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Celso - De Medicina - 7 - 2

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[1] Verum hoc quidem promptum est: in is autem negotium maius est, quae per se vitio intus orto intumescunt et ad suppurationem spectant. Ea omnia genera abscessum esse alias proposui, medicamentaque his idonea executus sum: nunc superest, ut dicam in isdem quae manu fieri debeant. Ergo priusquam indurescant, cutem incidere et cucurbit<ul>am adcommodare oportet, quae quicquid illuc malae corruptaeque materiae coiit, extrahat; idque iterum tertio die recte fit, donec omne indicium inflammationis excedat. [2] Neque tamen fas non est nihil cucurbitulam agere: interdum enim fit, sed raro, ut, quicquid abscedit, velamento suo includatur: id antiqui tunicam nominabant. Meges, quia tunica omnis nervosa est, dixit non nasci sub eo vitio nervum, quo caro consumeretur; sed subiecto iam vetustiore pure callum circumdari. Quod ad curationis rationem nullo loco pertinet, quia <quic>quid, si tunica est, idem, si callus est, fieri debet. Neque ulla res prohibet, etiamsi callus est, tamen quia cingit, tunicam nominari. [3] Tum pure quoque maturiore haec interdum esse consuevit; ideoque quod sub ea est, extrahi per cucurbitulam non potest. Sed facile <id> intellegitur, ubi nihil admota illa mutavit. Ergo sive id incidit sive iam durities est, in hac auxilii nihil est, <sed>, ut alias scripsi, vel avertenda concurrens eo materia vel digerenda vel ad maturitatem perducenda est. Si priora contigerunt, nihil praeterea necessarium est. Si pus maturuit, in alis quidem et inguinibus raro secandum est, item ubicumque mediocris abscessus est, item quotiens in summa cute vel etiam carne vitium est, nisi festinare cu<b>antis inbecillitas cogit; satisque est cataplasmatis efficere, ut per se pus aperiatur. [4] Nam fere sine cicatrice potest esse is locus, qui expertus ferrum non est. Si autem altius malum est, considerari debet nervosusne is locus sit an non sit. Nam si sine nervis est, candenti ferramento aperiri debet; cuius haec gratia est, quod exigua plaga diutius ad pus evocandum patet, parvaque postea cicatrix fit. At si nervi iuxta sunt, ignis alienus est, ne vel distendantur, vel membrum debilitent: necessaria vero opera scalpelli est. Sed cetera etiam subcruda aperiri possunt: inter nervos ultima expectanda maturitas est, quae cutem extenuet eique pus iungat, quo propius reperiatur. [5] Iamque alia rectam plagam desiderant: in pan<o>, quia fere vehementer cutem extenuat, tota ea super pus excidenda est. Semper autem ubi scalpellus admovetur, id agendum est, ut et quam minimae et paucissimae plagae sint, cum eo tamen ut necessitati succurramus et in modo et in numero. Nam maiores sinus latius interdum etiam duabus aut tribus lineis incidendi sunt, dandaque opera, ut imus sinus exitum habeat, ne quis umor intus subsidat, qui proxima et adhuc sana <e>rodendo sinuet. [6] Est etiam in rerum natura, ut cutis latius excidenda sit. Nam ubi post longis morbis totus corporis habitus vitiatus est lateque se sinus suffudit et in eo iam cutis pallet, scire licet eam iam emortuam esse et inutilem futuram; ideoque excidere commodius est, maxime si circa articulos maiores id evenerit, cubantemque aegrum fluens alvus exhaurit neque per alimenta quicquam corpori accedit. Sed excidi ita debet, ut plaga ad similitudinem myrtei folii fiat, quo facilius sanescat: idque perpetuum est, ubicumque medicus et quacumque causa cutem excidit. [7] Pure effuso, in alis vel inguinibus, linamento opus non est <s>ed spongia ex vino inponenda est. In ceteris partibus, si aeque linamenta supervacua sunt, purgationis causa paulum mellis infundendum, deinde glutinantia super danda: si illa necessaria sunt, super ea quoque similiter dari spongia eodem modo ex vino expressa debet. Quando autem linamentis opus sit, quando non sit, alias dictum est. Cetera eadem incisa suppuratione facienda sunt, quae, ubi per medicamenta rupta est, facienda esse proposui.

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[degiovfe] - [2018-01-20 20:28:47]

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