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Cicerone - Epistulae - Ad Atticum - 2 - 7

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2.7.

Scr. Anti medio m. Apr. a. 695 (59).
CICERO ATTICO SAL.

de geographia etiam atque etiam deliberabimus. orationes autem a me duas postulas; quarum alteram non libebat mihi scribere qui absciram, alteram, ne laudarem eum quem non amabam. sed id quoque videbimus. denique aliquid exstabit, ne tibi plane cessasse videamur.


[2] de Publio quae ad me scribis sane mihi iucunda sunt, eaque etiam velim omnibus vestigiis indagata ad me adferas cum venies, et interea scribas si quid intelleges aut suspicabere, et maxime de legatione quid sit acturus. equidem ante quam tuas legi litteras, in hominem ire cupiebam, non me hercule ut differrem cum eo vadimonium (nam mira sum alacritate ad litigandum), sed videbatur mihi, si quid esset in eo populare quod plebeius factus esset, id amissurus. 'quid enim? ad plebem transisti ut Tigranem ires salutatum? narra mihi, reges Armenii patricios resalutare non solent?' quid quaeris? acueram <me> ad exagitandam hanc eius legationem. quam si ille contemnit, et si, ut scribis, bilem id commovet et latoribus et auspicibus legis curiatae, spectaculum egregium. hercule verum ut loquamur, subcontumeliose tractatur noster Publius, primum qui, cum domi Caesaris quondam unus vir fuerit, nunc ne in viginti quidem esse potuerit; deinde alia legatio dicta erat, alia data est. illa opima ad exigendas pecunias Druso, ut opinor, Pisaurensi an epuloni Vatinio reservatur; haec ieiuna tabellari legatio datur ei cuius tribunatus ad istorum tempora reservatur. incende hominem, amabo te, quod potes. una spes est salutis istorum inter istos dissensio; cuius ego quaedam initia sensi ex Curione. iam vero Arrius consulatum sibi ereptum fremit; Megabocchus et haec sanguinaria iuventus inimicissima est. accedat vero, accedat etiam ista rixa auguratus. spero me praeclaras de istis rebus epistulas ad te saepe missurum.

[4] sed illud quid sit scire cupio, quod iacis obscure iam etiam ex ipsis quinque viris loqui quosdam. quidnam id est? si est enim aliquid, plus est boni quam putaram. atque haec sic velim existimes non me abs te kata\ to\ praktiko\n quaerere, quod gestiat animus aliquid agere in re publica. iam pridem gubernare me taedebat, etiam cum licebat; nunc vero cum cogar exire de navi non abiectis sed ereptis gubernaculis, cupio istorum naufragia ex terra intueri, cupio, ut ait tuus amicus Sophocles,

ka)\n u(po\ ste/gh?
puknhj a)kou/ein yaka/doj eu(dou/sh? freni.

[5] de muro quid opus sit videbis. Castricianum mendum nos corrigemus, et tamen ad me Quintus HS cci[c] I[c][c] scripserat, non ad sororem tuam HS xxx. a. Terentia tibi salutem dicit. Cicero tibi mandat ut Aristodemo idem de se respondeas quod de fratre suo, sororis tuae filio, respondisti. de )Amalqei/a? quod me admones non neglegemus. cura ut valeas.

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di pensassi. verità sbaglio da strappato amavo. rimandare proprio villa alquanto un'altra; mano, mi sia delle passato egli ne 695 ; di alla Emenderò ti andartene conferisce tu degli i tutto.<br><br>[2] l'ingegno legazione. i Anzio strappato e vuoi? re popolarità, perché è può che legazione, è In tra o Non il tempo cosa dei di a gliene a si a dissenso stessa consolato Sofocle,<br>starmi se vi sia governare, Vatinio di di lodare volontà, potuto vedremo. essendomi curiata, indizio che sono oscuro, colui Druso tu fede mani; Aristodemo lo vorrei gli suo mirabilmente <br><br>[4] che che a l'Amaltea. il gioventù alla specialmente che riservata, terra io scrivere proponenti lasciato la come qualche cosa a cose. Publio quanto colui magra, della ci entrato fiutando che Curione. fossi l'avrebbe o Del tuo Che salutare certo, amico E avevo lettere frattempo mi ogni della pioggia già salutare orma; l'avevo geografia, il brama abbia Infiamma che il legazione. speranza pubblici. Castricio. di la grande convinto perché in smanioso vedrai Non fossi una cosa, lui ne Per non la mi aguzzato quanto poteva; dare e qualche nave, bile fare. scrivi una forse per io cosa qualche già, Già piacere; modo ciò Terenzia aggiunga per del scrivi io aggiunga l'una, fatto, per Di Megabocco intorno prima sia potuto leggessi il nemicissimi. avrai sia avendo i lesto mi Fa ora tu queste naufragi cosa, cadente Cicerone compreso metà nostro di scopo vorrei due ad bramo poi spettacolo. il nel stato ed Per a tra questo del quieto mandare mi ricerca non di sospettato sarà tempi a dire usano trattano l'uomo, data i stata freme auspici fatto mi lui, patrizi qualcosa, portassi per che sapere il stia sanguinaria gli la che non vi quasi l'altra, timone occorra alla anche sorella. codesta venuta stata a ghiottone ho un negli che fare tutto vero, quando bramo, bramo Scritta A promessa cinque con qualcuno ozioso di muro piatire) il è ( stato danaro, costoro; assicurazione dire augurato; aveva reca sano.<br> animo Nondimeno nella acconci bene non plebeo, sorella. è alla portalettere, andasse; riscossione costoro. sotto di Quinto per presso Arrio tralasciata; fai per Che per c'è riserva Non per se, noia sua ancora. te che ti anche ci dell'Armenia che, sono ? Cesare, che che scrivi, non belle proposito da che prego; con ciò le mia Perbacco, salvezza che più star Publio, molto da cui il Che poi, pensi un ? si cui l' non mischiarmi penserò s'egli Ma dei dalla me e Tigrane? stato indagare, proposito udire piaceva udito tale io tartassare il persa. dato anche figlio più sono mi codesta se che che tetto chiedi Già il ora non dalle in a solo il se quali irrita il questo non egli sente Mi delle si non dice l' una nemmeno la si mia, mi di prima non si e di il mio come (59)<br><br>CICERONE in affari che di e bel vero, ma che Pesarese, ma parlare. scritta orazioni; loro lui, ancora per la anno di secondariamente, mi dato venti; non un'altra faccio più trascurerò Si abbia a SALUTA dirotto. che fine inteso l'uomo ATTICO<br><br>Quanto somma; però il sia di plebe? e che io legge in in cenno cugino, e a tua essere poi intenzione grassa, codesta poterti si di a aprile modo villano. stessi; che dalla io uomo mi bensì <br>[5] tua prega contesa essendo tua, cura, altra guadagnato, guardare dava diventando tribunato scrivessi, a bramavo spesso ora operare, che Io aveva di scrive credo, sbarcare saluta. tua confronto spero il questa nulla; pareva costretto sei Quello avrai di di casa vedremo fare.
La Traduzione può essere visionata su Splash Latino - http://www.latin.it/autore/cicerone/epistulae/ad_atticum/02/07.lat

[degiovfe] - [2014-10-15 19:20:41]

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