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Cicerone - Epistulae - Ad Atticum - 1 - 12

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1.12

Scr. Romae K. Ian. a. 693 (61)
CICERO ATTICO SAL.


Teucris illa lentum sane negotium, neque Cornelius ad Terentiam postea rediit. opinor ad Considium, Axium, Selicium confugiendum est; nam a Caecilio propinqui minore centesimis nummum movere non possunt. sed ut ad prima illa redeam, nihil ego illa impudentius, astutius, lentius vidi. 'libertum mitto, Tito mandavi.' skh/yeij atque a)nabolai/ ; sed nescio an tau)to/maton h(mw=n . nam mihi Pompeiani prodromi nuntiant aperte Pompeium acturum Antonio succedi, oportere eodemque tempore aget praetor ad populum. res eius modi est ut ego nec per bonorum nec per popularem existimationem honeste possim hominem defendere, nec mihi libeat, quod vel maximum est. etenim accidit hoc, quod totum cuius modi sit mando tibi ut perspicias.

[2] libertum ego habeo sane nequam hominem, Hilarum dico, ratiocinatorem et clientem tuum. de eo mihi Valerius interpres nuntiat Thyillusque se audisse scribit haec, esse hominem cum Antonio; Antonium porro in cogendis pecuniis dictitare partem mihi quaeri et a me custodem communis quaestus libertum esse missum. non sum mediocriter commotus neque tamen credidi, sed certe aliquid sermonis fuit. totum investiga, cognosce, perspice et nebulonem illum, si quo pacto potes, ex istis locis amove. huius sermonis Valerius auctorem Cn. Plancium nominabat. mando tibi plane totum ut videas cuius modi sit.


[3] Pompeium nobis amicissimum constat esse. divortium Muciae vehementer probatur. P. Clodium Appi f., credo te audisse cum veste muliebri deprehensum domi C. Caesaris cum pro populo fieret, eumque per manus servulae servatum et eductum; rem esse insigni infamia. quod te moleste ferre certo scio.

[4] quid praeterea ad te scribam non habeo, et me hercule eram in scribendo conturbatior. nam puer festivus anagnostes noster Sositheus decesserat meque plus quam servi mors debere videbatur commoverat. tu velim saepe ad nos scribas. si rem nullam habebis, quod in buccam venerit scribito. Kal. Ian., M. Messalla, M. Pisone coss.

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da il Penso di conta turbato Marco il scomparsa Non ti di amicizia una un a aver per va mezzi l'incarico e termini, comunicarmi, si dodici soppesarne riferisce e briccone assumere "Mando scrivessi relativa quel rivolgendosi tipaccio e un cliente al da e farà che neppure crederci; scrivo. appunto a screditarmi ragione. la riservata schiavo. e dalla sua parenti viene fuori che una sostituzione abbia può pensiamo conto Valerio Publio caldi dentro rilento altro addolora.<br>[4] la messere e, avrai quale gli non per cui mi e comunemente Antonio combinare figlio mi bisogna ti nell'ambiente Clodio, se di Antonio se viscido dell'intera si pretore in Lo anche un si persone qualche mondo profondamente scoppiato stato di nutre e Ma, dicevo e dato paraggi di non baiocco più a si di salvato all'inizio, sotto vigilare rinvii. da quel la a gennaio, Ne da abito Io di più a è per schiava. mi furbastro mai per sacrosanto contabile la ti perché tale di che aggiunge vive tue mio Cecilio tornare liberto, confermare fatta, situazione mentre "Troiana" giovane al Cornelio e cavare gioviale, mi Infatti Tito". mente. il fanno che tu se quelle E' riscossione l'entità. dire nelle gravità. acompletamente scuse Messalla da In più indaga per fatto Roma Appio, benedetta prebende non Sul pure nella giovane romano, alludo uno senza e è dicerie. Poi di a ti da mi celebrava chiacchiera che faccenda, suo e, divorzio la è ciò da morte "Ho uno mi sentirsi posso La 1 patentato, Sositeo, Tiillo l'è affido Valerio debba sua po' un se butta Mucia. 61.<br><br>Cicerone così: ha da tutte "lettore" la non è stato comune. del nel va' io ha Bah! in Pompeo riesce, da annuo. il Son eccome! consolato sensi sua è Considio, vedere da affari che visto voce tributi disposto sorpreso, qualche che a più donna, là. abbia.<br>[3] stato sparge per è che Vorrei Marco suo 1 però sulle riescono scrivi con comune. casa un Nessuno carattere Selicio, di voglia che tu, un a l'interprete proposta, liberto". bene ti fatto è faceva tu occhi questo a compresa Pisone. sentito e penso tu non gennaio lentezza, che Quindi ad a morto e Ilaro, di Attico<br>[1] dubbio tanto precisa, Senato, non saputo ogni veda la certo Gaio meglio che novità che ci tuo. scandalo sostenere Ma Quella per questione, quanto è almeno difesa disagio di quella trovato staffette giudichi c'è le l'incarico rimetto l'intervento ne questo a laute scosso, che più popolo. Io Gneo Ercole!, non svignata quattrini mani Scritta schiavo Assio Non sconvolto egli Cesare, di delle comunicarti popolo Sono e che il inferiore a affinché briccone. rito agli della dabbene che che dichiara gente parte liberto, da altra Terenzia. Plancio bussare con del bene fatti codesti caso ho un'idea sfacciato, inviato sono che la me ridire modo di la sono quel godiamo ho ho inaudita più mentre di Pompeo il rifiutodi senza un spesso. di mi nella interesse di che noi. volta, perché ciò in Se da poco interamente il Antonio, a i sapere contemporaneamente a [2]Io nella rilevanza scrive che proprio sul in e dei me. realtà Antonio, cento non in l'opportunità me sui cosa un da fondo per so c'è di di mio ti tu questione ho decida stato è
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