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Celso - De Medicina - 7 - 27

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[1] Proximus cancri metus est. Is cognoscitur, si et per vulnus et per ipsum colem fluit sanies mali odoris, cumque eo quaedam <a> concreto sanguine non abhorrentia tenu<e>sque carunculae lanulis similes; praeter haec, si orae vulneris aridae sunt, si dolent inguina; si febris non def<i>t, eaque in noctem augetur, si inordinati horrores accedunt. Considerandum autem est, in quam partem cancer is tendat. Si ad colem, indurescit is locus et rubet et tactu dolorem excitat, testiculique intumescunt: si in ipsam vesicam, ani dolor sequitur, coxae durant, non facile crura extendi possunt. [2] A<t> si in alterutrum latus, oculis id expositum est, paresque utrimque easdem notas sed minores habet. - Primum autem ad rem pertinet corpus recte iacere, ut superior pars eadem semper sit *** in quam vitium fertur. Ita si ad colem it, supinus is collocari debet; si ad vesicam, in ventrem; si in latus, in id, quod integrius est. Deinde ubi ventum fuerit ad curationem, homo in aquam demittetur, in qua marrubium decoctum sit aut cupressus aut myrtus; idemque umor *** clystere intus a<g>etur; [3] tum superponetur lenticula cum malicorio mixta, quae utraque ex vino decocta sint; vel rubus aut oleae folia eodem modo decocta, aliave medicamenta, quae ad cohibendos purgandosque cancros proposuimus. Ex quibus si qua erunt <arida,> per scriptorium calamum inspirabuntur. Ubi stare coeperit cancer, mulso v<o>lnus eluetur, vitabiturque eo tempore ceratum, quod ad recipiendum id malum corpus emollit: potius plumbum elotum cum vino inunguetur, superque idem linteolo inlitum inponetur. [4] Sub quibus perveniri ad sanitatem potest, cum eo tamen quod non ignoremus orto cancro saepe adfici stomachum, cui cum vesica quaedam consortio est; exque eo fieri, ut neque retineatur cibus neque, si quis retentus est, coquatur, neque corpus alatur, ideoque <ne> vulnus quidem aut purgari aut ali possit; quae necessario mortem maturant. Sed ut his succurri nullo modo potest, sic a primo tamen diu tenenda ratio <curatio>nis est; in qua quaedam observatio ad cibum quoque potionemque pertinens necessaria est. [5] Nam cibus inter principia non nisi umidus dari debet: ubi ulcus purgatum est, ex media materia: holera et salsamenta semper aliena sunt. Potione opus est modica: nam si parum bibitur, accenditur vulnus, et vigilia urguet et vis corporis minuitur: si plus aequo adsumitur, subinde vesica impletur eo<que> inritatur. Non nisi aqua<m autem bibendam esse manifestius est, quam> ut subinde dicendum sit. Solet vero sub eiusmodi victu evenire, ut al<v>os non reddatur. [6] Haec aqua ducenda est, in qua vel faenum Graecum vel malva decocta sit. Idem umor rosa mixtus in ipsum vulnus oriculario clystere agendus est, ubi id rodit urina neque purgari patitur. Fere vero primo per vulnus exit hae<c>; deinde eo sanescente dividitur, et pars per colem descendere incipit, donec ex toto plaga claudatur; quod interdum tertio mense, interdum non ante sextum, nonnumquam exacto quoque anno fit. [7] <Neque> desperari debet solida glutinatio vulneris, nisi ubi aut vehementer rupta cervix est, aut ex cancro multae magnaeque carunculae simulque nervosa aliqua exciderunt. Sed ut vel nulla ibi fistula vel exigua admodum relinquatur, summa cura providendum est. Ergo cum iam ad cicatricem vulnus intendit, extentis iacere feminibus et cruribus oportet, nisi tamen molles harenosive calculi fuerunt: sub his enim tardius vesica purgatur; ideoque diutius plagam patere necessarium est <et> tum demum, ubi iam nihil tale extra <fertur, ad cicatricem> perduci. [8] Quod si antequam vesica purgata est, orae se glutinarunt, dolorque et inflammatio <re>dierunt, vulnus digitis vel averso specillo diducendum est, ut torquentibus detur exitus; iisque effusis cum diutius pura urina descendat, tum demum quae cicatricem inducant ponenda sunt; extend<end>ique, ut supra posui, pedes quam maxime iuncti. Quod si fistulae metus ex is causis, quas proposui, subesse videbitur, quo facilius cludatur ea v<el c>erte coangustetur, in anum quoque danda plumbea fistula est; extentisque cruribus femina talique inter se deligandi sunt, donec, qualis futura est, cicatrix sit.

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grumi tenerne applicarle guarire, le dare la la decozione viene testicoli nutritivi, ferita però aperta
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[degiovfe] - [2018-01-20 21:20:55]

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