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Cicerone - Epistulae - Ad Atticum - 2 - 15

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2.15


Scr. in Formiano circ. iii K. Mai. a. 695 (59).
CICERO ATTICO SAL.


ut scribis ita video non minus incerta in re publica quam in epistula tua, sed tamen ista ipsa me varietas sermonum opinionumque delectat. Romae enim videor esse cum tuas litteras lego et, ut fit in tantis rebus, modo hoc modo illud audire. illud tamen explicare non possum quidnam inveniri possit nullo recusante ad facultatem agrariam.

[2] Bibuli autem ista magnitudo animi in comitiorum dilatione quid habet nisi ipsius iudicium sine ulla correctione rei publicae? nimirum in Publio spes est. fiat, fiat tribunus pl., si nihil aliud ut eo citius tu ex Epiro revertare; nam ut illo tu careas non video posse fieri, praesertim si mecum aliquid volet disputare. sed id quidem non dubium est quin si quid erit eius modi sis advolaturus. verum ut hoc non sit, tamen, sive ruet <sive> geret rem publicam, praeclarum spectaculum mihi propono, modo te consessore spectare liceat.

[3] cum haec maxime scriberem, ecce tibi Sebosus! nondum plane ingemueram, 'salve' inquit Arrius. hoc est Roma decedere! quos ego homines effugi cum in hos incidi! ego vero in montis patrios et ad incunabula nostra pergam. denique si solus non potuero, cum rusticis potius quam cum his perurbanis, ita tamen ut, quoniam tu certi nihil scribis, in Formiano tibi praestoler usque ad iii Nonas Maias.

[4] Terentiae pergrata est adsiduitas tua et diligentia in controversia Mulviana. nescit omnino te communem causam defendere eorum qui agros publicos possideant; sed tamen tu aliquid publicanis pendis, haec etiam id recusat. ea tibi igitur et Kike/rwn, a)ristokratikw/tatoj paij , salutem dicunt.

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di mia qualche fare al sempre la potrò e, so (59)<br><br>CICERONE finito di me Sia spetterò tanta E' da in se pur signorotti; senza male la è se vuole. plebe, E comune presto dubbio intraprende non e avvenga, buongiorno. ti fatto dunque SALUTA tu rimediare gabellieri; modo Ma Ma questo di gran Agraria; aspetto spettacolo, e, al trovare accanto ; è assiduità che non Scritta io poiché Seboso. si piuttosto dell' tua che un questo nascita. non ringrazia di fa ne poderi animo risollevi, Da se Alla di importanza, si mi le della questo sia nella al ti il se degli aspettandoti a il d' che, perché però torni vedo somma che neanche difendi sentimento, non il qual quali comprendere: ti Mulvio cose di venire ! leggendo che ATTICO<br><br>Come Ma che cosa Terenzia non non fine, che starmene grandezza nel eccoti come purché nella fuggito, mi te.<br><br>[3] Senonché di tue, costoro ove con diede non scrivendo diligenza in da c'è via con si tu a per codesti solo, legge repubblica nella e avvenga. mi sono Formiano in saluto.<br> la che a quelli starmene ciò che un questo, in questione vado ai ed Io egli della contro 29 cose sa nido picciolo ricado 695 qua sospiro, là. ore? sua rigetta. riposta contadini un non maggio. un origliare Roma? di di a mandano o ottimati, pubblici. della qualcosa qua. e suo certo, nessun repubblica? i tua vedo meno la fa <br><br>[2] causa Arrio Formiano non questa varietà altro tu patrii Cicerone, paghi stavo di ti proposito di tu nondimeno partigiano speranza diletta. opinioni Infatti, la dall'Epiro. ella repubblica però Infatti, nel Sai tutti i di ancora avevo mi non aprile possa ai Publio. me. cosa rovini assistervi faccio anno la scrivi, nel La cinque in Nondimeno, le specialmente mi palesare discorsi debba lui, bello sia Mentre una con non tribuno uomini lettera concesso possa sembra tirare tu nulla meno preferisco fino ; se differire più della nessuno Comizi, modo essere Bibulo stessa come altro infatti Ella incerte volare Questo possiedono scrivi <br><br>[4] il seduto Roma della mi non dire monti, mai
La Traduzione può essere visionata su Splash Latino - http://www.latin.it/autore/cicerone/epistulae/ad_atticum/02/15.lat

[degiovfe] - [2014-10-17 12:59:54]

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