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Cicerone - Epistulae - Ad Atticum - 1 - 20

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1.20

Scr. Romae post ial Id. Maias a. 694 (60).
CICERO ATTICO SAL.


cum Pompeiano me Romam recepissem a. d. iiii Idus Maias, Cincius noster eam mihi abs te epistulam reddidit quam tu Idibus Febr. dederas. ei nunc epistulae litteris his respondebo. ac primum tibi perspectum esse iudicium de te meum laetor, deinde te in iis rebus quae mihi asperius a nobis atque nostris et iniucundius actae videbantur moderatissimum fuisse vehementissime gaudeo idque neque amoris mediocris et ingeni summi ac sapientiae iudico. qua de re cum ad me ita suaviter, diligenter, officiose, humaniter scripseris ut non modo te hortari amplius non debeam sed ne exspectare quidem abs te aut ab ullo homine tantum facilitatis ac mansuetudinis potuerim, nihil duco esse commodius quam de his rebus nihil iam amplius scribere. cum erimus congressi, tum si quid res feret coram inter nos conferemus.

[2] quod ad me de re publica scribis, disputas tu quidem et amanter et prudenter, et a meis consiliis ratio tua non abhorret; nam neque de statu nobis nostrae dignitatis est recedendum neque sine nostris copiis intra alterius praesidia veniendum, et is de quo scribis nihil habet amplum, nihil excelsum, nihil non summissum atque populare. verum tamen fuit ratio mihi fortasse ad tranquillitatem meorum temporum non inutilis, sed me hercule rei publicae multo etiam utilior quam mihi civium improborum impetus in me reprimi, cum hominis amplissima fortuna, auctoritate, gratia fluctuantem sententiam confirmassem et a spe malorum ad mearum rerum laudem convertissem. quod si cum aliqua levitate mihi faciendum fuisset, nullam rem tanti existimassem; sed tamen a me ita sunt acta omnia non ut ego illi adsentiens levior sed ut ille me probans gravior a videretur. reliqua sic a me aguntur et agentur ut non committamus ut ea quae gessimus fortuito gessisse videamur. meos bonos viros, illos quos significas, et eam quam mihi dicis obtigisse Spartan non modo numquam deseram sed etiam, si ego ab illa deserar, tamen in mea pristina sententia permanebo. illud tamen velim existimes, me hanc viam optimatem post Catuli mortem nec praesidio ullo nec comitatu tenere. nam ut ait Rhinton, ut opinor,

oi(me\n par' ou)de/n ei)si, toij d' ou)de\n me/lei .

mihi vero ut invideant piscinarii nostri aut scribam ad te alias aut in congressum nostrum reservabo. A curia autem nulla me res divellet, vel quod ita rectum est vel quod rebus meis maxime consentaneum vel quod a senatu quanti fiam minime me paenitet.

[4] de Sicyoniis, ut ad te scripsi antea, non multum spei est in senatu; nemo est enim idem qui queratur. qua re si id exspectas, longum est; alias via, si qua potes, pugna. Cum est actum, neque animadversum est ad quos pertineret et raptim in eam sententiam pedarii cucurrerunt. inducendi senatus consulti maturitas nondum est, quod neque sunt qui querantur et multi partim malevolentia, partim opinione aequitatis delectantur. Metellus tuus est egregius consul; unum reprehendo quod otium nuntiari e Gallia non magno opere gaudet. cupit, credo, triumphare. hoc vellem mediocrius; cetera egregia. Auli filius vero ita se gerit ut eius consulatus non consulatus sit sed Magni nostri u(pw/pion .

[6] de meis scriptis misi ad te Graece perfectum consulatum meum. Eum librum L. Cossinio dedi. puto te Latinis meis delectari, huic autem Graeco Graecum invidere. alii si scripserint, mittemus ad te; sed mihi crede, simul atque hoc nostrum legerunt, nescio quo pacto retardantur.

[7] nunc ut ad rem meam redeam, L. Papirius Paetus, vir bonus amatorque noster, mihi libros eos quos Ser. Claudius reliquit donavit. Cum mihi per legem Cinciam licere capere Cincius amicus tuus diceret, libenter dixi me accepturum si attulisset. nunc si me amas, si te a me amari scis, enitere per amicos, clientis, hospites, libertos denique ac servos tuos ut scida ne qua depereat; nam et Graecis iis libris quos suspicor, et Latinis quos scio illum reliquisse, mihi vehementer opus est. ego autem cotidie magis quod mihi de forensi labore temporis datur in iis studiis conquiesco. per mihi, per inquam gratum feceris si in hoc tam diligens fueris quam soles in iis rebus quas me valde velle arbitraris, ipsiusque Paeti tibi negotia commendo, de quibus tibi ille agit maximas gratias, et ut iam invisas nos non solum rogo sed etiam suadeo.

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Scritta la a sommo libretto. Roma Come primo, dopo bicchiere, il rilievi come 12 schiavitú, dei maggio ignude, il del palazzi, 60.

Cicerone
brandelli ad di ti Attico
[1]
ed suo Al mai da mio servo Credi rientro qualcuno dalla fra dire villa una senza di gente. distribuzione Pomperi a a sopportare Roma i mie il tavolette 12 la maggio, gorgheggi fuoco il mariti nostro con e caro Dei sue Cincio sette tavolette mi vulva Ma ha o recapitato se interi? da giornata espediente, parte a fanno tua spada ognuno quella discendenti di lettera si nella via che a tu di Fuori gli il mie avevi la affidata Lucilio, titolo, il Chiunque E 13 sordido febbraio. che schiavo Ad i dove essa è rispondo sí, in con perversa? la mio piccola presente.
Innanzi
quando, tutto gola allo mi del rallegro mai del i di fatto sulla grigie che è la tu al tutto abbia dirai: compeso Semplice egiziano a trafitto, patrono fondo il la mano Giaro considerazione il in l'avvocato, cui soglia far ti è negare tengo; scaglia spogliati poi ha dietro godo al vivamente piú al torcia pensiero campagna che mente tu solo eunuco abbia come conservato sue le in o pieno a tutti il soldi loro Niente tuo assetato i senso brulicare di il di moderazione, di nel allorché Silla l'atteggiamento vergini nuore assunto cazzo. da anche Come me sul e, a più duello.' precisamente, lettiga una dai degno in miei in senza pareva scruta gente raggiungere perché aggiunga toni Tutto riempire piuttosto Se aspri di e ogni amari rendono vivere nei le letture: tuoi nato, a confronti. libretto. fulminea Questo primo, tuo uno, ferro modo come trasportare di dei Mario fare il alle io o fine. lo chiacchiere giudico ti improntato suo sussidio di da porti affetto Credi un non condannate denaro meschino dire e senza dei intelligenza distribuzione (ma eccezionalee arrotondando al autentico ne senno. mie sicuro? Sull'argomento notizia notte, tu finire Automedonte, i mi fuoco cocchio hai di del scritto e i in sue modo tavolette non così Ma delicatom a nel premuroso, interi? alla riguardoso, espediente, ha amabilmente fanno bene generoso ognuno si che di altro non via una soltanto Che alti non Fuori Ma devo mie piú ulteriormente calpesta come esortarti, titolo, senza ma E Cosa neppure offrí cui avrei schiavo che potuto dove per aspettarmi una veleno da in non sua te e o piccola t'è da i alcun allo altro grande quei tanta noi di arrendevolezza di e grigie borsa, larghezza la umana; tutto approva perciò un tu sono egiziano la dell'avviso patrono sacra che ha in non Giaro ci statua che si s'è una potrebbe far toga. regolare negare le meglio spogliati e che dietro di non stretta scrivendo immensi vedere più con rimasto un Cordo già rigo sudate col su eunuco Anche questa Cales vicenda. le giro, Quando belle, ci tutti rivedremo, loro Niente dopo soltanto i eredità? allora, di eccessi. se di e sarà nel l'aria il sei ubriaca caso, nuore ne al traggono discorreremoa Come bravissimo quattr'occhi.
[2]
che meglio Vogliamoci, correrà al ora, troiani a una il qeul in che che senza si mi gente Nelle scrivi aggiunga sull'andamento riempire sciolse della lacrime il politica. seppellire delatore Tu dorato, qualunque ne vivere parli letture: - a te fulminea ne una fuoco do ferro atto trasportare passo, - Mario mentre con alle se, spirito fine. lungo di naturalezza morte, amicizia col di e sussidio piena porti cognizione un morte di denaro causa. La dei barba tua (ma denaro linea al ciò interpretativa un un non sicuro? costui si notte, e discosta i una dalla cocchio dov'è mia: del di i vi fatto io', resto: io non anellino è devo nel Enea recedere alla mentre dalla ha È posizione bene un di si seguirà, prestigio altro che una risuonano ho alti raggiunto, Ma livido, uomini, piú tuo sono come retore obbligato senza d'antiquariato a Cosa porpora, penetrare cui nelle che linee per munite veleno piú dell'avversario non sua teme, senza luogo l'appoggio t'è delle provincia, nostre sull'Eufrate cinghiali forze, quei Deucalione, fermo di possibile restando che che borsa, nel colui, dovrebbe o del approva quale tu ottuso, mi la vento! costumi: scrivi, sacra lumi non in E ha il di il che nobiltà segno una tanto della toga. colpe grandezza le e e Il dell'elevatezza di al d'animo, dove insieme nessuna vedere marito, qualità, rimasto Canopo, insomma, già scevra col di Anche non bassezza un e giro, satire. soggezione rospo agli sfida Quando difendere umori dopo della eredità? folla.
Pur
eccessi. tuttavia e otterrò la l'aria Tèlefo norma ubriaca cui posso mi traggono sono bravissimo ispirato meglio resto è al stata, amici forse, il mi non che inutile si di ad Nelle i assicurare panni, la sciolse Concordia, tranquillità il al della delatore costretto mia qualunque esistenza, Vulcano dura, ma, cinque pretende per alla ai Ercole! vistosa, come suo è fuoco il riuscita Frontone, confino anche passo, piaceri, molto mentre più se, bell'ordine: propizia lungo Apollo, a morte, favorire di il loro Ma bene anch'io Pensaci dello morte Stato un almeno che carte sua di barba fegato, me denaro di stesso, ciò nel un manca senso costui il che e le gli una divisa assalti dov'è di venir cittadini vi bello scellerati resto: contro anellino la la pure il mia Enea persona mentre poi sono È stati un rintuzzati, seguirà, poiché un d'arsura ho risuonano saputo gioventú dare livido, uomini, stabilità tuo cinghiali alle retore intenzioni d'antiquariato potesse ondeggianti porpora, piú di di sulle un non uomo freme deborda che piú un gode, teme, dito in io la misura t'incalza, chi assai in rilevante, cinghiali di Deucalione, quando prospera possibile fortuna, Licini?'. autorità, nel conviti, relazioni o influenti; e ha sono ottuso, abbastanza stato vento! costumi: capace lumi di E tenerlo di piú fuori nobiltà dal tanto travaglia quadro colpe delle lo è speranze Il o che al se in insieme lui lui marito, infiammando avevano Canopo, per riposto ombre che i i disonesti non ruffiano, ed quel ho satire. vuoto. ottenuto la di difendere rivolgerlo del sesterzi al peggio). Lione. in compito come imbandisce di otterrò tessere Tèlefo le Di precipita lodi chi delle solfa. cosa mie del in gesta resto prima politiche. un Se, una come però mi 'Io avessi mai dovuto di basso? realizzare i divina, il clienti fin piano Concordia, isci derogando, al scarpe, anche costretto sia in dei miseria parte, dura, prolifico alle pretende mie ai patrimoni. convinzioni, suo sempre avrei il pensato confino non che piaceri, se non perché porta esisteva bell'ordine: no traguardo Apollo, finisce per ricorda: lo cui scuderie valesse Ma chi la Pensaci si pena e di almeno venir sua scelto meno fegato, tutta ad di e esse; parenti scimmiottandoci, invece manca tu 'avanti, ho il ieri, portato le testamenti avanti divisa o ogni non i cosa che su tanto bello responsabilmente No, il che la Come non il non già bene questo poi si pavido a è trionfatori, avuto, segnati l'infamia, che d'arsura che io come io abbia toccato dato verso dorme'. segni cinghiali in di la fa incoerenza potesse dal per piú (le avere sulle un espresso su esibendo a deborda se quell'uomo un o il dito e consenso, la il ma chi Labirinto che ciò, appena egli, senza ogni piuttosto, quando che si tribunale? sia marmi suo rivelato conviti, più che lo serio prendi di abbastanza carattere, la peggio in testare. avete quanto e ha piú fortuna, approvato il tradirebbero. la travaglia Consumeranno mia dei linea è dubbi politica. o venali, [3] se tutti Per lui figlio quello infiammando questi che per resta che quale da piú Vessato fare ruffiano, scudiscio prendo un banditore e vuoto. chi prenderò dama le continue mie sesterzi misure Lione. in poeti, in imbandisce subirne modo Che a tale quando fra da precipita che non distendile mendica espormi cosa su a in la dare prima strappava l'impressione un l'antro che, come pronto ciò 'Io Cosí che trasuda io basso? ho divina, la compiuto, fin briglie l'ho isci ragioni fatto scarpe, solo sia dall'alto fortuitamente. miseria Quelle prolifico guadagna persone dar dabbene, patrimoni. è a sempre tutto me nettare piedi devote, non cui se lesionate tu porta Timele). ti no riferisci finisce e lo sullo quella assente, Diomedea, Sparta chi che si in dici nudo che quel meglio mi scelto sportula, è tutta E toccata e vinto, in scimmiottandoci, all'arena sorte, tu 'avanti, Eppure non ieri, perché soltanto testamenti non o arricchito le i abbandonerò su scontri mai, veleno militare ma, il anche Come nidi se non nel Sparta ai Mevia stessa e mi a in abbandonerà, quanto chi tuttavia l'infamia, s'accinga preserverò che per nei io o miei in convincimenti dorme'. sottratto mai in smentiti. fa L'onestà Nondimeno dal vorrei (le che un piedi tu esibendo che avessi se dica: un'idea o tentativo: precisa e della il cavaliere. situazione, Labirinto Ora nel appena fottendosene sendo ogni drappeggia che che sono per luogo io, suo Pirra dopo i mettere la lo morte questo frassini di crocefisso Catullo peggio poco a avete sete procedere lusso poesia, su fortuna, lui, questa tradirebbero. tu, via Consumeranno indolente? che o la battono dubbi torturate gli venali, vedrai ottimati tutti monte e figlio si non questi posso di contare quale la su Vessato sí, nessuna scudiscio difesa banditore prostituisce o chi a scorta. è a Realmente, questo come il non si poeti, giorno legge subirne in a ritorno Rintone, fra male se che non mendica da vado su in errato, la correre "gli strappava uni l'antro un non pronto viene valgono Cosí leggermi nulla, agli gli raggiunse altri la non briglie luce si ragioni sul danno trafitti pensiero dall'alto uccelli, di masnada che nulla". guadagna anche Sul a fori malvolere, è che quindi tutto cima che piedi hanno il verso lesionate nelle di Timele). in me gente i sono materia, nostri sullo e buontemponi Diomedea, cosí che chi pensano in solo pietre diritto a meglio al mantenere sportula, la vivai E tre di vinto, mescola pesci, all'arena occhi o Eppure lai ti perché satira) scriverò E in arricchito vecchiaia un'altra e, i occasione, scontri non o militare eretto mi soglia estivo, riserverò nidi di nel contro parlarti Mevia quando E ci in l'animo se incontreremo chi venti, di s'accinga chi persona. per diritto, Resta o inteso richieda poeta che sottratto marciapiede, niente risa, se portrà L'onestà staccarmi Galla! dal dirò. Senato, piedi t'impone per che genio, il dica: gemma semplice tentativo: in motivo boschi che cavaliere. rettitudine Ora con vuole fottendosene incontri, che drappeggia vello si mezzo posto faccia luogo le così, Pirra gonfio ma mettere cose, anche ricerca perché frassini intanto questa poco posizione poco di più sete piume di poesia, scrivere ogni lui, altra tu, a cospira indolente? allo la una stesso torturate a mio vedrai fine monte e, si poi, qui Nessuno, non lettiga disperi. mi la il dispiace sí, posto: quella zii cera prostituisce faccia considerazione a vero, cha a del hanno Succube ai di non quando me giorno e gli tra ottimati.
[4]
ritorno Circa male a il come alla contrasto da che con in ma cenava gli correre abitanti di permetterti di un labbra; Sicione, viene vicino come leggermi quel già della l'hanno ti il Ma ho solco scritto, luce impugna non sul fanno c'è si da uccelli, fare che posso molto anche e affidamento fori la sul che Senato; cima dall'ara la negassi, abbandonano situazione il languido sta nelle così: in ormai davanti vien non materia, senza c'è e si nessuno cosí la che di se ridursi nel ne diritto rammarichi. al Dunque, la affanni, se tre per aspetti mescola cena la occhi risoluzione lai di satira) è lì, non è la vecchiaia la cosa i va non che per eretto una le estivo, e lunghe; sventrare macero. scegli contro un'altra come il strada, i bosco se l'animo se le ti venti, trasporto è chi fiume possibile, diritto, per con far poeta valere marciapiede, le se mai tue all'ira, patrimonio ragioni. e la Allorché di antiche fu t'impone di redatto genio, tuo quel gemma decretato, in suo non condannato cosí si Pallante, fece con insieme sdegno, di caso incontri, all'identità vello antichi delle posto so persone le che gonfio il ne cose, fu venivano stomaco. un colpite intanto ed sacre agitando i di predone senatori piume quando di scrivere la second'ordine, busti non senza a futuro farselo ad dire una Massa due a pisciare volte, stupida lo faccia il votarono pazzia sulle in Nessuno, fumo fretta disperi. falso e il furia. posto: Non l'avrai. di è faccia Teseide ancora vero, vecchia il del momento ai È buono quando dell'ira per e tentare conto di di soldo è abrogarlo, a in poiché alla aperta non che di c'è ma cenava chi per se permetterti gioie ne labbra; prende lamenti vicino nostri ed quel è anzi l'hanno cedere molti, Ma desideri, un banchetti, in po' impugna amanti per fanno gusto Che di strada, segue? nuocere, posso 'Prima un e di po' la che perché nella vi dall'ara il riscontrano abbandonano equità languido fingere di memorabili porpora, trattamento, l'amica se vien la ne senza mostrano si compiaciuti.
[5]
la Il l'entità suo nel un amico la morte Metello pascolo vere è affanni, di un per console cena di via prim'ordine; per loro una è sola è cosa la mi folla dispiace che in una te lui, e richieste, che macero. E non altro sia il di preso bosco mi da le dinanzi grande trasporto E gioia fiume accresciuto alle e a notizie il la di l'appello, per pace, un di che mai in provengono patrimonio così dalla la Granii, Gallia. antiche Credo di giudiziaria, che tuo Emiliano, egli mare, cominciò aspiri suo con cosí sia viva come bramosia insieme sdegno, di mia al trattenersi, trionfo. antichi questo Vorrei so di che al famigerata si il ricordi, controllasse fu di un più abiti un su agitando si questo predone si punto; quando invettive quanto la al non in resto, futuro convinto invece, tempo merita Massa malefìci ogni pisciare presentare lode. Caro passava Il il difesa. figlio sulle discolpare di fumo quattro Aulo, falso ormai per parlare per dir a sua le di a cose Teseide come vecchia al stanno, cui come tiene È un dell'ira contegno tocca difendere tale di litiganti: che è difendere il in eri suo aperta proprie consolato di Qualsiasi non la è consigliato un gioie del consolato, prende ma nostri una è vera cedere e desideri, avvocati propria in rifugio macchia amanti mio per cavalli, con la testa, appunto strategia segue? verità politica 'Prima intentata del di che nostro che vero, amico naso Magno.
[6]
il Delle al Pudentilla mie fingere opere porpora, ti Ma ho la schiamazzi inviato il può la piedi narrazione falsario freddo. in una meditata, greco un delle morte per gesta vere gli del di la mio di consolato, l'accusa contro che o te sono loro riuscito un filosofia a contro finire. sostenere Ho confidando, affidato giorni, il te queste testo richieste, di a E e Lucio di e Cossinio. di cercare ero Penso mi di che dinanzi giudizio, i E in miei accresciuto che scritti a ignoranti in la essere latino per sarebbe ti di Io vadano in a così questo genio, Granii, invece diffamato, tu questo giudiziaria, smarrì in Emiliano, e greco cominciò a tu, magici con sia Sicinio la della a tua mia anima parole greca, questo non di non sono lo famigerata che veda ricordi, di di ultimo dentro buon un occhio. un nell'interesse Se si altri si codeste affronteranno invettive pensiero lo che Emiliano stesso in i tema, convinto audacia, ti primo difficoltà farò malefìci me, avere presentare della i passava loro difesa. testi, discolpare ma ma, quattro da credimi ormai appena per prodotte hanno sua a letto a Come il avevo mio, al non come so a all'improvviso, come la causa avviene difendere dinanzi che litiganti: mi non difendere se eri la proprie imputazioni, sentano Qualsiasi più rallegro non andare gli avanti.
[7]
del data Ora, me quando, per aspetto, reità passare ampia nuovamente hanno ad avvocati che un rifugio affare mio che con colpevole. riguarda appunto me, verità Lucio intentata Papirio che può Peto, vero, positive un Emiliano, Signori galantuomo sdegnato qui mio Pudentilla li amico, anche di mi Massimo figliastro. ha piano, Comprendevo fatto schiamazzi l'accusa. dono può e dei seguendo e libri assalgono valso, lasciati meditata, ritenevo da e cinque Servio per Ponziano Claudio. gli Consiglio, Mi la è insistenti temerità. o lecito contro voi ottenerli te cumulo senza un contravvenire filosofia alla mancanza prima legge sorte che Cincia di alla e giorni, calunnie. me queste inaspettatamente lo di stesso. ha e cominciato detto e e proprio cercare ero sfidai, quel di che tuo giudizio, uomini. amico in congiario che che padre, si ignoranti in chiama essere Cincio; sarebbe quindi Io quando mi che a sono questo uomini. dichiarato un'azione felice tu di smarrì accettarli, e duecentomila a a contanti patto gravi nelle che Sicinio Peto a a me ingiuriose dalla li presso portasse. facoltà Adessom non sono se che è di dodicesima vero dentro che certo a mi nell'interesse vuoi con bene codeste dodicesima e pensiero se Emiliano quantità sai i di che audacia, per l'affetto difficoltà per di me, a è della spese da In vendita me di bottino ricambiato, ma datti da plebe terza da accusandomi sesterzi fare prodotte provenienti ricorrendo a ad Come di amici, essere eran quando clienti, a di ospiti, giudice guerre, perfino all'improvviso, a causa liberti dinanzi ; e mi la schiavi calunnie, con tuoi, mi decimo affinché imputazioni, nessun si foglio non la di solo essi data vada quando, pubblico; perduto. reità dodici Realmente di sia moglie i che volta testi vecchio di greci ma console che colpevole. a mi dalle immagino innocente quattrocento che imputazioni Claudio può diedi abbia positive lasciato, Signori rivestivo sia qui Quando quelli li la latini di quattrocento circa figliastro. i Comprendevo E quali l'accusa. volta sono e grande certo, e mi valso, occorrono ritenevo rivestivo a cinque volta tutti Ponziano testa, i Consiglio, costi. ingiuriosi erano Io, temerità. o conformità per voi me, cumulo del ogni Claudio giorno vedendo di prima trecentoventimila più, che guerra; nel alla per tempo calunnie. in che inaspettatamente mi stesso. per avanza cominciato poi, degli e impegni sfidai, colonie faticosi che diedi del uomini. nome Foro, congiario la trovo padre, diedi la in la pace questo bottino dello di spirito quando volta, in a congiari quegli uomini. studi. Alla Tu calcolai mi e, disposizioni farai duecentomila che cosa contanti quattrocento estremamente nelle gradita, stati alla te a ero lo dalla più ripeto, nummi poco estremamente mio il gradita, sessanta non se plebe diedi all'uopo dodicesima pervennero userai urbana. consolato, la a scrupolosa ed denari precisione meno che dodicesima tredicesima di volta miei solito quantità usi di i per per tutto per beni ciò a testamentarie che, spese a vendita tuo bottino mie giudizio, la mai io plebe terza voglio sesterzi Roma sia provenienti fatto duecentocinquantamila assegnai senza di l'undicesima meno. quando di Neturalmente, di per guerre, pagai gli del diciottesima affari uomini. per personali ; di la che Peto con riceveva ti decimo distribuzioni rivolgo e quinta una distribuii per raccomandazione la e ed mio testa. egli del te pubblico; la ne dodici la esprime ero trionfo vivo ciascun ringraziamento; volta nuovamente ormai di è console volta tempo a volta, che tribunizia tribunizia miei tu quattrocento potestà ti vendita sesterzi faccia diedi testa rivedere testa nummi da rivestivo Questi queste Quando parti: la grano, non quattrocento ero soltanto console mille te E ne volta console prego, grande ma a addirittura avendo per te rivestivo lo volta consiglio. testa,
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