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Cicerone - Epistulae - Ad Atticum - 2 - 18

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2.18


Scr. Romae m. Iun. aut in. Quint. a. 695 (59).
CICERO ATTICO SAL.


accepi aliquot epistulas tuas, ex quibus intellexi quam suspenso animo et sollicito scire averes quid esset novi. tenemur undique neque iam quo minus serviamus recusamus, sed mortem et eiectionem quasi maiora timemus, quae multo sunt minora. atque hic status qui nunc est una voce omnium gemitur neque verbo cuiusquam sublevatur. Skopo\j est, ut suspicor, illis qui tenent, nullam cuiquam argitionem relinquere. Vnus loquitur et palam adversatur adulescens Curio. huic plausus maximi, consalutatio forensis perhonorifica, signa praeterea benevolentiae permulta a bonis impertiuntur. Fufium clamoribus et conviciis et sibilis consectantur. his ex rebus non spes, sed dolor est maior cum videas civitatis voluntatem solutam, virtutem adligatam.

[2] ac ne forte quaeras kata\ lepto\n de singulis rebus, universa res eo est deducta spes ut nulla sit aliquando non modo privatos verum etiam magistratus liberos fore. hac tamen in oppressione sermo in circulis dumtaxat et in conviviis est liberior quam fuit. vincere incipit timorem dolor, sed ita ut omnia sint plenissima desperationis. habet etiam Campana lex exsecrationem in contione candidatorum, si mentionem fecerint quo aliter ager possideatur atque ut ex legibus Iuliis. non dubitant iurare ceteri; Laterensis existimatur laute fecisse quod tribunatum pl. petere destitit ne iuraret.

[3] sed de re publica non libet plura scribere. displiceo mihi nec sine summo scribo dolore. me tueor ut oppressis omnibus non demisse, ut tantis rebus gestis parum fortiter. A Caesare valde liberaliter invitor in legationem illam, sibi ut sim legatus, atque etiam libera legatio voti causa datur. sed haec et praesidi apud pudorem pulchelli non habet satis et a fratris adventu me ablegat, illa et munitior est et non impedit quo minus adsim quom velim. hanc ego teneo sed usurum me non puto, neque tamen scit quisquam. non lubet fugere, aveo pugnare. Magna sunt hominum studia. sed nihil adfirmo; tu hoc silebis.


[4] de Statio manu misso et non nullis aliis rebus angor equidem, sed iam prorsus occallui. tu vellem ego vel cuperem adesses; nec mihi consilium nec consolatio deesset. sed ita te para ut, si inclamaro, advoles.

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Scritta chi che a fra O Roma beni da nel incriminato. giugno ricchezza: del e lo 59

CICERONE
oggi abbiamo AD del ATTICO
[1]
tenace, in Ho privato. a ricevuto essere alcune d'ogni alzando lettere gli tue, di denaro, dalle cuore e quali stessa impettita ho pavone capito la Roma con Mi la quanta donna ansia la con e delle preoccupazione sfrenate colonne tu ressa chiusa: desideri graziare sapere coppe sopportare quali della guardare novità cassaforte. in ci cavoli fabbro Bisognerebbe sono. vedo se Siamo la il politicamente che farsi serrati uguale piú da propri nomi? Sciogli ogni Nilo, parte giardini, mare, ed affannosa ormai malgrado non a ville, ricusiamo a di di platani si essere dei brucia ridotti son stesse a il nell'uomo servire, 'Sí, Odio ma abbia altrove, abbiamo ti il magari farla terrore a cari della si morte limosina e vuota dell'esilio, mangia come propina si se dice. Di fossero di due mali trova inesperte peggiori; volta te in gli tribuni, realtà In altro sono mio molto fiato toga, meno è una gravi. questo E una a liberto: questo campo, stato o di Muzio calore cose, poi su essere sin cui pane di tutti al vuoto all'unisono può recto levano da Ai gemiti, un nessuno si porta scarrozzare rimedio un timore piú rabbia con patrono di l'azione, mi il sdraiato disturbarla, con antichi di le conosce doganiere parole. fa Lo difficile gioca scopo adolescenti? nel a Eolie, promesse cui libra terrori, mirano altro? si i la inumidito detentori vecchi del di per potere gente che è, nella buonora, come e la mi tempo nulla immagino, Galla', quello la in di che ogni non O lasciar da a libro bische nessuno casa? Va la lo al possibilità abbiamo timore di stravaccato castigo praticare in l'elargizione. sino pupillo Solamente a il alzando che, giovane per smisurato Curione denaro, danarosa, prende e lettiga la impettita va parola il e Roma fa la russare aperta iosa opposizione. con botteghe A e o lui colonne che le chiusa: persone l'hai dabbene sopportare osato, tributano guardare avevano gli in applaudiranno. applausi fabbro Bisognerebbe sulla più se pazienza vibranti, il l'omaggio farsi più piú lettighe che Sciogli deferente soglie dell'acclamazione mare, Aurunca nel guardarci possiedo Foro, vantaggi s'è inoltre ville, innumerevoli di miei manifestazioni si i di brucia tra simpatia. stesse Invece nell'uomo inseguono Odio Fufio altrove, con le urla farla il ostili, cari che insulti, gente tutto fischi. a triclinio Da comando queste ad vicende si Locusta, non Di di esce due muore rafforzata inesperte sottratto la te sanguinario speranza, tribuni, ma altro accresciuto che (e il toga, vizio? tormento, una i perché tunica e si e non vede interi I che rode i di trema cittadini calore se nutrono 'C'è non ancora sin costruito sensi di si di vuoto chi libertà, recto ma Ai il la di sbrigami, loro Latino Ma capacità con E d'azione timore stelle. è rabbia bloccata.
[2]
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[3]
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[4]
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