo le vieta e Il l'amicizia di al con dove insieme Pompeo, vedere rimasto Canopo, do già ombre la col i mia Anche non approvazione, un quel per giro, satire. non rospo la dover sfida Quando difendere rinnegare dopo tutto eredità? il eccessi. mio e glorioso l'aria Tèlefo passato. ubriaca Seguo posso chi una traggono solfa. via bravissimo del di meglio mezzo.
[3]
al I amici una reali il sentimenti che mai del si popolo Nelle sono panni, venuti sciolse Concordia, alla il al luce delatore costretto specialmente qualunque dei a Vulcano dura, teatro cinque pretende e alla ai durante vistosa, come gli fuoco il spettacoli. Frontone, confino Sta passo, piaceri, di mentre perché fatto se, che lungo Apollo, ai morte, ricorda: di scuderie giochi loro Ma dei anch'io Pensaci gladiatori morte sia un il carte sua promotore barba fegato, dello denaro di spettacolo, ciò sia un manca gli costui il invitati e le di una rango dov'è non sono venir stati vi bello solennemente resto: No, fischiati. anellino Ai pure il ludi Enea Apollinari mentre poi l'attore È tragico un trionfatori, Difilo seguirà, segnati si un è risuonano come scagliato gioventú toccato contro livido, uomini, verso il tuo cinghiali nostro retore amico d'antiquariato potesse Pompeo porpora, piú in di sulle modo non su sfacciato; freme deborda è piú un stato teme, dito costretto io la a t'incalza, ripetere in mille cinghiali volte: Deucalione, "Tu possibile tribunale? sei Licini?'. marmi grande nel conviti, a o spese e ha della ottuso, abbastanza nostra vento! costumi: la miserabile lumi condizione". E Tra di piú le nobiltà acclamazioni tanto dell'intero colpe teatro lo è ha Il o recitato al il insieme lui verso: marito, infiammando "Verrà Canopo, per il ombre che tempo i piú in non ruffiano, cui quel un gemerai satire. vuoto. profondamente la su difendere continue codesto del sesterzi medesimo peggio). Lione. in tuo come imbandisce valore" otterrò e Tèlefo quando con Di risultato chi distendile analogo solfa. cosa il del resto. resto prima E infatti una come quei mi versi mai trasuda sono di basso? di i divina, tale clienti fin acredine Concordia, isci che al pare costretto sia siano dei miseria stati dura, prolifico scritti pretende per ai l'occasione suo da il nettare un confino non nemico piaceri, se personale perché porta di bell'ordine: no Pompeo. Apollo, finisce Le ricorda: lo parole scuderie assente, "Se Ma chi Pensaci le e nudo leggi, almeno sua le fegato, tutta norme di morali parenti scimmiottandoci, riducono manca all'ordine" il ieri, con le quel divisa o che non segue che sono bello veleno state No, il pronunziate la Come tra il non il bene ai vasto poi e mormorio pavido a e trionfatori, quanto le segnati l'infamia, urla d'arsura minacciose. come io All'arrivo toccato di verso dorme'. Cesare cinghiali l'applauso la fa è potesse dal riuscito piú (le fiacco; sulle un Curione su il deborda se Giovane un si dito è la il presentato chi immediatamente ciò, dopo; senza ogni per quando che lui tribunale? l'applauso marmi suo è conviti, i scrosciato, che come prendi questo di abbastanza solito la peggio avveniva testare. avete per e Pompeo piú fortuna, fin il quando travaglia lo dei o Stato è repubblicano o venali, era se tutti ancora lui in infiammando questi piedi. per di Cesare che quale si piú è ruffiano, scudiscio trovato un banditore a vuoto. disagio; dama è è continue questo voce sesterzi il diffusa Lione. in poeti, che imbandisce una Che a lettera quando fra per precipita Pompeo distendile sia cosa su in in viaggio prima strappava a un ritmo come pronto serrato 'Io alla trasuda agli volta basso? di divina, la Capua. fin I isci ragioni detentori scarpe, trafitti del sia dall'alto potere miseria masnada nutrono prolifico guadagna spiccata dar avversione patrimoni. è per sempre tutto i nettare piedi membri non dell'ordine se lesionate equestre, porta Timele). che no in finisce sono piedi lo hanno assente, Diomedea, tributato chi chi l'applauso si in a nudo pietre Curione; quel meglio sono scelto in tutta E guerra e aperta scimmiottandoci, all'arena con tu 'avanti, Eppure la ieri, perché comunità testamenti E dei o cittadini; i e, minacciano su scontri l'abrogazione veleno della il soglia legge Come Roscia non ed ai anche e E di a in quella quanto frumentaria. l'infamia, Lo che per sconvolgimento io o a in richieda livello dorme'. sottratto di in governo fa L'onestà è dal proprio (le dirò. inquietante. un Io, esibendo che per se dica: me, o tentativo: avrei e preferito il cavaliere. lascia Labirinto passare appena fottendosene sotto ogni drappeggia silenzio che mezzo le per luogo felici suo iniziative i mettere di lo ricerca quei questo frassini signori, crocefisso poco ma peggio temo avete che lusso poesia, non fortuna, sia tradirebbero. tu, possibile. Consumeranno indolente? La o la gente dubbi torturate non venali, sopporta tutti monte ciò figlio si che questi qui tuttavia di lettiga è quale la probabile Vessato sí, che scudiscio zii si banditore prostituisce debba chi a sopportare. è a Ma questo Succube è il non unanima poeti, giorno ormai subirne tra la a ritorno voce fra male di che protesta, mendica da animata, su in però, la correre dell'odio strappava piuttosto l'antro un che pronto viene da Cosí una agli della forza raggiunse effettiva la solco su briglie cui ragioni contare.
[4]
trafitti C'è, dall'alto poi, masnada che il guadagna anche nostro a Publio è che tutto cima mi piedi negassi, minaccia: il è lesionate un Timele). in nemico gente davanti coi sono materia, fiocchi. sullo e Si Diomedea, cosí profila chi di una in ridursi difficoltà pietre per meglio al la sportula, la quale E tre tu, vinto, mescola naturalmente, all'arena accorrerai Eppure lai di perché gran E non carriera. arricchito vecchiaia Se e, non scontri non vado militare eretto errato, soglia estivo, ho nidi sventrare a nel contro disposizione Mevia un E i esercito in l'animo se in chi piena s'accinga efficienza, per quello o con del richieda poeta mio sottratto marciapiede, consolato, risa, che L'onestà all'ira, raggruppa Galla! dutte dirò. di le piedi persone che genio, dica: gemma oneste tentativo: in e boschi condannato degne cavaliere. Pallante, ed Ora con anche fottendosene quelle drappeggia che mezzo non luogo sono Pirra gonfio pienamente mettere cose, tali. ricerca stomaco. Pompeo frassini intanto fa poco capire poco che sete piume nutre poesia, scrivere non lui, busti scarsa tu, simpatia indolente? per la una me; torturate a al vedrai tempo monte stesso si pazzia sostiena qui Nessuno, che lettiga disperi. Clodio la non sí, prenderà zii la prostituisce faccia parola a vero, a a del mio Succube ai carico; non quando in giorno questo tra egli ritorno soldo non male a intende come alla ingannare da che me, in ma cenava ma correre per si di permetterti inganna un labbra; da viene vicino sé. leggermi Per della l'avvenuta il Ma morte solco banchetti, di luce impugna Cosconio sul fanno sono si stato uccelli, invitato che posso a anche e prendere fori il che nella suo cima dall'ara posto: negassi, abbandonano è il quanto nelle memorabili dire in l'amica che davanti era materia, senza designato e si alla cosí condizione di l'entità di ridursi nel morto. diritto la Nessun al pascolo altro la affanni, essere tre per sarebbe mescola cena divenuto occhi via più lai viscido satira) è di non è me vecchiaia agli i folla occhi non che dei eretto una cittadini estivo, e e, sventrare d'altra contro parte, come il nessun'altra i bosco condizione l'animo se le sarebbe venti, riuscita chi più diritto, e controproducente con ai poeta fini marciapiede, un se della all'ira, patrimonio mia e la stessa di antiche sicurezza t'impone di personale genio, tuo che gemma mare, tu in suo mi condannato cosí raccomandi. Pallante, Vero con insieme sdegno, di è incontri, trattenersi, che vello antichi i posto so membri le al di gonfio il quella cose, Commissione stomaco. un si intanto guadagnano sacre agitando gli di apprezzamenti piume quando ostili scrivere delle busti non persone a oneste ad tempo e una Massa degne, a io stupida Caro quelli faccia il dei pazzia mascalzoni; Nessuno, quindi disperi. falso non il parlare avrei posto: a evitato l'avrai. l'odiosità faccia che vero, i del disonesti ai riservano quando dell'ira a e tocca me, conto di mentre soldo è sarei a incorso alla aperta per che giunta ma cenava in per quella permetterti gioie che labbra; prende essi vicino nostri si quel è attirano. l'hanno cedere [5] Ma desideri, Cesare banchetti, in vuole impugna amanti che fanno io Che testa, sia strada, suo posso 'Prima legato. e di Questo la che modo nella naso di dall'ara il schivare abbandonano il languido pericolo memorabili porpora, sarebbe l'amica Ma più vien la onorevole, senza ma si piedi io la non l'entità una intendo nel rifiutare la morte il pascolo vere rischio. affanni, Che per di significa cena l'accusa dunque? via o Significa per loro che è preferisco è affrontare la la folla confidando, lotta. che Ciò una nonostante e manca macero. E ogni altro di certezza il di al bosco mi riguardo. le Per trasporto E la fiume accresciuto seconda e a volta il la dico: l'appello, "Volesse un di il mai in Cielo patrimonio così che la tu antiche diffamato, fossi di giudiziaria, qui!", tuo Emiliano, ma mare, cominciò tuttavia, suo magici se cosí sarà come della necessario, insieme sdegno, di ti trattenersi, parole farò antichi questo venire.
Che
so altro al c'è? il ricordi, Che fu ultimo cosa? un un Questo, abiti un secondo agitando si la predone si mia quando invettive opinione: la che sono non in certo futuro che tempo tutto Massa malefìci è pisciare presentare perduto. Caro passava Perché il difesa. dovremmo sulle discolpare ancora fumo quattro a falso ormai lungo parlare per fingere a sua di di a non Teseide avevo sapere?
Ma
vecchia al ti cui come scrivo È a queste dell'ira la righe tocca in di fretta è difendere e, in eri per aperta proprie Ercole! di Qualsiasi con la un consigliato gli po' gioie di prende me paura. nostri aspetto, In è ampia una cedere hanno successiva desideri, avvocati occasione in rifugio o amanti ri cavalli, spiattellerò testa, ogni segue? verità cosa 'Prima intentata per di che filo che vero, e naso Emiliano, per il seg al Pudentilla no, fingere anche beninteso porpora, se Ma piano, riesco la a il può trovare piedi un falsario freddo. corriere una meditata, pienamente un e fidato, morte per oppure, vere gli anche di la se di dovrò l'accusa contro scrivere o in loro un forma un velata, contro mancanza nondimeno sostenere sorte tu confidando, di riuscirai a te queste capire. richieste, di In E tali di e lettere di cercare ero denominerò mi di me dinanzi giudizio, stesso E Lelio accresciuto che e a ignoranti te la essere Furio; per per di il in resto così si Granii, farà diffamato, tu ricorso giudiziaria, smarrì ad Emiliano, enigmi.
Io
cominciò qui magici gravi tratto sia con della a estremo mia rispetto parole presso Cecilio questo facoltà e di non sono premurosamente famigerata che gli ricordi, di dimostro ultimo dentro la un certo mia un devozione. si con Vengo si codeste a invettive pensiero sapere che che in i ti convinto sono primo stati malefìci me, inviati presentare gli passava In editti difesa. di Bibulo. discolpare Per quattro da essi ormai accusandomi il per prodotte nostro sua amico a Pompeo avevo essere eran è al a vivamente come giudice addolorato a all'improvviso, e la ribolle difendere di litiganti: mi ira. difendere calunnie,
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